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Roland Berger: la tecnologia guida il cambiamento

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Viviamo in un mondo estremamente difficile, dove la volatilità, l’incertezza, la complessità e l’ambiguità la fanno da padrone. Siamo nell’epoca della disruption e adeguarsi al cambiamento diventa fondamentale per non soccombere ed aprirsi ad uno scenario ricco di prospettive. Arma a nostra disposizione: la tecnologia, che rappresenta la chiave di volta per sostenere questo processo e rilanciare l’Europa a livello mondiale. Ne è convita Roland Berger, importante società di consulenza globale (nata nel 1967) che attualmente conta di 50 uffici in 34 Paesi (uno anche a Milano) con più di 2.400 consulenti e 220 partner.

Macro Trend per trainare il cambiamento

L’Italia, in questo scenario, rappresenta un caso sui generis: partita con un forte ritardo rispetto alle altre potenze mondiali, ora sta recuperando terreno. Si pensi al fatto che sono già 4.000 i robot impiegati all’interno delle nostre fabbriche. Un dato di per sé interessante e positivo, ma che se confrontato con gli 80.000 robot già operativi in Cina lascia intendere come molto sia ancora da fare.

Il cammino è dunque ancora lungo e per sostenere le imprese in questo processo Roland Berger ha sottolineato l’importanza di una strategia che non si esaurisca nel breve termine, ma che anzi guardi più in là nel tempo nella convinzione che una visione di lungo periodo aiuti le aziende a focalizzarsi sui macro cambiamenti e a prepararsi per tempo ad affrontarli. Per questo la società di consulenza ha promosso una ricerca volta ad individuare i mega trend da qui al 2030 (quattro quelli in primo piano: le dinamiche demografiche, la scarsità delle risorse, le dinamiche tecnologiche e l’innovazione e per finire la società della conoscenza), auspicando che questi diventino uno strumento di supporto nell’analisi dei cambiamenti di medio e lungo periodo e agiscano come base di appoggio per la trasformazione della nostra società così come oggi la conosciamo verso un modello di nuovo benessere.

La tecnologia è il driver del cambiamento: l’Industry 4.0

La tecnologia, come già accennato, rivestirà il ruolo di un driver determinante per la prosperità economica attesa, portandoci in uno scenario completamente nuovo di “digital economy”.

Un esempio su tutti lo fornisce il tema dell’Industria 4.0 di cui ormai sentiamo parlare da tempo e su cui anche il Governo si è espresso con la Legge Calenda per fornire tutta una serie di incentivi alle imprese che vogliono innovare. La digitalizzazione dei nostri impianti produttivi trova la massima espressione nel concetto di IIoT (Industrial Internet of Things), che si riferisce all’applicazione dell’internet degli oggetti (IoT) all’industria manifatturiera. La diffusione dell’IIoT permette di riorganizzare e rivedere radicalmente la produzione in forma integrata con la progettazione, l’organizzazione del lavoro e il controllo dei prodotti e servizi attraverso oggetti e strumenti che acquisiscono intelligenza e sono in grado di rilevare e comunicare informazioni permettendo agli esperti di intervenire in real time e perfezionare i processi produttivi, a tutto vantaggio di produttività e risparmio. Un’industria che Roland Berger prevede diventare milionaria stimando un aumento di valore aggiunto attraverso la Digital Transformation del 20-30% (pari a 1,25 miliardi di euro per settore) entro il 2025.

Il percorso delle imprese

Le imprese che sapranno quindi adeguarsi ed evolvere verso questi nuovi modelli sono destinate al successo, facendo anche da motore propulsore per la crescita del Paese. Ma perché questo avvenga si dovrà essere in grado di posizionarsi correttamente in questo nuovo territorio. Innazitutto con una posizione iniziale e un modello di business attentamente definito che costituiranno la base per tutte le decisioni strategiche. E poi rivendendo l’offerta nell’ottica di aumentare il vantaggio competitivo dei propri prodotti e servizi cercando modi per differenziare o migliorare il proprio posizionamento attraverso i servizi IIoT. Una volta decisa l’offerta la scelta per le aziende sarà quella di creare una propria piattaforma IoT piuttosto che di utilizzare quella fornita da terzi.

“Perché però tutto questo sia realtà e la trasformazione porti a un successo lungo e duraturo è fondamentale per le aziende attrezzarsi non solo da un punto di vista tecnologico, ma anche con un capitale umano qualificato e in grado di sfruttare al meglio i punti di forza della nuova tecnologia – spiega Paolo Massardi, partner di Roland Berger -. Le nostre imprese dovranno investire per colmare il gap di competenze del personale attualmente impiegato e parallelamente bisognerà andare alla ricerca di giovani talenti tecnico-scientifici specializzati negli ambiti più tradizionali (come ingegneri o personale tecnico) oppure figure completamente nuove come quella del data scientist”.

A questo proposito l’Italia si trova al 31esimo posto tra i Paesi che faticano maggiormente a reperire skill, anche se cresce la domanda di talenti in ambito STEM (Science, Technology, Engineering & Mathematics) con un incremento del tasso di occupazione del 4% (rispetto al 3% della media europea).

Digital transformation: le implicazioni in Italia

In Italia sono presenti circa 30.000 aziende, di cui 10.800 attive in ambito manifatturiero. E tra di esse solo circa 200 (220 per la precisione) superano determinati requisiti finanziari (come un volume di vendite pari ai 50 milioni di euro per ricavi superiori ai 200 milioni).

Proprio tra queste Roland Berger ha individuato un numero ridotto di realtà (comprese tra le 40 e le 80) che svolgono il ruolo del ‘Pivot’, ovvero che ricoprono il punto di riferimento nei loro rispettivi settori e che quindi sono chiamate a guidare la crescita italiana. Il futuro dell’Italia quindi poggia su pochi nomi che possiedono tutti i requisiti necessari per posizionarsi in maniera corretta dal 2020 al 2030 trascinando la locomotiva Italia.

L’Industry 4.0 e l’AI (artificial intelligence) sono le basi su cui poggia la quarta rivoluzione industriale e che porterà, per quelle aziende che sapranno coglierne le opportunità, a nuovi metodi di produzione più efficienti che possano ridurre i margini di errore, gli scarti, i tempi ecc. ma anche a migliori rendimenti del capitale investito in asset produttivi. Altro risvolto interessante è che diventano sempre meno rilevanti le economie di scala (quindi la ridotta dimensione media delle aziende italiane è un problema superabile con le tecnologie). L’Industry 4.0 sta introducendo nuovi modi di utilizzare il capitale impiegato che incrementano il valore aggiunto.

Un mondo ricco di possibilità, che non ci resta altro che esplorare.

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