La frammentazione tecnologica oggi rappresenta uno dei principali freni all’efficienza del mondo enterprise

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Negli ultimi anni il Digital Workplace è stato considerato la “naturale” evoluzione dei modelli organizzativi, prospettando — grazie alla crescente disponibilità di strumenti digitali — livelli superiori di collaborazione, flessibilità e produttività. Oggi, però, il quadro che si delinea è meno positivo soprattuto a causa della frammentazione tecnologica. Le aziende hanno destinato investimenti importanti alla trasformazione digitale degli ambienti di lavoro, ma l’accelerazione nell’adozione di nuove piattaforme e applicazioni ha prodotto ecosistemi digitali avanzati, ma complessi da gestire e utilizzare, ricchi di possibilità, ma spesso carenti in termini di gestibilità, integrazione, coerenza e, quindi, di efficacia.

In altre parole, se da un lato la proliferazione di tool ha abilitato numerosi vantaggi, incluso il lavoro da remoto, dall’altro ha generato una frammentazione tecnologica che oggi rappresenta uno dei principali freni all’efficienza del mondo enterprise. È sufficiente pensare che secondo uno studio dell’Enterprise Strategy Group, il 44% delle organizzazioni negli Stati Uniti ha implementato da sei a dieci soluzioni di comunicazione e collaborazione e il 37% ne ha a disposizione oltre dieci.

Questa stratificazione incontrollata si traduce in criticità che incidono direttamente sulle performance di business, generando per prima cosa inefficienza operativa: il continuo “Context Switching” tra dashboard eterogenee rallenta i processi decisionali e compromette la visibilità end-to-end, rendendo più complessa la governance complessiva dell’ecosistema digitale.

Sul fronte della sicurezza, la mancanza di integrazione tra strumenti e domini tecnologici crea vere e proprie aree d’ombra in cui le minacce possono muoversi lateralmente senza essere intercettate tempestivamente. In assenza di una correlazione strutturata degli eventi, la postura di cybersecurity rimane inevitabilmente reattiva e frammentata, con un impatto diretto sul livello di rischio aziendale.

Inoltre, questa frammentazione si riflette in modo diretto sulla collaborazione cross-funzionale all’interno dell’organizzazione non mitigando, anzi amplificando i silos esistenti. In assenza di un layer tecnologico unificato, informazioni, processi e responsabilità rimangono confinati all’interno di domini funzionali distinti, ostacolando il coordinamento tra IT, security e il resto dell’organizzazione.

Non va inoltre trascurato l’impatto sulla Digital Employee Experience (DEX), che rischia di deteriorarsi in modo significativo. Secondo la ricerca “Gray Work Index 2024/2025” realizzata da Quickbase su migliaia di lavoratori, il 90% degli intervistati ha dichiarato di essere sopraffatto dal numero di applicazioni utilizzate quotidianamente.

In questo scenario, il Digital Workplace perde progressivamente il proprio ruolo strategico di abilitatore di integrazione, agilità organizzativa e superamento dei silos. Una dinamica che sta orientando un numero crescente di organizzazioni verso piattaforme integrate, capaci di garantire una gestione unificata ed efficace dell’intero ecosistema digitale aziendale.

Una scelta che non si traduce semplicemente in una riduzione del numero di fornitori, ma in una revisione radicale del modo in cui gli ambienti di lavoro digitali vengono gestiti, protetti e ottimizzati. L’obiettivo centrale di queste piattaforme è quella di mettere le aziende nella condizione di disporre di una visione unificata nella gestione degli endpoint integrando anche sicurezza e user experience.

Alcune soluzioni oggi disponibili sul mercato, come HCL BigFix Workspace+, recentemente riconosciuta da Gartner come Leader nel Magic Quadrant™ 2026 for Endpoint Management Tools, dimostrano concretamente l’efficacia di questo approccio grazie all’integrazione nativa di endpoint management, cybersecurity e Digital Employee Experience. Un unico framework tecnologico, progettato per garantire controllo, protezione e performance operative su larga scala.

Grazie alla piena visibilità sullo stato dei dispositivi, accesso a un monitoraggio proattivo delle performance e automatizzazione delle attività operative, questo tipo di soluzioni non si limita a risolvere problemi tecnici, ma trasforma il modo stesso in cui l’IT opera – da reattivo a proattivo – e può supportare l’operatività e il business.

Tutto ciò si traduce in minori costi operativi, migliore postura di sicurezza, maggiore soddisfazione dei dipendenti e integrazione interfunzionale. Ma, spingendo la prospettiva più avanti, un approccio unificato alla gestione del workspace digitale non rappresenta solo una risposta alle complessità attuali della frammentazione tecnologica, piuttosto un presupposto per affrontare le nuove sfide all’orizzonte.

Una piattaforma integrata degli endpoint consente infatti alle aziende di adattarsi rapidamente ai cambiamenti tecnologici e organizzativi, garantendo la scalabilità e la flessibilità necessarie per incorporare innovazioni come l’AI, senza dover ridisegnare l’intera infrastruttura. Inoltre, la visibilità centralizzata e la gestione coerente delle risorse tecnologiche permettono di governare con maggiore controllo e minore complessità, ambienti e modelli di lavoro sempre più distribuiti e dinamici.

di Antonio Burinato, Direttore Generale di Innovaway