
Il cloud computing sta entrando in una nuova era. Entro il 2030 il mercato globale raggiungerà 1,5 trilioni di dollari – più del doppio rispetto ai 675 miliardi stimati per il 2025[i] – e sarà policentrico, sostenibile e specializzato. Le economie di scala verranno sostituite dalle economie di controllo – sui dati, sulla latenza e sulle risorse GPU – e il valore strategico risiederà nella capacità di governare complessità.
Secondo Klecha & Co. – che dedica a questa rivoluzione il suo ultimo Insight Report “The end of the Cloud as we know it” – siamo all’inizio della “Federated Era” del Cloud (2025–2035) in cui infrastrutture orchestrate da sistemi AI garantiranno interoperabilità tra diversi player: hyperscaler per carichi massivi e archiviazione a lungo termine, cloud sovrani per settori regolamentati e operatori edge per applicazioni ad elevata sensitività di latenza.
“Nei prossimi dieci anni, assisteremo alla nascita di un sistema planetario distribuito, adattivo e federato. La creazione di valore si sposterà dal possesso delle risorse all’orchestrazione intelligente: vincerà chi saprà governare la complessità di un ecosistema diffuso, eterogeneo e regolamentato – sottolinea Stephane Klecha, Founder e Managing Partner di Klecha & Co. che aggiunge – In questa nuova era il Cloud non è più soltanto un’infrastruttura tecnologica: è un tema di sicurezza nazionale, una leva economica strategica e un’infrastruttura critica, paragonabile all’energia e al capitale. Le nazioni competeranno quindi sul terreno della sovranità digitale, per la capacità di addestramento AI e controllo delle reti di calcolo. Il nuovo tessuto federato favorirà interdipendenza resiliente piuttosto che autarchia e la geografia economica si ridisegnerà: regioni e nazioni con sovranità digitale forte e accesso energetico sostenibile diventeranno hub strategici dell’economia digitale multipolare”.
A trainare la rivoluzione nel settore del cloud concorrono 8 forze:
1. Carico di lavoro da Intelligenza Artificiale – L’IA consuma quasi la metà di tutti i cicli di calcolo, costringendo a una riprogettazione architettonica basata sulla prossimità dei dati e la densità di potenza.
2. Economia della latenza – Applicazioni real-time, dalla guida autonoma ai servizi finanziari ad alta frequenza, AR/VR e digital-twin necessitano di prossimità fisica tra calcolo e dati per una latenza minima. Questo spinge verso una distribuzione dei nodi edge, più vicini agli utenti finali, rendendo obsoleta la centralizzazione pura dei datacenter hyperscaler. Ridurre la latenza non solo migliora le performance ma diminuisce anche i costi di uscita cloud fino al 50%. La latenza diventa quindi una vera e propria valuta, una variabile non solo tecnica ma anche economica che guida la localizzazione dei nodi edge e la segmentazione dei datacenter in zone specializzate ad alta densità di GPU.
3. Super Roling CapEx – L’AI costringe gli hyperscaler a rinnovare le flotte GPU ogni due-tre anni generando il cosiddetto “rolling CapEx”: investimenti continui per rimanere competitivi – con CapEx complessivo stimato a oltre 480 miliardi di dollari entro il 2028 – a fronte di ritorni marginali decrescenti: Morgan Stanley prevede che il ritorno aggregato sul capitale investito (ROIC) degli hyperscaler nelle infrastrutture di AI rimarrà sotto l’8 percento fino al 2027, rispetto al 18–22 % dell’era SaaS.
4. Sovranità e regolamentazione – Leggi come il GDPR, iniziative europee come GAIA-X e analoghi programmi in USA, Asia e Medio Oriente stanno spingendo verso la creazione di cloud “sovrani”, locali e conformi a regole nazionali. La frammentazione non è solo tecnica, ma politica: il cloud diventa terreno di competizione tra stati e blocchi geopolitici. E la conseguente frammentazione normativa – orientata sempre più alla tutela dei dati e alla loro conservazione su territorio nazionale – ridefinisce il cloud globale in tessuti regionali. Si stima che i CapEx dedicati supereranno i 14 miliardi di dollari in Europa fino al 2027e che le piattaforme sovrane rappresenteranno il 20–25% della capacità cloud entro il 2030[ii], generando flussi di cassa stabili e attirando fondi infrastrutturali e private equity.
5. Vincoli energetici e sostenibili – Il calcolo guidato dall’AI porterà il consumo elettrico globale dei datacenter da 460 TWh nel 2022 a oltre 1.050 TWh entro il 2030[iii], pari al consumo odierno del Giappone. Il successo dei player cloud dipenderà dalla capacità di accesso a energia rinnovabile e infrastrutture di raffreddamento innovative e sostenibili.
6. L’emergere di Edge e Neocloud – L’elaborazione si frammenta, con edge computing e neocloud che, fungendo da snodo locale tra ecosistemi sovrani e hyperscaler globali, ottimizzano latenza e costi di uscita verso il cloud e supportano applicazioni verticali specializzate offrendo GPU dedicate.
7. Complessità multi-cloud – Il valore non risiede più nella proprietà dell’infrastruttura, ma nella capacità di orchestrare workload distribuiti tra hyperscaler, cloud sovrani e nodi edge, rispettando vincoli di latenza, regolamentazione e costi. Entro il 2027, oltre il 45% dei carichi aziendali opererà in mesh ibride orchestrate da AIi.
8. Finanziarizzazione del calcolo – L’infrastruttura diventa asset reale investibile: gli investitori guardano sempre più a megawatt e ore di GPU come metriche principali, piuttosto che ai multipli EBITDA: datacenter, edge e neocloud vengono finanziati da fondi infrastrutturali, joint venture e strumenti innovativi come sale-leaseback e token basati su GPU, esperimenti che sfumano i confini tra fintech, infrastrutture e venture capital. Emergono modelli ibridi di finanziamento che ricordano le strutture di project finance del settore energetico, a lungo termine e ancorate a rendimenti stabili e, nei cloud sovrani, di origine governativa.
Implicazioni per Investitori e Merger & Acquisition
A fronte dell’evoluzione in corso il mercato globale delle infrastrutture cloud ed edge sfiorerà 1,5 trilioni di dollari entro il 2030: gli hyperscaler manterranno il ruolo di fornitori wholesale e continueranno a crescere portando i ricavi a 930 miliardi di dollari (dai 520 miliardi del 2024), ma la loro quota di mercato diminuirà al crescere dei Cloud sovrani, che quadruplicheranno i ricavi, e degli edge che potrebbero crescere di oltre cinque voltei.
Nell’M&A le metriche di valutazione passeranno dai multipli dei ricavi ai megawattora sotto contratto: la capacità di calcolo sarà la prossima asset class infrastrutturale.
Blackstone e Digital Bridge hanno già lanciato fondi da 15 miliardi di dollari destinati ai campus hyperscale con contratti di locazione a 15 anni. Brookfield e KKR hanno co-investito con Microsoft su progetti canadesi con una divisione di proprietà 50/50.
Tra il 2023 e il 2025, le fusioni e acquisizioni nell’infrastruttura cloud hanno già sfiorato i 50 miliardi di dollari e si stima che il volume raddoppierà entro il 2027[iv]. Joint venture transfrontaliere e roll-up di piattaforme di private equity affiancheranno le tradizionali acquisizioni: tra il 2023 e il 2025 oltre 60 miliardi di dollari di transazioni hanno già coinvolto strutture miste sovrane-private e Goldman Sachs stima che il capitale privato potrebbe finanziare fino al 25% della costruzione di nuovi datacentre entro il 2030.
In questo nuovo mercato emergeranno nuovi vincitori e vinti.
Tra i settori che beneficeranno della rivoluzione in corso ci sono le Telco e i Real Estate Investment Trust che potranno affittare capacità a operatori cloud ed edge, convertono asset legacy in rendimenti infrastrutturali digitali. Le principali compagnie telefoniche (Vodafone, Verizon, NTT, STC) riportano già una crescita a doppia cifra nei ricavi da edge colocation. Ma anche fornitori di semiconduttori e hardware – data la spesa in hardware di IA attesa superare i 400 miliardi di dollari all’anno entro il 2030 – Fondi infrastrutturali come Brookfield, DigitalBridge e KKR, piattaforme di gestione multicloud e AI-Ops, fondamentali per l’orchestrazione, e attese in crescita composta del 30% l’anno entro il 2029i.
Infine, Neocloud e operatori edge, in quanto specialisti, gestiranno carichi di lavoro ad alto margine. Il mercato edge è previsto in crescita da 63 a 445 miliardi di dollari entro il 2030[v] e neocloud attraggono investimenti significativi: il finanziamento di 1,1 miliardi di dollari di CoreWeave all’inizio del 2025, guidato da Magnetar e Blackstone, dimostra l’interesse di investitori finanziari e multipli in crescita vertiginosa (circa 40 volte i ricavi) e il recente round di Serie B di Nscale, di dimensioni simili, con player come Aker, NVIDIA e Nokia, evidenzia il cambiamento strutturale.
Gli analisti prevedono che solo un terzo delle attuali start-up neocloud sopravviverà oltre il 2028i e le fusioni e acquisizioni sono già in corso: CoreWeave ha acquisito Conductor Technologies e partecipazioni parziali in Voltage Park; l’Edgefold Fund di EQT sta consolidando piccole aziende europee di GPU.
Stephane Klecha, Founder e Managing Partner di Klecha & Co. ha concluso: “I prossimi cinque anni rappresentano una finestra straordinaria per riposizionarsi in questo ecosistema in forte evoluzione: investire in piattaforme di interconnessione, orchestrazione e automazione della conformità significherà essere tra i vincitori in un mercato in cui l’economia del controllo supererà quella di scala. Le aziende che sapranno anticipare questa transizione guideranno il prossimo ciclo di crescita tecnologica e industriale”.
Il mercato italiano del cloud
Le caratteristiche del mercato italiano si allineano a diversi cambiamenti strutturali individuati nel report. La domanda di servizi cloud sovrani e conformi alle normative è in crescita nei settori della finanza, dell’energia, delle telecomunicazioni e della sanità. Allo stesso tempo, il Paese deve affrontare vincoli legati alla disponibilità di energia, alla capacità della rete elettrica e ai processi autorizzativi regionali, che riflettono le sfide più ampie dell’espansione dei data center in Europa. Le imprese italiane stanno inoltre iniziando a spostare i carichi di lavoro sensibili alla latenza verso piattaforme edge, in particolare nei settori manifatturiero e logistico, rafforzando la transizione verso un modello di calcolo distribuito. Sebbene storicamente l’adozione del cloud in Italia sia stata inferiore rispetto al Nord Europa, negli ultimi anni lo slancio degli investimenti è aumentato in modo significativo. L’Italia si colloca oggi, insieme a Francia e Spagna, in un cluster dell’Europa meridionale ad alta crescita che sta diventando centrale per la strategia regionale in materia di cloud sovrano e infrastrutture per l’intelligenza artificiale.
Il mercato cloud italiano ha superato gli 8 miliardi di euro nel 2025, registrando una crescita (+20%) in linea con quella del mercato europeo che ha raggiunto i 95 miliardi di euro[vi].
Numeri destinati a crescere dato che circa il 60% delle imprese utilizza servizi cloud, ma solo il 28% impiega funzionalità cloud avanzate. Gli investimenti nazionali sono inoltre rilevanti: il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza destina 1,9 miliardi di euro alla migrazione al cloud del settore pubblico. Mentre tra i principali investitori figurano Amazon Web Services – che destinerà 2 miliardi di euro allo sviluppo della propria regione a Milano -, Microsoft e Google che hanno avviato investimenti pluriennali ciascuno superiori al miliardo di euro.




















































