L’azienda americana traccia la strada per le imprese che vogliono competere con successo

Data literacy gap: mancata produttività per miliardi di dollari

Edge Computing e High Performance Computing. Sono questi i driver principali su cui HPE ha deciso di puntare nel prossimo futuro. Ad affermarlo è Stefano Venturi Corporate VP e Amministratore Delegato del Gruppo Hewlett Packard Enterprise Italia che, come in passato, ha ribadito l’importanza strategica per l’azienda dell’innovazione.

Non ci basta migliorare le soluzioni già esistenti, ma vogliamo creare nuove categorie di prodotto, e per farlo investiamo pesantemente in ricerca e sviluppo, così da riuscire a portare sul mercato tecnologie di nuova generazione, determinanti per le imprese di tutto il mondo che vogliono competere in un mercato sempre più competitivo come quello attuale”.

Per consentire loro di farlo, HPE ha rivoluzionato il mondo del computing attraverso il concetto di memory driven computing: al contrario del passato infatti, la memoria viene posta al centro (piuttosto che i processori), permettendo così di ottenere una velocità di calcolo decisamente superiore rispetto ai sistemi tradizionali. Ne consegue quindi la nascita di super computer altamente performanti, che permettono di analizzare più velocemente e gestire una quantitativo di dati molto superiore rispetto agli anni scorsi.

A testimoniarlo vi è il dipartimento per l’energia degli Stati Uniti ha scelto questa nuova tecnologia di calcolo per la progettazione di un proprio super computer Memory-Driven, utilizzabile anche per simulare le conseguenze delle esplosioni atomiche. L’Aeronautica Militare Italiana ha scelto invece i super computer HPE per riuscire ad effettuare previsioni del tempo maggiormente accurate, non solo nel breve ma anche nel medio termine. ENI è ora in grado di aumentare le proprie probabilità nel trovare un nuovo giacimento petrolifero o di gas naturale. L’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne ha invece implementato Blue Brain per simulare il cervello dei mammiferi.

Siamo stati i primi a parlare di Hybrid IT e oggi più che mai, siamo convinti che il mondo sarà ibrido e multi-cloud: le imprese che riusciranno ad orchestrare al meglio le varie risorse saranno quelle che probabilmente imboccheranno la strada giusta verso il successo” ha aggiunto Stefano Venturi.

Al fine di agevolare le organizzazioni in questa direzione, HPE ha lanciato Green Lake, servizi figli dell’offerta Flexible Capacity che prevedono l’istallazione on-premises di hardware presso il cliente, il quale paga solo l’effettivo utilizzo dell’infrastruttura (sia in opex che capex) in base alle proprie esigenze. Green Lake è anche molto utile nel momento in cui un’organizzazione decide di cambiare radicalmente la propria infrastruttura, consentendole di non gravarsi di un doppio costo: quello della vecchia infrastruttura e della nuova. Green Lake aiuta quindi a velocizzare la trasformazione digitale delle imprese, che possono così raggiungere rapidamente livelli di efficienza e velocità superiori rispetto che in passato.

Il secondo ambito su cui HPE investirà fortemente (4 miliardi di dollari nei prossimi 4 anni)  è l’Edge Computing, ritenuto fondamentale per riuscire a gestire l’enorme mole di dati. Secondo questo paradigma infatti, le informazioni vengono elaborate anche in periferia (fuori dal data center) attraverso micro-computer altamente performanti che, grazie sempre all’in-memory driven, garantiscono l’arrivo in azienda di informazioni già parzialmente elaborate. Avere una potenza computazionale esterna permette pertanto di evitare un trasferimento di dati poco efficiente e molto costoso, oltre che problemi di banda.

Puntare sull’Edge Computing e sull’in-memory driven computing non è però sufficiente per le aziende di oggi. Le organizzazioni devono riuscire ad orchestrare ed integrare al meglio i dati e tutte le tecnologie in essere, mantenendo sempre elevata l’attenzione alla cyber-security. La sicurezza informatica deve infatti essere considerata come un elemento critico di successo e non una mera spesa da mettere in bilancio” ha aggiunto Stefano Venturi.

HPE in Italia

Focalizzandoci invece sul territorio nostrano, oltre che proporre l’intero portfolio, l’azienda americana ha intrapreso alcune iniziative volte a sviluppare l’innovazione nel nostro Paese. Elementi portanti della propria strategia di evangelizzazione della cultura digitale, sono i 21 Innovation Lab aperti in Italia. Si tratta di laboratori di innovazione dove imprese e utenti possono testare le nuove tecnologie, toccare con mano i prodotti e nei quali i partner possono invitare i propri clienti.

Non mancano inoltre le collaborazioni con diverse università italiane, (Bocconi, Tor Vergata, Politecnico) al fine di favorire corsi o master dedicati alle discipline digitali. Per gli studenti delle scuole medie inferiori ed elementari, sono stati avviati corsi sulla sicurezza de web e contro il cyberbullismo.