Con 41,5 milioni di SPID e 48,4 milioni di CIE, gli italiani sono pronti all’EUDI wallet. E le aziende? Intesa delinea gli step necessari per adeguarsi e rimanere competitivi

Identità digitale delle imprese - autenticazione - password - biometria - EUDI Wallet motion array

Il 2026 è l’anno dell’EUDI Wallet. A dicembre 2026 scadranno infatti i termini previsti dal regolamento eIDAS 2, rendendo obbligatoria in Europa la messa a disposizione di un portafoglio unico e conforme per il riconoscimento delle identità digitali e per la creazione e conservazione di documenti online. Già nei primi mesi del 2026 entrerà in vigore l’IT Wallet integrato nell’App IO, un passaggio che renderà il portafoglio uno strumento quotidiano per milioni di italiani.

Il 2026 può essere considerato un vero e proprio ‘anno di convergenza’ tra identità pubblica e privata, tra use case nazionali ed europei, tra sperimentazione e produzione” dichiara Marco Broggio, Chief Solutions Officer di Intesa (Kyndryl Company). – “Sicurezza, semplicità e interoperabilità diventeranno la base per costruire servizi migliori, ridurre la complessità per gli utenti e aprire la strada a nuovi modelli di relazione digitale”.

Un cambio di paradigma che nasce dall’incontro tra una maturità già raggiunta dal mercato italiano e una forte accelerazione normativa e tecnologica che troverà proprio nel 2026 il suo punto di convergenza. Secondo i dati del convegno finale degli Osservatori Digital Identity del Politecnico di Milano, ad oggi, l’Italia rappresenta una delle realtà europee più avanzate dove i sistemi di identità digitale SPID e CIE continuano a crescere: 41,5 milioni di italiani maggiorenni dispongono di SPID (82% della popolazione) e 48,4 milioni possiedono la Carta d’Identità Elettronica, con 9 milioni di abilitazioni digitali tramite l’app CieID, il cui utilizzo digitale ha superato i 73 milioni di accessi nel 2025. Inoltre, il 50% degli italiani utilizza wallet delle Big Tech, soprattutto per i pagamenti. Sul fronte di interesse verso il wallet europeo EUDI, non sorprende quindi che il 56% degli utenti si dichiara interessato ad adottarlo.

Se i cittadini sono pronti, per completare il quadro è necessario che anche le aziende adottino strumenti e soluzioni conformi entro la fine del 2026. “Non si tratta solo di un obbligo da rispettare, ma di un’opportunità strategica da cogliere” – conferma Broggio – “Chi si adeguerà per tempo potrà governare l’integrazione del wallet e semplificare il customer journey, come leva strategica di fiducia. Chi arriverà tardi perderà competitività e controllo sull’esperienza utente. In questo senso, il 2026 è l’anno in cui l’identità digitale smette di essere un progetto e diventa infrastruttura di mercato“.

Ma nello specifico cosa è possibile fare? Intesa, a Kyndryl Company, in qualità di ente certificatore e fornitore di servizi digitali sicuri e conformi a standard europei (Qualified Trust Service Provider) ha delineato gli step necessari per potersi adeguare:

  • effettuare un’attività di assessment, mappando tutti i punti di contatto digitali (onboarding, login, firma) per individuare criticità nei sistemi legacy o architetture non interoperabili;
  • definire un piano di adeguamento graduale, sviluppando una strategia che includa l’aggiornamento delle infrastrutture tecnologiche e l’adozione di nuove piattaforme di gestione delle identità.
  • integrare i sistemi IAM (Identity and Access Management) e CIAM (Customer Identity and Access Management), poiché le piattaforme aziendali dovranno dialogare con l’EUDI Wallet, accettandolo come credenziale primaria di autenticazione;
  • aggiornare le procedure di firma elettronica, affinché supportino le firme qualificate apposte tramite wallet, garantendo piena validità legale in tutta l’UE;
  • investire nella User Experience con interfacce intuitive per garantire percorsi fluidi e senza interruzioni per i clienti;
  • utilizzare la logica della data minimization per raccogliere solo i dati necessari (es. solo la verifica della maggiore età senza i dati anagrafici completi), aumentando la fiducia del cliente.