Il FinTech può giocare un ruolo cruciale nel far arrivare rapidamente ed efficacemente i fondi alle PMI

Decreto Liquidità: aiuti alle imprese in linea con l’Europa

Il Decreto Liquidità appena annunciato dal Governo ha il grande merito di aver allineato l’Italia al resto d’Europa in termini di potenziale impatto delle misure a sostegno dell’economia reale. Con la “potenza di fuoco” dei 400 miliardi di euro di prestiti garantiti per le imprese, per dirla con le parole del premier Giuseppe Conte, siamo anche oltre le misure di Francia e Spagna che, ad oggi, hanno mobilitato rispettivamente 300 e 100 miliardi di euro per garantire liquidità alle aziende, secondi solo alla Germania che in totale ha stanziato 820 miliardi.

Ma esiste ancora un rischio, legato al reale trasferimento delle risorse sui conti delle pmi: che questo sia rallentato dalla burocrazia italiana e che le strutture di legacy delle banche possano rappresentare un ulteriore freno.

Il FinTech potrà offrire un importante contributo al processo in due diversi modi e momenti. In questa prima fase emergenziale, in cui la liquidità serve a tamponare la riduzione di cassa per far fronte alle spese correnti, fornendo alle banche le tecnologie e l’operatività snella che caratterizza queste realtà digitali per accelerare l’erogazione. Nella fase successiva, quando i finanziamenti serviranno alle imprese per fare investimenti utili ad adattarsi al mutato contesto di mercato, convogliando il risparmio dei privati verso l’economia reale e trasformandolo così in un investimento impacting, a rischio controllato perché coperto dalla garanzia pubblica e potenzialmente più redditizio.

Il Decreto Liquidità: novità per le imprese

Ci sono alcune novità rilevanti nel Decreto: la prima è l’estensione della copertura del Fondo di garanzia per le pmi alle medie imprese fino a 499 dipendenti, che allarga la platea delle beneficiarie a tutta una classe di imprese che sono particolarmente colpite dalla crisi e che costituiscono l’ossatura dell’economia italiana.

Sace, che rimane sotto il controllo della Cdp, agirà secondo le linee guida e l’indirizzo del Mef, fornendo le garanzie pubbliche per le imprese di dimensione maggiore che potranno accedere a prestiti esclusivamente bancari – per una questione tecnica, ovvero per accelerare i tempi evitando uno stravolgimento dell’operatività dell’agenzia pubblica, che può agire da Statuto solo nei confronti delle banche.

I prestiti garantiti per la platea allargata delle pmi invece possono essere erogati anche da altri soggetti che fanno credito, dunque gli intermediari finanziari ex art. 106 del Tub, a cui fanno capo Confidi e Finanziarie, i Fondi di private debt, Fondi di minibond e piattaforme di digital lending.

Fondo di garanzia e Sace potranno garantire ognuno prestiti per un ammontare complessivo di 200 miliardi di euro.

In generale, l’intervento è massiccio. Si tratta di misure di portata enorme e la copertura offerta dalla garanzia pubblica ha un effetto moltiplicativo importante sulle risorse che vengono trasferite alle imprese.

Le coperture, che variano dal 90% al 100% in base all’ammontare del prestito, sono necessarie in questa fase per permettere a chi eroga credito di prescindere da un sentiment diffuso di incertezza che oggi rende impossibile avere visibilità su impatto e durata della crisi. È difficile anche determinare il profilo di rischio della singola impresa se le valutazioni vengono fatte sulla situazione attuale e non su quella pre-pandemia.

Italia? Ora è in linea con l’Europa sugli aiuti

L’Italia è stata l’ultima ad agire, nonostante sia stata colpita per prima e più massicciamente dal Covid 19, ma con l’ultimo provvedimento del governo oggi diventa la prima della classe in Europa, con interventi che in percentuale sul PIL hanno un potenziale maggiore in termini di impatto rispetto a quanto fatto da altri Paesi Europei.

La Francia si è mossa per prima varando una serie di misure a sostegno delle imprese già a metà marzo che hanno incluso prestiti bancari garantiti dallo Stato per un ammontare corrispondente fino a 3 mesi del fatturato 2019 e con un periodo di ammortamento minimo di 12 mesi, la sospensione del piano dei rimborsi in essere fino a 6 mesi e l’eliminazione delle penali, ma soprattutto finanziamenti da 10mila a 5 milioni di euro, garantiti da Bpifrance (l’equivalente della nostra Cdp).

Il 24 marzo il Consiglio dei Ministri dello spagnolo Pedro Sánchez, ha approvato una linea di credito garantita da 20 miliardi di euro a sostegno delle pmi e dei lavoratori autonomi per soddisfare esigenze di liquidità che vanno dai pagamenti di stipendi e fatture, al fabbisogno di capitale circolante, alle scadenze di obblighi finanziari o fiscali.

La piccola e media impresa tedesca è stata già duramente colpita da questa crisi e il governo federale ha reagito tempestivamente con ampio pacchetto di salvataggio – che comprende aiuti d’emergenza senza rimborso e sovvenzioni per le quali la banca pubblica KfW si assume fino al 90% della responsabilità. Il programma di emergenza da 50 miliardi prevede un contributo una tantum a fondo perduto di 9mila euro per lavoratori autonomi e aziende con un massimo di 5 dipendenti e 15mila euro per quelle fino a 10 dipendenti. Il programma di prestiti garantiti prevede prestiti a tasso agevolato in cui KfW si assume il 90% del rischio di credito e prestiti sindacati garantiti all’80%.

Il Decreto italiano va nella medesima direzione e auspichiamo che le risorse stanziate arrivino velocemente alle imprese senza che adempimenti burocratici o problemi di legacy ne rallentino il trasferimento. Un limite delle misure attualmente messe in campo è la loro natura prevalentemente emergenziale. Nella logica di un alleggerimento dell’assorbimento di cassa in un momento in cui ricavi sono azzerati, prevedono l’accesso immediato a liquidità insieme al rinvio delle scadenze fiscale nei prossimi due mesi e quindi hanno effetto prevalentemente nel breve periodo.

Mentre è necessario anche pianificare nelle prossime settimane una ripresa delle attività, per quanto prudente e graduale per non vanificare i successi ottenuti sul fronte della diffusione del virus. Ciò richiederà operazioni di finanziamento con un orizzonte di lungo termine per fare in modo che le imprese possano investire per adeguare i loro processi e la loro offerte al mutato contesto di mercato.

Il ruolo del FinTech come acceleratore del trasferimento dei fondi all’economia reale

Le piattaforme di digital lending e il FinTech in generale posso svolgere un ruolo fondamentale proprio nel superare questi limiti. Possiamo essere un acceleratore di innovazione per gli operatori finanziari tradizionali, in un momento in cui le imprese hanno bisogno di risposte rapide spesso incompatibili con le procedure di erogazione classiche in vigore nelle banche, soprattutto in un momento in cui gli sportelli sono chiusi e tutto viaggia online.

Piuttosto che rivoluzionare processi consolidati creandoli ex novo, le banche oggi possono accelerare la transizione verso il digitale cooperando con operatori che sono nativamente digitali e che già possiedono processi rapidi ed efficienti che funzionano normalmente in ambiente virtuale. È qualcosa che già sta avvenendo, come dimostrano le varie partnership che si stanno costruendo sul mercato tra banche e piattaforme. Questo movimento contribuirà a creare processi remoti che consentiranno di trasferire i fondi all’economia reale rapidamente e con efficacia grazie a soluzioni basate su tecnologie e infrastrutture digitali che, in questo momento di emergenza, rappresentano un vero valore aggiunto.

… e come abilitatore della ripresa delle imprese dopo l’emergenza

Inoltre, le piattaforme digitali possono essere un ulteriore veicolo per convogliare anche il risparmio privato in operazioni di finanziamento alle imprese e all’economia reale in maniera semplice, diretta ed efficace, soprattutto nella fase successiva all’emergenza. Una ulteriore potenza di fuoco che si sommerebbe alle garanzie pubbliche e al credito bancario: parliamo di 1,3 miliardi movimentati dal private debt nel 2019 (oltre 2,5 miliardi dal 2015 anno in cui il mercato di fatto nasce in Italia, secondo i dati Aifi ), insieme ai 7,2 miliardi di investimenti in equity nel solo 2019 da parte di private equity e venture capital, che possono consolidare la capitalizzazione nel momento in cui le aziende dovranno guardare oltre l’emergenza. Si tratta di cifre che sembrano piccole in confronto al credito di emergenza del decreto governativo, ma che nella fase di ripresa saranno qualificanti per una crescita sostenibile delle imprese che vi accederanno.

Le piattaforme di lending e invoice trading aggiungono qualche altro centinaio di milione l’anno, se si guarda all’erogato complessivo attuale, ma hanno il potenziale per mobilitare il risparmio degli italiani, quella ricchezza privata finanziaria che ammonta a oltre 4mila miliardi di euro e che per lo più è investita in maniera inefficace, ben 1400 miliardi su conti correnti che ne erodono il valore per via di rendimenti di gran lunga inferiori all’inflazione, e che potrebbe invece contribuire alla ripresa dell’economia italiana con il rischio ammorbidito dalla garanzia pubblica.

A cura di Sergio Zocchi, CEO di October Italia