La questione della ricerca dell’identità personale è da sempre oggetto di studi e riflessioni. Nel corso della storia la letteratura riporta la presenza di personaggi che ricercano o hanno ricercato sé stessi e si sono domandati cosa fosse realmente l’identità e se si potesse concretamente definire.

Un esempio riportato già in altri testi sul Personal Branding è quello di Pirandello, nel saggio “Uno nessuno e centomila”, secondo il quale l’individuo non si comporta secondo la propria volontà, ma il suo comportamento viene influenzato dal contesto in cui si trova. Nell’esempio specifico il protagonista, Vitangelo Moscarda, entra in una crisi profonda dopo che la moglie gli fa notare un piccolo difetto del suo naso e che lui non aveva mai notato. Questo concetto viene chiaramente evidenziato nel video relativo alla pubblicità della Dove (https://tinyurl.com/yd7go4qt).

Per l’essere umano crearsi un’identità è un fatto talmente necessario da diventare involontario, senza la consapevolezza di stare per farlo.

Tutti noi cerchiamo una nostra identità e non smettiamo mai di cercarla e di affermarla, soprattutto oggi in ambienti Social. Curiamo molto la nostra foto del profilo, ciò che postiamo. Scattiamo foto che impressionino e che in un certo senso ci rappresentano, o che in un qual modo ci piacerebbe che ci rappresentassero. Condividiamo dei momenti che viviamo perché fanno parte del nostro io, sebbene non è detto che chi ci sta guardando pensi lo stesso di noi.

Potremmo riassumere la definizione di Personal Branding nell’attività con cui prima si consapevolizza e poi si struttura il proprio brand, ovvero la propria marca personale.

L’esempio più lampante che viene alla mente è quello di Steve Jobs e di Apple. Steve aveva lavorato molto sulla sua immagine e tutti oggi lo associamo non solo ad Apple, ma anche a una persona che era in grado di essere un ottimo opinion leader. Vi ricordate il bellissimo discorso che fece ai laureati di Stanford? Cercatelo su YouTube, merita di essere guardato ogni tanto.

Lui ha raccontato sé stesso, la sua storia e ha detto cose relative alla vita, conscio che la sua malattia non gli avrebbe dato scampo. È diventato un’icona e noi compriamo oggi prodotti Apple non solo perché sono validi, ma perché compriamo un’emozione, il pathos di ciò che Steve rappresentava.

Parlando di Steve Jobs, inevitabilmente associamo il suo nome alla sua azienda: Apple. Steve era la percezione, oltre che lo specchio, di ciò che rappresentava nella sua azienda.

Non sempre accade così nella realtà di tutti i giorni. Non è così scontato che voi stessi e la vostra azienda, o il vostro prodotto, siate percepiti all’esterno esattamente così come voi pensate di essere percepiti. Anzi, il più delle volte ciò che pensate di essere non è ciò che gli altri vedono di voi.

Per questo è importante lavorare anche sul proprio Personal Branding.

Personalmente posso dire di avere avuto delle esperienze in tal senso. Mi piace volare, sin da quando ero bambino volevo fare il pilota d’aereo. Purtroppo non ho avuto la possibilità di intraprendere quella carriera, sebbene sia riuscito a conseguire ugualmente l’attestato di volo in tarda età.

Solo chi riesce a coronare un sogno che coltiva fin da bambino può comprendere la gioia che si prova nel condividere ogni singola emozione con chi si ha vicino. È come quando si torna da un viaggio da sogno e lo si racconta nei minimi particolari e con la luce negli occhi a un amico o un parente.

Ogni volta che mi metto ai comandi dell’aereo inizio a scattare fotografie e video, perché poi possa ricordarmi ogni singolo attimo di quell’esperienza vissuta. E come quando si ritorna dal famoso viaggio dei sogni, posto di conseguenza le foto realizzate su tutti i miei profili Social, con tanto di descrizioni accurate; faccio questo per condividere con la mia cerchia di amici e follower la mia gioia ed esperienza, così che diventi anche la loro. Desidero fortemente che le persone a me vicine provino le stesse emozioni che ho provato anche io e che mi hanno regalato immensa felicità. Per carattere mi nutro del benessere e della gioia che riesco a infondere al prossimo. Se gli altri stanno bene in mia compagnia, essi mi danno una carica pazzesca di positività e felicità.

Nonostante ciò, sono venuto a scoprire che per alcuni questo mio modo di condividere la gioia appariva più come un mio modo per “tirarmela”, scatenando quindi invidia che spesso si è manifestata in vere e proprie aggressioni psicologiche. Vi giuro che questo fatto mi scosse pesantemente, perché travisava completamente la mia voglia di esprimere e condividere gioia. L’invidia serpeggiava tra questi individui e questo ha influito pesantemente su ciò che pensavo di essere e su come avrei dovuto approcciarmi agli altri, soprattutto sui Social.

Non dobbiamo costruire un’immagine di noi stessi che non rispecchia come siamo noi veramente, giusto per impressionare il prossimo. Saranno i contenuti che sapremo offrire al nostro pubblico e le relazioni che saremo in grado di realizzare con i nostri seguaci a renderci sempre più famosi e importanti o autorevoli.