Indennizzo INPS 600 euro non per tutti. Mancano 48 milioni

Indennizzo INPS 600 euro

Mancano i soldi per pagare a tutti i richiedenti l’indennizzo INPS 600 euro promesso dallo Stato italiano. A fronte di 200 milioni di euro stanziati dal decreto interministeriale Cura Italia, vi sono, soltanto per il mese di marzo, domande ammesse e non coperte finanziariamente per un valore pari a 48 milioni e 73.000 euro.

Delle 454.541 richieste arrivare al Governo fino alle ore 20 del 14 aprile per l’indennizzo INPS 600 euro,  413.455 sono state pagate mentre le altre 26.325 istanze sono in “fase di di lavorazione”. A dichiararlo è il presidente dell’Adepp (l’Associazione che riunisce 20 Enti previdenziali, cui sono iscritti 1,6 milioni di professionisti) Alberto Oliveti in una lettera inviata ai ministri dell’Economia e del Lavoro Roberto Gualtieri e Nunzia Catalfo.

Sembrerebbe pertanto che lo stato italiano stia lavorando per estendere i fondi stanziati con il Decreto Cura Italia. Ma c’è di più: nel prossimo decreto dovrebbero essere confermati ed estesi fino a giugno tutti i sostegni al reddito, dalla cassa integrazione ai congedi speciali. Si parla addirittura di introdurre il reddito di emergenza e far salire l’indennizzo INPS 600 euro per i lavoratori autonomi a 800 euro.

Ricordiamo nel frattempo che il decreto Liquidità/Imprese (DL 23 dell’8 aprile 2020) porta infatti ad escludere numerose categorie professionali dal bonus di 600 euro. Si legge infatti: “Ai fini del riconoscimento dell’indennità” di cui all’articolo 44 del DL Cura Italia, “i professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria di cui ai Dlgs 509/1994 e 103/1996 devono intendersi non titolari di trattamento pensionistico e iscritti in via esclusiva”.

Questo significa, in pratica, che l’indennità di 600 euro spetta ai professionisti non titolari di trattamento pensionistico e iscritti in via esclusiva alle Casse private.