Non dovrebbero essere “imposti” dall’alto, ma fatti nostri, sentiti e vissuti in prima persona, in modo tale che ciascuno faccia la sua parte per uscire dalla crisi

uscire dalla crisi

La crisi che oggi l’Italia e gli altri Paesi stanno vivendo non è soltanto sanitaria (mortalità: 11,40%, il 30 marzo 2020), ma anche economica e sociale con conseguenze molto significative. E’ necessario nel frattempo stringere i denti e per quanto possibile avviare una serie di strategie per riuscire a ripartite. In questa direzione Giovanni Bonini, consulente e Temporary Manager, ci spiega la sua ricetta per rialzarsi e ripartire così da uscire dalla crisi. Ce la illustra sotto forma di un vero e proprio manifesto, che si articola in 16 punti chiave. Ecco quello che ci ha detto e in che cosa consiste la soluzione proposta:

“In primo luogo, vorrei dire un grosso grazie agli imprenditori e ai cittadini che hanno dato e stanno dando una mano, con donazioni e azioni di volontariato. Quello che consiglio, per uscire dalla crisi legata al nuovo Coronavirus (ma non solo), è:

  1. Niente panico, perché il contagio si arresterà e l’economia ripartirà, in Italia e altrove: ricordiamoci il famoso “Boom” del dopoguerra. Alla fine, vedrete che nessuno morirà di fame;
  2. Era certo che quanto successo prima o poi si sarebbe verificato. Le avvisaglie c’erano già state (da tempo e per tutti, senza alcuna eccezione): SARS, MERS, il chiaro monito dell’articolo “Severe Acute Respiratory Syndrome Coronavirus as an Agent of Emerging and Reemerging Infection” (di Vincent C. C. Cheng, Susanna K. P. Lau, Patrick C. Y. Woo e Kwok Yung Yuen, Clin Microbiol Rev, ottobre 2007) e il risultato di Event 201 (fine 2019). In tutti questi casi, erano implicati dei Coronavirus. Qui non ci sono vittime della sfortuna ma persone distratte da altre priorità (il desiderio di massimizzare i profitti nel breve periodo, festival canori, concorsi di bellezza, vacanze al mare o in montagna, …). Questo vale anche per molte imprese, che non hanno saputo gestire rischi del genere semplicemente perché non li hanno neppure presi in considerazione;
  3. La Natura ha dei meccanismi di autoregolazione, che tendono a ripristinare un equilibrio dinamico. Il nostro Pianeta è “infestato” dalla specie dominante, che ha costruito un modello di Business non più sostenibile. Per questo, andrà necessariamente rivisto, dando molto più spazio allo Smart Working e al telelavoro, che consentono di ridurre le emissioni. Non è che diseguaglianza sociale, distribuzione della ricchezza, pandemia, inquinamento e surriscaldamento globale sono tutte facce della stessa medaglia?
  4. Rivedere la Supply Chain, che deve essere accorciata, affidandosi a fornitori locali. Una Supply Chain lunga ha troppi anelli che possono infragilirla, accrescendo eccessivamente i rischi: lo abbiamo visto ora;
  5. Competenze, tecniche e trasversali, e Partnership devono sostituire la minimizzazione della singola voce di costo nel breve periodo (spendere poco è facile: basta non fare alcuna cosa e il costo è 0). Stop ai finanziamenti agevolati a pioggia e alla formazione finanziata: aiutiamo soltanto le aziende meritevoli, che possono far crescere il Paese, cioè quelle che producono in Italia, investono sulle persone e le valorizzano adeguatamente (anche dal punto di vista economico), anziché sfruttarle, trattarle male e buttarle via quando non servono più. Non foraggiamo incapacità e inefficienza: così non si cresce. Riportiamoci a casa i “cervelli in fuga”, che, forse, abbiamo mandato in esilio;
  6. Scuola e Università devono essere ben più selettive, ma senza alcun numero chiuso: chiunque dovrebbe poter studiare ciò che gli piace e, senza il numero chiuso, forse adesso avremmo più medici e infermieri per fronteggiare l’emergenza;
  7. Farla finita con il Body Rental: non si vendono persone come se fossero patate o carta igienica. Non è così che si riportano le competenze al centro;
  8. Meritocrazia sì, partitocrazia no. La Conoscenza prima delle conoscenze. Occorre anche cambiare i criteri di accesso ai concorsi pubblici: l’aver già lavorato in una PA per “x” anni dovrebbe essere un aspetto secondario, non una barriera all’entrata;
  9. La situazione che stiamo vivendo è un vero e proprio Game Changer: ci può aiutare a riflettere e riscrivere le regole del gioco, per salvarci da noi stessi. Mi spiace per chi è morto (inclusi gli amici di famiglia), ma cerchiamo di vederla come un’opportunità, perché è sbagliando che s’impara e di errori ne abbiamo già commessi un bel po’;
  10. Ad agosto, tutti gli anni, il Paese si ferma. Se, una volta nella vita, facessimo le vacanze (rigorosamente a casa!) ad aprile, non sarebbe la fine del mondo, no? Anche gli albergatori, nel medio – lungo termine, ci guadagneranno, perché dobbiamo ricostruire la nostra immagine non con la discutibile condivisione di filmati sui Social, bensì risolvendo rapidamente i problemi. Chi visita la nostra Nazione deve essere sicuro di scegliere un Paese affidabile, in cui le cose funzionano bene: più fatti e meno chiacchiere;
  11. Aiutiamo lo Stato in questo momento di difficoltà, comprandone i titoli: il nostro debito pubblico deve essere nelle nostre mani, perché chi controlla il debito pubblico controlla lo Stato. Non rendiamoci ricattabili: prima o poi il debito pubblico dovrà per forza iniziare a calare;
  12. La crescita non si ottiene per legge, ma se ne possono creare le condizioni semplificando (non necessariamente digitalizzando) e riducendo la burocrazia: poche regole certe per tutti. Dobbiamo attrarre i capitali e gli investitori stranieri, che non amano l’incertezza;
  13. Seguiamo le istruzioni alla lettera: chi pensa di essere più furbo degli altri non è abbastanza intelligente da rendersi conto che così non è, anzi. Ci vuole giusto un po’ di pazienza e stare in casa è un’opportunità, forse irripetibile, per meditare e riflettere sul mondo che vogliamo lasciare ai nostri figli;
  14. COVID-19 dovrebbe segnare la fine di un’Europa che non esiste, perché è solo sulla carta, non nei cuori e nelle menti degli Europei. Non funziona? Abbandonarla no, cambiarla sì. Dal mio punto di vista, la Brexit non è stata decisa dai Britannici: si sono semplicemente tirati fuori da qualcosa che non funzionava a dovere. O lo capiamo e cambiamo l’Europa, oppure la sua fine è segnata;
  15. In ogni caso, ciò che è strategico per il Paese deve essere fabbricato in Italia: non possiamo permetterci di dipendere da qualcuno che potrebbe chiudere i rubinetti in qualsiasi momento. Chissà se, dopo questa brutta esperienza, lo capiremo una volta per tutte;
  16. Il Project Management è un po’ il vero grande assente e il nostro è un Paese in cui non si pianifica abbastanza, soprattutto in un’ottica di medio – lungo termine (pianificazione strategica): i risultati li abbiamo sotto gli occhi, quando vediamo colonne di mezzi militari portare via le salme dei nostri concittadini. Dobbiamo essere umili e trovare la forza di cambiare mentalità. Per questo, oltre a un buon Project Manager, ci serve anche un bravo Change Manager”.

Si tratta di 16 semplici punti, fra considerazioni e consigli, che possiamo e dobbiamo mettere in pratica già adesso, tutti quanti. Non serve aspettare. Di tempo ne abbiamo perso abbastanza: è ora di cambiare e ripartire sul serio.

“I 16 punti chiave per uscire dalla crisi non dovrebbero essere “imposti” dall’alto, ma fatti nostri, sentiti e vissuti in prima persona, in modo tale che ciascuno faccia la sua parte. Forse, ci aspettiamo ancora che qualcuno, magari un uomo (o una donna) forte, risolva i problemi del Paese con sorta una bacchetta magica che non ha e non può avere, perché non esiste. L’Italia tornerà a essere realmente grande quando avrà un grande popolo, cosa che richiede un vero e proprio cambiamento culturale e di visione. È il caso del tredicesimo punto, per esempio: passiamo dal Paese dei “furbi” a una Nazione di persone competenti (punti 5, 6, 7 e 8), in cui si fa strada unicamente in base ai risultati conseguiti e al modo, etico e corretto, con cui sono stati raggiunti. Dobbiamo tutti rimboccarci le maniche e lavorare sodo per ricostruire il Paese, avendo una strategia comune. Per questo, chiedo ai lettori di dare la massima condivisione a questo manifesto, per seminare e far crescere quel vento di cambiamento, culturale e valoriale, di cui abbiamo assolutamente bisogno. Non voglio che sia mio, bensì il manifesto degli Italiani. Torniamo a essere una grande Nazione: è un obiettivo a portata di mano e volere è potere” ha concluso Giovanni Bonini.