Solo il 47% delle aziende si fida della propria capacità di proteggere i dati dopo un attacco, mentre crescono gli investimenti e i workload legati all’intelligenza artificiale

cloud privato - infrastrutture per l’AI

Le aziende stanno investendo nelle infrastrutture AI, ma non si fidano sempre dei propri ambienti cloud quando si tratta di resistere a un attacco informatico. A confermarlo è una recente ricerca di Wasabi dal titolo Cloud Storage Index 2026.

Il report, basato su un sondaggio condotto su 1.700 responsabili IT di aziende in tutto il mondo, evidenzia un disallineamento tra la crescita dell’IA nelle imprese e il livello di preparazione di base nella protezione dei dati. I risultati mostrano che, a livello globale, solo il 47% delle organizzazioni è fiducioso di riuscire a mantenere operativi e inalterati i dati nel cloud pubblico dopo un attacco informatico (39% in Italia), in un contesto in cui il 44% ha subito nell’ultimo anno un attacco che ha causato la perdita di accesso ai dati nel cloud pubblico (41% in Italia).

Allo stesso tempo, l’IA sta assumendo un ruolo sempre più importante nella sicurezza aziendale. Secondo il report, il 53% delle organizzazioni a livello globale utilizza oggi l’IA in modo specifico per il monitoraggio e il rilevamento delle anomalie. Percentuale che scende al 44% in Italia. Questo cambiamento si riflette anche nel modo in cui le aziende proteggono gli asset legati all’IA: il 91% dichiara di eseguire il backup dei dati e delle applicazioni AI in produzione, dato analogo in Italia, dove si attesta al 92%, mentre il 68% esegue il backup degli ambienti AI di test e sviluppo, quota che sale al 72% in Italia.

A livello globale, encryption e replication restano le funzionalità di sicurezza del cloud pubblico più utilizzate, entrambe al 32%, a indicare che molte organizzazioni continuano a fare affidamento su controlli fondamentali nonostante l’aumento dell’impatto degli attacchi. In Italia, invece, al primo posto si collocano le funzionalità integrate per il rilevamento dei dati personali identificabili (PII) e per la conformità normativa, con il 40%, seguite da replication al 36% ed encryption al 31%. Il 63% delle organizzazioni a livello globale utilizza oggi l’immutabilità, quota che raggiunge il 65% in Italia.

I dati indicano un momento cruciale per la resilienza delle imprese. Le infrastrutture AI stanno crescendo rapidamente, ma gli incidenti informatici che colpiscono i dati nel cloud sono in aumento. Con l’accesso al cloud che continua a essere interrotto dagli attacchi informatici e i workload AI che moltiplicano i volumi di dati, il divario tra investimenti aziendali e fiducia nella resilienza resta un rischio significativo. Di conseguenza, le aziende sono spinte a superare la difesa perimetrale adottando un approccio alla resilienza e alla protezione dell’integrità dei processi di ripristino.

 

Metodologia
Wasabi ha affidato all’agenzia indipendente di ricerche di mercato Vanson Bourne uno studio dedicato allo storage cloud. La ricerca ha coinvolto 1.700 decision maker IT con un ruolo di responsabilità nelle scelte di acquisto di storage su cloud pubblico all’interno della propria organizzazione in Australia, Canada, Francia, Germania, India, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Regno Unito, Stati Uniti e Singapore.

L’indagine si è svolta tra novembre e dicembre 2025 e ha preso in considerazione organizzazioni con oltre 100 dipendenti, attive in tutti i comparti del settore pubblico e privato. Le interviste sono state realizzate attraverso un rigoroso processo di selezione e screening su più livelli, per garantire l’inclusione esclusiva di profili pienamente idonei alla partecipazione.