
Il panorama tecnologico globale sta attraversando una fase di accelerazione senza precedenti grazie alla trasformazione digitale. L’Intelligenza Artificiale (IA) non rappresenta più solo una visione futuristica, ma una realtà operativa che stiamo integrando quotidianamente nei processi industriali e aziendali, ridefinendo radicalmente il perimetro del possibile.
“L’adozione di architetture basate sull’IA – precisa Osvaldo My, Operations Manager di Adentis Italia, società di consulenza specializzata in sistemi embedded e nuove tecnologie – rappresenta una sfida che va ben oltre l’installazione di nuovi software. Si tratta di una trasformazione infrastrutturale profonda che richiede competenze capaci di evolvere in tempo reale. Il successo dei progetti di innovazione oggi non dipende dalla semplice disponibilità di strumenti digitali, ma dalla capacità tecnica di governare la complessità algoritmica e trasformare i dati in asset strategici, garantendo la presenza di queste competenze all’interno dei propri team”.
La velocità di esecuzione come vantaggio competitivo. In questo scenario di trasformazione digitale, la differenza tra le aziende che guideranno il mercato e quelle che faticheranno a restare al passo risiede nella capacità di passare rapidamente dalla teoria alla pratica. È il concetto di fast learning: non basta installare un nuovo strumento, bisogna saper riprogettare il lavoro in ottica “AI-first”.
Il mercato italiano dimostra una forte dinamicità, ma si scontra con una carenza di profili tecnici specializzati. Per chi opera sul campo come partner tecnologico, la sfida non è solo colmare un vuoto di personale, ma creare team capaci di far dialogare gli algoritmi con i processi reali dell’azienda. L’AI, infatti, diventa efficace solo quando “parla” la lingua del business in cui viene inserita.
Oltre il software: integrazione e gestione dei dati. Mentre l’attenzione mediatica è spesso catalizzata dalle applicazioni consumer e dalle potenzialità dell’AI generativa (come le chat intelligenti), la vera rivoluzione avviene nell’integrazione profonda dell’AI nelle operazioni aziendali. Qui l’intelligenza artificiale deve elaborare informazioni complesse in tempo reale e in totale sicurezza.
“L’innovazione – aggiunge Osvaldo My – non è un prodotto ‘chiavi in mano’ che si acquista una volta sola. È un percorso di ingegneria continua. I progetti richiedono un mix di competenze specializzate: dalla capacità di orchestrare architetture cloud alla sintonizzazione dei modelli linguistici (Fine-tuning). Come partner tecnologici, il nostro compito è fornire l’esperienza necessaria per governare questi layer tecnologici, garantendo che l’AI sia solida, scalabile e, soprattutto, utile agli obiettivi aziendali”.
Cybersecurity: il pilastro della resilienza. L’introduzione di sistemi basati sull’AI amplia inevitabilmente la superficie di attacco. Ogni nuovo modello integrato è un potenziale punto di ingresso se non adeguatamente protetto. La consulenza operativa oggi deve essere “Secure by Design”: lo sviluppo di soluzioni AI deve andare di pari passo con la cybersecurity. Progettare sistemi resilienti e impenetrabili non è un’opzione, ma una necessità strutturale.
In questo contesto di trasformazione digitale, la formazione non può essere considerata una voce di costo sporadica, ma un investimento operativo costante. Se la sfida dell’AI è imparare in fretta, la strategia vincente per le aziende italiane consiste nel non affrontare questo viaggio da sole, ma affidarsi a partner che abbiano già interiorizzato le competenze tecniche necessarie per trasformare l’innovazione in valore concreto.



























































