Necessario superare i modelli didattici tradizionali per rispondere alle esigenze di un mercato in cui 10,5 milioni di lavoratori sono già esposti all’automazione

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In un mercato in cui 10,5 milioni di lavoratori sono altamente esposti ai rischi dell’automazione e in cui l’Intelligenza Artificiale sta già ridefinendo le competenze richieste in quasi tutte le professioni, in Italia è urgente una riforma dei sistemi educativi che consenta alle persone di imparare a “lavorare con l’IA”. È il messaggio lanciato questa mattina da Fondazione Randstad AI & Humanities alla Camera dei Deputati, in occasione dell’evento “Educarsi all’Intelligenza Artificiale o educare l’Intelligenza Artificiale?” in cui sono intervenuti importanti rappresentanti del mondo accademico, delle imprese e delle istituzioni, tra cui il Presidente della Camera, On. Lorenzo Fontana.

L’incontro è stato l’occasione per presentare i risultati il rapporto annuale della Fondazione Randstad AI & Humanities, che ha esplorato gli effetti dell’IA sul mercato del lavoro analizzando gli impatti sui lavoratori, le modalità di apprendimento e la società.

“La corsa all’IA pone una sfida senza precedenti ai sistemi di istruzione – ha dichiarato Claudio De Masi, Presidente di Fondazione Randstad AI & Humanities -. In un contesto in cui l’IA generativa sta già sostituendo mansioni cognitive non routinarie, è urgente una riforma dei sistemi educativi, perché oggi i modelli didattici tradizionali risultati superati dall’avanzata tecnologica così rapida e di grande impatto. Da un lato, è necessario lo sviluppo di nuove competenze tecniche, che vanno dall’alfabetizzazione digitale di base, alla capacità di analisi dei dati e di comprensione della logica algoritmica. Dall’altro, è fondamentale potenziare le soft skill cruciali per collaborare in modo efficace con l’IA sapendo porre le domande giuste, come pensiero critico, creatività, empatia e capacità di risolvere problemi complessi”.

Secondo l’analisi di Fondazione Randstad AI & Humanities l’integrazione dell’IA nei contesti lavorativi richiede un aggiornamento radicale delle competenze digitali in ogni ordine di scuola, fino alla formazione continua, assicurando alle nuove generazioni – che pure hanno familiarità precoce con i diversi strumenti digitali – un approccio educativo orientato all’uso produttivo e consapevole dell’IA.

In parallelo, è importante introdurre un nuovo metodo di apprendimento basato sul ‘learn by doing’, che superi il modello della lezione frontale e della memorizzazione ‘a magazzino’ – ha detto Enrico Giovannini, Presidente del Comitato Scientifico Randstad Research -. La nostra proposta è introdurre una didattica basata sulla pratica e la prototipazione rapida, in cui l’IA sia utilizzata per supportare gli studenti nel pensiero critico e nell’acquisizione di competenze pratiche. Inoltre, per imparare a usare e guidare gli strumenti IA, servono programmi educativi volti a sviluppare capacità di analisi e di sintesi. Gli studenti devono sviluppare capacità di ‘prompting critico’, così da essere in grado di formulare domande specifiche e profonde, utilizzando l’IA come strumento strategico di ricerca, non fonte di verità assoluta. Ed è poi necessario formarli alla capacità di discernimento per distinguere tra conoscenza autentica e informazioni generate dall’IA, contrastando quei rischi di ‘incoscienza artificiale’ e di passività cognitiva che possono derivare dall’utilizzo di questi strumenti”.