
Il 2026 si prospetta come un anno fortemente incentrato sulla connessione e sulla cultura, soprattutto per la Generazione Z. In questo scenario, il successo dei brand dipenderà dalla loro capacità di trasformare momenti condivisi in vere e proprie community, convertendo i trend culturali in concrete opportunità di crescita.
A sostenere questa evoluzione contribuiranno certamente l’intelligenza artificiale e nuove tecnologie innovative, che promettono di aprire nuove possibilità creative e che consentono ai marketer di operare con rapidità e su larga scala. Tuttavia, in un contesto in cui l’accesso all’IA sarà sempre più diffuso, questo diventa un requisito minimo. Per questo, il 2026 premierà i marchi capaci di utilizzare la tecnologia come leva distintiva, valorizzando gli spazi sia online sia offline, in cui le persone interagiscono realmente. Ci si aspetta quindi un aumento di brand impegnati nel cosiddetto “marketing per le chat di gruppo”, attraverso attivazioni imperdibili, touchpoint di rilievo culturale e una creatività sempre più incentrata sull’essere umano.
Ma quali sono i trend che definiranno questo nuovo equilibrio tra tecnologia, cultura e relazione umana, e che i brand dovranno intercettare per restare rilevanti?
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I marketer intercetteranno la Generazione Z negli spazi che questa preferisce
La Generazione Z continua a rappresentare un target difficile da raggiungere per molti brand. Ciò che rende i consumatori della Generazione Z così speciali è anche ciò che continua a mettere in difficoltà i marketer: il loro comportamento non può essere suddiviso in maniera netta per canali, perché si muovono nel mondo in modo completamente diverso, vivendo esperienze digitali e reali simultaneamente. Sebbene siano una generazione fluida, sono anche i più ricettivi verso i marchi che li sanno incontrare e coinvolgere in maniera autentica e rilevante in queste occasioni.
Nel 2026 i brand più efficaci saranno quelli che allineeranno gli investimenti a questo comportamento. Stiamo già assistendo a un passaggio dalla ricerca delle impression ad attività dove l’attenzione risulta naturale e meritata. Dalle mappe alla realtà aumentata, fino alle esperienze immobiliari “chat-led” e alle attivazioni nel mondo reale pensate per connettersi direttamente con loro, queste esperienze rendono la connessione più semplice, più umana e più solida. È qui che la Generazione Z è veramente coinvolta con le aziende ed è qui che vedremo le migliori performance da parte dei marchi quest’anno.
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Crescere nell’anno dei momenti culturali
Il 2026 sarà un anno caratterizzato anche da momenti culturali determinanti, dalla Coppa del Mondo FIFA alle Olimpiadi invernali. E mentre i brand cercheranno senza dubbio sponsorizzazioni e posizionamenti premium con i titolari dei diritti, le aziende che vedranno una crescita reale e un ritorno sull’investimento saranno quelle che riconosceranno dove si riunisce effettivamente la maggior parte del loro pubblico potenziale: ovvero all’interno delle community online e offline che si formano attorno a questi eventi.
Per la Generazione Z, questi momenti sono ben lontani dall’essere semplici occasioni di visione passiva. Sono esperienze culturali condivise e partecipative. Questa generazione prende parte alla conversazione, celebra le vittorie, esprime la propria identità e rimane strettamente connessa ai creator e alle community che le stanno a cuore. Questi momenti fortemente emozionanti rappresentano opportunità strategiche rare e preziose per i brand di interagire con autenticità, empatia e mettendo in campo valori profondi.
Quest’anno sarà competitivo per gli inserzionisti, ma il vero successo non deriverà semplicemente dalla pubblicazione di annunci pubblicitari tra un momento saliente e l’altro o dall’inserimento di loghi nelle trasmissioni. Deriverà dall’incontrare il pubblico esattamente dove si trova, nei momenti che contano, con esperienze significative e native della piattaforma prescelta.
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L’intelligenza artificiale porterà in primo piano le relazioni umane
Nel 2026 l’intelligenza artificiale accelererà quasi ogni fase del processo pubblicitario, dalla pianificazione e ottimizzazione alla produzione creativa e di contenuti. Tuttavia, il segnale più chiaro che riceviamo dalla community pubblicitaria è che l’efficienza da sola non sarà un fattore di differenziazione. Con l’evoluzione dell’intelligenza artificiale, i risultati migliori saranno ottenuti dai brand che utilizzeranno l’efficienza per reindirizzare le energie verso ciò che i consumatori richiedono nuovamente: una comunicazione diretta, personale e creativa. Le persone desiderano momenti autentici, non messaggi generici e certamente non campagne basate su algoritmi, ma pubblicità che riconosca l’utente che la riceve.
Su Snapchat stiamo già assistendo ai primi segni di questo cambiamento: sempre più brand stanno sperimentando format conversazionali, dialoghi aperti con i consumatori e contenuti che vedono protagonisti persone reali, in un ritorno a una pubblicità che sembra una vera interazione piuttosto che una trasmissione. Nel 2026 tutti useranno l’intelligenza artificiale, ma i brand più intelligenti la combineranno con connessioni significative, creando lavori con cui le persone vorranno trascorrere del tempo e ottenendo così risultati a lungo termine.
A cura di Snapchat



























































