Un progetto innovativo, in collaborazione con l’Agenzia spaziale europea, che combina immagini satellitari e dati raccolti dai pastori. Obiettivo: monitorare la siccità nel Sahel e guidare gli allevatori verso pascoli migliori, in un’area caratterizzata da siccità e inondazioni intense e considerata, attualmente, “epicentro” della fame

Sahel
Tempo di lettura: 3 minuti

Un messaggio radio, promosso in diverse lingue locali, che indica una nuova via ai pastori, affinché possano trovare una terra capace di nutrire il proprio bestiame. Un “bollettino” periodico che comunica ai governi locali e ai donatori le zone in cui le scorte di acqua sono quasi esaurite. Tali attività, oggi, sono possibili, in Sahel, grazie all’avvento di un “sistema di allerta precoce” basato sulla combinazione di dati e intelligenza artificiale. L’iniziativa è stata sviluppata da Azione contro la Fame in una delle regioni al mondo più colpite dalla crisi climatica ed uno degli epicentri della fame; un’area in cui 374.000 bambini soffrono di malnutrizione acuta. Il sistema, consultabile al sito www.sigsahel.info, suggerisce i punti in cui si trovano i migliori pascoli e fonti idriche e, allo stesso tempo, consente di prevenire potenziali emergenze. Quando l’allarme viene lanciato per tempo, infatti, le autorità locali e le organizzazioni possono mettere in atto misure tese, da un lato, a scongiurare una eventuale criticità futura e, dall’altro, a promuovere interventi più sostenibili dal punto di vista economico.

Si tratta di un progetto avviato, nel 2007, grazie alla collaborazione con l’Agenzia spaziale europea (ESA) – ha dichiarato Didier Verges, responsabile prevenzione e resilienza alle calamità di Azione contro la Fame -. L’idea, allora, era semplice: utilizzare il telerilevamento per monitorare, in tempo reale, lo stato della biomassa, con l’obiettivo di guidare i pastori della regione verso zone migliori in cui effettuare il pascolo. Recentemente, in collaborazione con la Banca Mondiale e la Fondazione Principe Alberto II di Monaco, abbiamo ampliato l’area di copertura del programma e migliorato gli algoritmi per integrare immagini ad alta risoluzione delle acque superficiali e delle biomasse. In 107 siti di cinque Paesi (Mali, Niger, Senegal, Mauritania e Burkina Faso] vengono raccolte informazioni ogni 10 giorni sulle condizioni dei pascoli. La necessità di ampliare le informazioni sulle aree del Sahel durante la pandemia ci ha, infine, sollecitato a collaborare con la federazione regionale delle associazioni pastorali, triplicando così il numero di siti selezionati per raccogliere le informazioni”.

Si tratta di un progetto che, oggi, assume un doppio valore per i pastori, in una regione in cui il 40% della popolazione dipende dall’allevamento. La chiusura delle frontiere a causa del Covid-19, oltre che le violenze in corso in luoghi come il nord del Mali, ha lasciato 12 milioni di persone senza cibo. Un dato senza precedenti degli ultimi dieci anni. Il “sistema di allerta precoce”, combinando e analizzando i dati, si pone un duplice obiettivo: comunicare, attraverso programmi radiofonici locali, con i pastori che hanno sempre più difficoltà a trovare acqua e foraggio, in una zona dove il deserto avanza inarrestabile; fornire alle autorità e ai donatori informazioni allo scopo di favorire risposte rapide per evitare crisi alimentari.

Il “sistema di allerta precoce” non è l’unica soluzione promossa dall’organizzazione nell’ottica di fronteggiare il cambiamento climatico nel Sahel. Azione contro la fame, presente dal 1995 in otto Paesi della regione, sviluppa altre attività: la costruzione di piccole infrastrutture idrauliche per trattenere l’acqua piovana (note come “mezzelune del deserto”), la promozione di colture più resistenti adatte anche a zone colpite dalla siccità e l’agroecologia che, insieme con la distribuzione di aiuti monetari, consentono di riattivare le economie locali, evitando così gravi crisi come quelle vissute dalla regione negli anni 2005, 2008, 2012 e 2018.