Oltre l’hype: l’intelligenza artificiale non sostituisce i PR, ma rende il loro ruolo ancor più centrale all’insegna della strategia

intelligenza-artificiale-uso del'AI nelle imprese mercato dell'AI - AI non ruberà il lavoro

L’avvento dell’intelligenza artificiale sta sollevando una domanda cruciale in tutto il settore della comunicazione: siamo di fronte a una tecnologia che renderà obsoleto il ruolo di comunicatore? La risposta è un netto no. Anzi, l’AI si sta rivelando la più grande opportunità per elevare il ruolo del comunicatore da esecutore a consulente strategico insostituibile.

“L’errore è vedere l’AI come una minaccia, quando in realtà è un alleato che ci restituisce la risorsa più preziosa: il tempo,” afferma Chiara Possenti, Country Manager di Axicom.  Studi recenti indicano che delegando all’AI compiti di routine come il monitoraggio media o l’analisi di dati, i professionisti possono risparmiare fino a 2,5 ore al giorno, che possono essere dedicate a iniziative di più elevato livello. Non si tratta di un semplice guadagno di efficienza, ma un investimento diretto in attività ad alto valore: l’ideazione strategica, la consulenza al top management e lo sviluppo di narrazioni complesse.

Il vero cambiamento, però, riguarda il modo in cui vengono concepiti i contenuti. L’ascesa dei cosiddetti “Answer Engines” come ChatGPT e Google AI Overviews ha introdotto un nuovo interlocutore al tavolo: l’algoritmo. “La domanda per i brand non è più solo come raggiungere il proprio pubblico, ma come diventare la fonte autorevole per l’AI che informa quel pubblico,” spiega ancora Chiara Possenti. “Ogni contenuto deve diventare un ‘nodo informativo’ strutturato. La creatività non scompare, ma si arricchisce con la disciplina della precisione, costruendo storie avvincenti su una solida base di dati verificabili.”

Il futuro del lavoro è un modello ibrido, una sinergia uomo-macchina che aumenta l’efficienza dei flussi di lavoro dal 30% al 50%. In questo modello, l’AI è il co-pilota che genera bozze e analizza i target con una precisione impensabile fino a ieri; il professionista è il comandante che interviene per il fact-checking, per adattare il tono di voce del brand e, soprattutto, per aggiungere quell’empatia, quel pensiero critico e quella capacità relazionale che nessuna macchina potrà mai replicare.

Al di là di ogni allarmismo, l’avvento dell’AI non segna la fine delle PR, ma la loro definitiva evoluzione in una funzione ancora più critica e integrata nelle strategie di business.