La trasformazione digitale rappresenta una leva strategica per guidare il cambiamento

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L’inizio del 2026 è caratterizzato da incertezza economica, innovazione tecnologica ed evoluzione delle competenze. Il mondo del banking dovrà farsi trovare pronto di fronte a queste sfide per bilanciare crescita e controllo dei costi, garantendo flessibilità finanziaria e trasparenza sui risultati. La trasformazione digitale rappresenta una leva strategica per guidare il cambiamento e, infatti, le banche stanno investendo risorse significative su questo fronte”. Così Luigi MastrangeloFinancial Services Industry Leader di Deloitte, commenta le sfide del 2026 per il mondo del banking su Voices, la piattaforma che ospita commenti a firma degli esperti Deloitte su temi di attualità.

L’IT assorbe già una parte della base di costo – prosegue Mastrangelo – e la spesa è destinata ad aumentare con la promozione dei servizi mobile-first e l’automazione dei processi di back-office utilizzando anche l’intelligenza artificiale. Sebbene ciò crei una pressione sui costi a breve termine, si prevede che possa generare guadagni di efficienza duraturi, in particolare per i processi che richiedono più personale”.

A proposito della digitalizzazione che sta cambiando la natura delle sinergie in scenari di fusioni e acquisizioni, Mastrangelo ha aggiunto: “Se in passato i risparmi sui costi derivavano principalmente dall’eliminazione delle filiali duplicate, adesso l’integrazione dei sistemi IT e il potenziamento delle piattaforme digitali giocano un ruolo cruciale per generare una nuova scala di riduzione dei costi, soprattutto mettendo a fattor comune l’utilizzo delle stesse piattaforme su una base clienti più ampia. Naturalmente, tali sinergie si manifestano maggiormente in caso di aggregazioni di player con business simili nel banking”.

L’opportunità complessiva risiede nella combinazione tra la tradizionale riduzione dei costi, attraverso la razionalizzazione della forza lavoro, e investimenti lungimiranti in piattaforme digitali e in intelligenza artificiale. In tale contesto, relativamente alle piattaforme digitali, l’esperto Deloitte evidenzia che molti degli intermediari finanziati utilizzano, come sistemi “core”, applicazioni informatiche con tecnologie di vecchia generazione, il che pone temi di sostenibilità del business case e di rischio di esecuzione. Ciò è particolarmente vero in Europa ed in Italia, dove i prodotti finanziari sono soggetti a diverse normative o regolamenti e gli intermediari hanno investito molto nei loro sistemi per soddisfare tali requisiti.

L’adozione diffusa dell’intelligenza artificiale ha il potenziale di innescare un cambiamento strutturale, consentendo la cancellazione, la semplificazione e la riduzione dei processi, anche attraverso l’ottimizzazione operativa. Tuttavia, l’equilibrio non è privo di sfide poiché le banche devono valutare come e quali processi rivedere effettivamente per massimizzare il ritorno degli investimenti.  Il principale trade-off nel banking è su quando avviare questa trasformazione: essere tra i primi cercando di acquisire un vantaggio competitivo rispetto agli altri player del sistema, tenendo conto anche di un possibile insuccesso, oppure osservare e iniziare a intervenire quando la tecnologia sarà ancora più matura o quando ci saranno practice di mercato più consolidate.

Come evidenziato da Mastrangelo nel suo intervento, “nel 2026 ci saranno sicuramente delle evoluzioni, soprattutto per gli intermediari con maggiore capacità di investimento. Inoltre, le ingenti spese iniziali per l’IT e la complessità dell’integrazione di nuovi sistemi o acquisizioni possono creare pressioni sui costi a breve termine, ma se gestite correttamente, queste sfide possono essere compensate dai benefici a medio termine, consentendo al settore di compensare gli oneri iniziali con operazioni strutturalmente più snelle e con costi più sostenuti”.

“Alla luce della spinta causata dalla trasformazione digitale in qualsiasi settore della nostra società – conclude Mastrangelo – non è un caso che la serie di fusioni e acquisizioni verificatesi in Italia rifletta una combinazione di posizioni patrimoniali solide e un panorama strategico in evoluzione. Il raggiungimento di una certa dimensione è sempre più necessario per finanziare grandi investimenti tecnologici e accelerare la trasformazione digitale, rendendo i guadagni in termini di efficienza derivanti dall’integrazione IT e dal back-office fondamentali quanto le sinergie di reddito. Di conseguenza, le operazioni di fusione e acquisizione ridisegneranno il sistema bancario italiano, poiché il consolidamento creerà un numero minore di operatori, ma più grandi e competitivi, favorendo guadagni in termini di scala e di efficienza e contribuendo a sostenere la redditività anche in un contesto di tassi di interesse in fase di normalizzazione. Bilanci più solidi consentiranno inoltre alle banche italiane di investire in modo conseguente nella tecnologia e nella trasformazione digitale, rafforzando le loro capacità strategiche per recitare un ruolo da protagoniste nel panorama europeo”.