Il mercato IT cresce del 3,9% nei primi tre mesi dell’anno e le stime per l’intero 2017 sono del +3,7%

Il 2017 ha tutte le carte per essere un grande anno per il mondo dell’IT. Dopo la chiusura del 2016 con un +3,1%, i primi tre mesi del nuovo anno evidenziano un andamento altrettanto positivo. Secondo i nuovi dati Assintel il comparto IT ha registrato nei primi due quarter un robusto segno più: la crescita è infatti del 3,9%, per un giro d’affari di 7,2 miliardi di euro. Una fotografia molto interessante quella scattata dall’associazione che è tendenzialmente in linea con le previsioni effettuate sull’intero anno dove si stima una crescita complessiva del +3,7% così da raggiungere i 26,4 miliardi di euro.

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Oltre che ad un contesto macroeconomico italiano finalmente maggiormente favorevole (ad eccezione del sempre alto livello di disoccupazione e del debito pubblico), merito del rafforzamento del mercato IT riguarda i cosiddetti Digital Enablers: Big Data, Internet of Things, Cybersecurity e Customer Journey, complessivamente in aumento del 13,7% con investimenti totali di quasi 8 miliardi e mezzo di euro. Il cloud, ormai non più un early adoption, continua ancora la sua corsa con un aumento del 18,9% nel primo trimestre dell’anno.

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I settori dove si investe di più sono quello bancario e industriale anche se i maggiori tassi di crescita vengono riscontrati nelle utility, trasporti, logistica e nelle assicurazioni. Molto male, invece gli enti locali dove si investe poco e il 2% in meno rispetto allo scorso anno.

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Per quanto riguarda invece le dimensioni aziendali, quelle maggiormente propense a spingere sul digitale sono i segmenti business. In calo gli investimenti per le piccole e le micro imprese.

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Nonostante i dati positivi del mercato IT, esistono però diversi fattori sui quali si dovrebbe intervenire per rendere i benefici della digitalizzazione maggiori a livello di sistema Paese, così da ridurre il Gap esistente con le altre nazioni europee. Siamo infatti ancora un Paese follower e non leader come ad esempio la Germania o la Francia dove si investe in digitale il doppio rispetto all’Italia. Tra le diverse ragioni di questo Gap vi è senza dubbio la presenza di una pubblica amministrazione ancora troppo poco digital e alla mancanza di una regia a livello nazionale che coinvolga tutti gli attori in gioco. Molto bene però alcune recenti iniziative del Governo come ad esempio il piano Calenda per l’Industry 4.0” ha sottolineato Giorgio Rapari, Presidente di Assintel.

Grandi sono però ancora le differenze tra Nord e Sud nonostante la programmazione 14-20 dell’Unione Europea che stanzia fondi ed agevolazioni per l’80% alle regioni meno sviluppate e per il restante 20% a quelle maggiormente avanzate.

Altro fattore da dover tenere sicuramente in considerazione è la questione delle competenze: senza persone adeguate e con le giuste skill, gli investimenti effettuati in tecnologia non possono che essere parzialmente sprecati poiché non ne sarebbe sfruttato l’ampio potenziale. Le aziende sono sì alla ricerca di personale ma queste, nonostante una disoccupazione giovanile che tocca il 35%, non riescono a reperire le risorse volute in quanto non in linea con i profili ricercati. Pertanto, anche in questo caso è il Governo che deve intervenire, sia a livello scolastico che universitario, per riuscire a garantire al mercato del lavoro personale qualificato.

Il mondo si sta piano piano digitalizzando così come ogni settore produttivo: tutte le imprese del futuro saranno infatti delle software house e pensare che questa trasformazione coinvolga solo l’IT è profondamente sbagliato. Allo stesso modo, le aziende di qualunque comparto devono abbracciare le nuove tecnologie se vogliono sopravvivere in un mercato sempre più dinamico dove la flessibilità è l’arma vincente. Non basta digitalizzare la comunicazione per essere più efficienti, è necessario un ripensamento di tutto il business aziendale a partire dai processi. Bisogna innanzitutto rendersi conto che il digitale è il motore di tutto il Paese” ha concluso Giorgio Rapari.