Il mercato della telefonia mobile potrebbe cambiare con la fusione tra Wind e 3 Italia e il rischo di un aumento delle tariffe è concreto

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Wind e 3 Italia sono ormai da parecchio tempo due colossi della telefonia mobile italiana e si stanno preparando a fondersi dando vita a un soggetto ancora più grosso che darà filo da torcere a TIM e Vodafone senza ombra di dubbio. I motivi della fusione sono vari, a partire dalle opinioni su wind che hanno i consumatori, al bisogno di liquidità per investire sulle tecnologie mobile del futuro. In ogni caso, non è ancora detto che la fusione si completerà: l’antitrust europeo è infatti preoccupato riguardo alla situazione del mercato di telefonia italiano.

La fusione Wind-3 preoccupa l’antitrust europeo

La fusione tra 3 Italia e Wind starebbe preoccupando l’Antitrust europeo che entro l’estate probabilmente esprimerà un suo parere sull’operazione industriale che i due operatori di telefonia mobile vogliono compiere. L’Unione Europea teme, nei dettagli, che il consolidamento del mercato italiano della telefonia mobile possa portare ad un aumento dei prezzi diminuendo, così, la concorrenza. Proprio con lo scopo di andare a fondo di questa questione, l’Unione Europea ha inviato un questionario agli altri operatori italiani in cui si chiede esplicitamente quale impatto avrebbe il nuovo soggetto che si verrebbe a creare dalla fusione tra 3 Italia e Wind rispetto all’impatto sul mercato che avrebbero i due operatori separati. Infatti, Hutchison che controlla 3 Italia, con il fine di voler garantire un equilibrio tra gli operatori, ha già fatto sapere all’Unione Europea che intende cedere parte delle sue frequenze e l’accesso alla rete agli altri player del mercato.

Insomma, l’Antitrust europeo vuole saggiare il terreno del mercato italiano per verificare la reazione degli altri player all’arrivo di un nuovo soggetto che per dimensioni si porrebbe in diretta concorrenza con TIM e Vodafone. Infatti, la nascita di un terzo soggetto così grande potrebbe portare a un livellamento del mercato verso l’alto e a un aumento delle tariffe, non essendoci più piccoli operatori che giocherebbero al ribasso.

In ogni caso, potrebbero esserci lati positivi in questa vicenda: il nuovo operatore potrebbe rappresentare uno stimolo per investire sullo sviluppo delle nuove reti 4G. Infatti, un aumento della liquidità potrebbe portare a un aumento degli investimenti nel campo dell’innovazione e delle infrastrutture, che più che mai servono all’Italia ancora gravemente colpita dal morbo del digital divide.

Perchè la fusione Wind-3 s’ha da fare

I dubbi sulla fusione Wind-3 derivano dalle critiche che l’Autorità di controllo delle telecomunicazioni inglese, l’Ofcom, sta muovendo nei confronti di un’altra fusione che potrebbe avvenire in Inghilterra: quella tra 02 e Three. In quel caso, il secondo e il terzo operatore mobile della Gran Bretagna si fonderebbero a formare un colosso che controllerebbe il 40% del mercato, in opposizione a Vodafone che controlla l’altro 40% e BT che controlla il restante 20%.

In talia, però, la situazione è divera. Wind e 3 sono il terzo e il quarto operatore e, uniti, controllerebbero più o meno il 30% del mercato, la stessa quota che più o meno controllano TIM e Vodafone, creando così tre soggetti grandi uguali a spartirsi il mercato, con lo spazio per piccoli operatori di dare fastidio. Se anche le tariffe dovessero alzarsi, quindi, non sarebbe di molto perchè la possibilità che piccoli operatori si intrufolino nel mercato esisterebbe ancora e renderebbe la creazione di una specie di cartello molto difficile.

Di contro, l’aumento della concorrenza porterebbe a una corsa all’innovazione e all’investimento notevole, considerando anche il fatto che c’è ancora molto da fare per il neoarrivato 4g e per l’arrivo ormai prossimo del 5g ma soprattutto dell’Internet of Things, ambiti che potrebbero dare una spinta non indifferente al processo di innovazione dell’Italia e anche al suo PIL.

Insomma, questa fusione porterà sicuramente problemi che se però saranno gestiti bene creeranno un mercato sano e competitivo che non può che essere una medicina per quest’Italia malata di crisi economica e mancanza di innovazione.