Come cambia il Cloud

Il nuovo paradigma del Cloud visto da Microsoft

Storicamente il valore di un'azienda è stato identificato con il suo patrimonio fisico e l'insieme delle competenze maturale. Oggi, al contrario, sempre più realtà stanno abbandonando gli asset fisici e vivono di soli dati.

Un cambio di paradigma radicale, di cui spesso si sente parlare e che induce a pensare a realtà come Faceboook, B&B o Uber. Ma Roberto Filipelli, Sales and Business Development Director di Microsoft Italia, ha sottolineato come i dati abbiamo un valore straordinario anche per le realtà tradizionali, come Cimbali, che costruisce macchine per il caffé, o Ge, la multinazionale attiva negli ambiti manifatturieri. Realtà che, pur producendo oggetti fisici, vendono oggi servizi e non prodotti.

Un innovativo modo di operare, che induce anche Microsoft a un nuovo approccio: “Non parliamo più di Windows, ma di come arricchire il computing. Per questo sviluppiamo sistemi di produttività individuale”.

 

Cosa va nella nuvola

In un simile contesto anche il Cloud sta progressivamente cambiando. Questo servizio, infatti, è nato imitando ciò che avveniva nei Data Center, ovvero centralizzando i server in un unico punto. Un simile approccio, però, evolve a sua volta, con la possibilità di far girare anche tutti gli applicativi, oltre a salvare qualunque tipologia di dato. Sono quindi i servizi ad essere centralizzati e a poter girare su qualsiasi dispositivo.

Il tutto arricchito dal fatto che, operando con una logica distribuita analoga a quella con cui è stato concepito il Web, il funzionamento è garantito in caso di incidente in uno dei punti di aggregazione. É questa la logica della Platform as a Service, che sempre più aziende stanno adottando, aprendo anche la reti aziendali all'accesso dei dispositivi personali dei singoli dipendenti. Affinché ciò sia possibile, serve il rispetto delle norme di privacy e di sicurezza. Norme che, necessariamente, devono essere molto rigide, ma se vengono rispettate permettono alle aziende di andare in tutto il mondo. Con il remote desktop, infatti, è sufficiente un comune cellulare per accedere a tutte le applicazioni e ai dati, in quanto la potenza elaborativa viene concentrata all'interno di server che operano in Cloud e richiedono solamente una connessione.

Un tema delicato, quello del Byod, con il quale si è confrontata la stessa Microsoft, che consente la massima libertà nella scelta del device personale, anche se, per ragioni di sicurezza, è ovviamente necessario tracciare e identificare con sicurezza tutti gli utenti attraverso tre diversi livelli di sicurezza per verificare l'effettiva identità e limitare specifiche funzionalità. L'utente opera come se facesse le cose comuni, ma gli vengono imposte specifiche policy di sicurezza.

 

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