
Il problema non è la mancanza talenti. Il problema è che il lavoro, così come come è stato organizzato finora, non funziona più. Le persone sono sempre meno, le competenze invecchiano più in fretta delle carriere e i modelli organizzativi non riescono più a tenere insieme produttività, tecnologia e qualità della vita.
È questa la fotografia che emerge da Future of Work Trends 2026, la nuova ricerca dell’Osservatorio di Radical HR che individua cinque trend strategici destinati a cambiare il modo in cui lavoriamo, come vengono guidate le organizzazioni e come verrà sviluppato il capitale umano nei prossimi anni.
Secondo la ricerca, il mondo del lavoro è entrato in una fase nuova e più complessa, in cui il tradizionale talent shortage, la mancanza di talenti, non basta più a spiegare le difficoltà delle aziende. Il vero nodo è una people shortage: una carenza strutturale di persone, competenze e sistemi in grado di sostenere carriere sempre più lunghe, trasformazioni tecnologiche accelerate e un equilibrio sostenibile tra performance e qualità della vita. In questo contesto, le decisioni prese oggi su organizzazione, leadership e sviluppo delle competenze avranno un impatto determinante sulla competitività futura delle imprese italiane.
La ricerca, giunta alla sesta edizione, individua cinque direttrici di cambiamento. La prima riguarda l’evoluzione della funzione HR, chiamata a superare i silos tradizionali per assumere un triplice ruolo: strategico, data-driven e tecnologico. Accanto a questo, emerge una nuova idea di leadership, non più basata sul controllo ma sulla capacità di progettare e governare il cambiamento in modo continuo, traducendo dati, insight e bisogni delle persone in scelte concrete. Centrale è poi il tema della professional longevity: carriere che non sono più sprint ma maratone, in cui employability, reskilling continuo e attenzione alle diverse fasi della vita, dalla convivenza di più generazioni al tema del caregiving, diventano elementi strutturali delle politiche HR.
Il lavoro, inoltre, smette di essere legato a ruoli rigidi e si organizza sempre più attorno alle competenze. Il Skills-Flow Model segna il superamento definitivo del paradigma build-buy-borrow e apre a ecosistemi dinamici in cui persone interne, freelance e tecnologie collaborano sui progetti in base alle skill necessarie in quel momento. A completare il quadro è la Radical Autonomy, un modello che sposta il baricentro dal controllo alla fiducia, dagli orari agli obiettivi, rendendo l’autonomia una leva strategica di responsabilizzazione e performance.
La vera novità dell’edizione 2026 è però la sfida dell’Agentic Organization. L’AI non è più solo uno strumento di supporto, ma entra a far parte a pieno titolo della forza lavoro. Persone, agenti AI e robot iniziano a collaborare all’interno delle organizzazioni come un unico ecosistema ibrido, imponendo un ripensamento profondo di ruoli, processi decisionali, cultura e governance. Non si tratta di scegliere tra tecnologia e persone, ma di progettare un nuovo modo di lavorare in cui l’intelligenza artificiale diventi una collaboratrice strategica e non una scorciatoia.
“Non stiamo vivendo una semplice crisi di talenti, ma una crisi molto più profonda del lavoro così come lo abbiamo organizzato finora. Oggi mancano persone, competenze aggiornate e modelli capaci di sostenere carriere sempre più lunghe e organizzazioni sempre più complesse. La risposta non può essere tattica o emergenziale: serve ripensare radicalmente il modo in cui guidiamo le aziende, sviluppiamo le competenze e integriamo la tecnologia. L’HR è chiamata a diventare una funzione strategica, data-driven e tecnologica, la leadership deve progettare il cambiamento invece di inseguirlo e il lavoro deve spostarsi dai ruoli alle competenze. La vera sfida del 2026 è l’Agentic Organization: organizzazioni in cui persone, intelligenza artificiale e sistemi automatizzati collaborano come un unico ecosistema. Non si tratta di sostituire le persone, ma di restituire senso, dignità e futuro al lavoro, costruendo un nuovo way of working italiano ed europeo”, commenta Alessandro Rimassa, CEO e Founder di Radical HR.
Future of Work Trends 2026 non solo offre una lettura dei cambiamenti in atto e la mancanza di talenti, ma anche chiavi concrete per trasformare i trend in scelte organizzative e strategiche. Perché il futuro del lavoro è già iniziato, e le organizzazioni che sapranno governarlo saranno quelle in grado di attrarre, sviluppare e trattenere le persone nei prossimi anni.



























































