In Italia le tecnologie di AI potrebbero contribuire a superare alcune debolezze strutturali

copia privata - soldi impatto economico dell’intelligenza artificiale - pexels
Nell’Occasional Paper “Questioni di economia e finanza” N. 1005 dal titolo “L’impatto economico dell’adozione dell’intelligenza artificiale: evidenza dalle imprese italiane“, la Banca d’Italia ha affrontato il tema dell’impiego dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane, studiandone gli effetti, in particolare, su produttività, redditività, occupazione, politiche di prezzo ed inflazione.
 
Tale analisi parte dal presupposto che spesso non è noto come le imprese integrino concretamente l’AI nei processi produttivi e gestionali, sulla base di quali fattori ne determinino l’adozione e come i cambiamenti organizzativi e nella composizione della forza lavoro si traducano in un miglioramento delle performance aziendali e in aspettative macroeconomiche.
Ebbene, secondo lo studio effettuato, l’Italia rappresenta un contesto particolarmente interessante per l’analisi di tali problematiche, avendo sperimentato una crescita debole della produttività sin dai primi anni 2000, insieme a crescenti incertezze sulla competitività di lungo periodo.
Dunque, in un simile scenario, le tecnologie di AI – che spaziano dai modelli predittivi e generativi alla robotica e agli strumenti basati sul cloud – potrebbero contribuire a superare queste debolezze strutturali.
In particolare, dall’analisi in questione emergono significativi risultati principali.
In primo luogo, nel 2024 l’adozione dell’intelligenza artificiale tra le imprese italiane con almeno 50 addetti, attive nell’industria e nei servizi privati non finanziari, risulta ancora piuttosto limitata: circa l’11% dichiara di farne già uso, mentre il 28% prevede di introdurla entro i due anni successivi. Allo stesso tempo, circa un terzo delle imprese la ritiene ancora non rilevante per la propria attività e il 27% manifesta incertezza o una conoscenza limitata circa le sue possibili applicazioni.
In secondo luogo, la dimensione d’impresa è il principale fattore predittivo dell’adozione dell’IA, in quanto le imprese più grandi dispongono di maggiori risorse finanziarie, organizzative e manageriali per integrare tecnologie avanzate. L’adozione è inoltre più diffusa tra le imprese con costi del lavoro più elevati, a conferma della funzione di efficientamento dei processi connessa all’impiego di strumenti tecnologici.
In terzo luogo, è emerso che l’introduzione dell’AI è associata ad un miglioramento sia della redditività sia della produttività del lavoro: si osserva un aumento significativo degli addetti impiegatizi e una riduzione di quelli operai, con un conseguente spostamento verso mansioni a più alta qualificazione. Ciò riflette il fatto che l’AI sostituisce i compiti routinari e al contempo fornisce un supporto complementare per il lavoro ad alta qualificazione.
In quarto luogo, l’adozione dell’AI incide anche sulla determinazione dei prezzi e sulle aspettative macroeconomiche delle imprese. In particolare, le imprese che utilizzano tali tecnologie prevedono incrementi più contenuti dei propri prezzi di vendita, in linea con i guadagni di efficienza attesi, che contribuiscono a ridurre le pressioni inflazionistiche.
Infine, a livello macroeconomico, le imprese che adottano strumenti di AI prevedono tassi di inflazione significativamente più bassi nel medio-lungo periodo.
Le implicazioni macroeconomiche e di policy
Sebbene questi risultati riflettano principalmente aspettative a livello d’impresa, mostrano meccanismi attraverso cui la diffusione dell’AI potrebbe, nel tempo, esercitare pressioni disinflazionistiche anche a livello macroeconomico.
In conclusione, con il progressivo diffondersi dell’impiego dell’intelligenza artificiale, diventa cruciale approfondirne gli effetti di lungo periodo sul mercato del lavoro, in particolare per quanto riguarda la redistribuzione delle mansioni e la nascita di nuove competenze. Parallelamente, per coglierne appieno le implicazioni macroeconomiche – soprattutto in relazione all’andamento dell’inflazione e alla competitività dei diversi settori – sarà necessario integrare le evidenze a livello d’impresa con analisi di tipo strutturale e modelli macroeconomici più ampi.
Da ultimo, per stabilire l’effettivo impatto economico dell’intelligenza artificiale, un ruolo centrale sarà svolto dalle politiche pubbliche, come gli incentivi alla digitalizzazione, nel sostenere l’adozione dell’AI: tali interventi potranno infatti orientare strategie efficaci per accelerare l’innovazione tecnologica e attenuare i vincoli strutturali ancora presenti.
Di Antonio Ferraguto, Partner, Elisa Varisco, Senior Associate di La Scala Società tra Avvocati