Dentro il container c’è il Data Center

Bastano sei settimane per avere un’infrastruttura pronta all’uso, con un Pue di 1.15

Anche il mondo industriale deve misurarsi con la crescita esponenziale dei dati e la necessità di nuove capacità di elaborazione. Esigenze alle quali è necessario rispondere con la realizzazione di nuovi Data Center, la cui attivazione richiede però tempi spesso lunghi.

A questa situazione Rittal risponde con Rimatrix S, una serie di Data Center pre-ingegnerizzati e realizzati in fabbrica, dove vengono anche testati e certificati. Si tratta di moduli, disponibili a catalogo, che possono essere ordinati in base a codice e prezzo, con la possibilità di specifiche espansioni anche in futuro e in base alle esigenze specifiche.

Le configurazioni di base attualmente proposte sono quattro, con potenze differenti e disponibili anche nella versione con Ups a bordo. Il tutto ulteriormente differenziato in tre varianti per garantire altrettanti livelli di sicurezza: Standard Room Indoor, Container e Security Room. Quest’ultima versione, in particolare, è in grado di resistere a incendi, crolli e inondazioni. Ma la soluzione più originale e apprezzata in ambito industriale è sicuramente quella contenuta all’interno di container, realizzati e testati da Rittal nei propri impianti produttivi, consegnati al cliente pronti per essere allacciati agli impianti elettrici esistenti ed entrare immediatamente in funzione. Questo significa che, dal momento dell’ordine, un Data Center, anche di dimensioni significative, può essere attivato nell’arco di sole sei settimane. Così come, una volta installato, è riposizionabile in sole 24 ore.

Il fresco che tutti vorremmo

Oltre alla protezione fisica, i Data Center sono chiamati a garantire adeguate condizioni climatiche alle apparecchiature informatiche. Il tutto con un’attenzione sempre più esasperata ai consumi energetici. La climatizzazione, infatti, impatta molto sull’efficienza. Un ambito nel quale il Pue (Power Usage Effectiveness), dato dal rapporto tra l’energia assorbita dal sistema e quella effettivamente usata dalle apparecchiature informatiche, permette di misurare obiettivamente le prestazioni energetiche di un’infrastruttura. Se l’Uptime Institute, indica mediamente, i Data Center oggi in funzione hanno un Pue compreso fra 1,8 e 1,89. Questo significa che, a fronte di 1 Watt usato dalle macchine computazionali, ne vengono consumati 1,8 per raffreddarle.

Questi significa che quasi la metà dell’energia assorbita viene utilizzata solo per garantire alle macchine di operare a una temperatura ottimale. Uno spreco energetico, oltre che economico, al quale Rimatrix S replica con il software Dcim, sviluppato appositamente per il monitoraggio e la gestione delle infrastrutture più complesse. A differenza delle soluzioni create per generare semplici notifiche, Dcim è un’intelligenza artificiale che può essere programmata con specifici diagrammi di flusso, in grado di reagire alle situazioni che si stanno verificando. Questo significa che, oltre la semplice funzione di accendere spegnere il condizionamento, è in grado di spostare una serie di elaborazioni tra i diversi server, e anche di effettuare shotdown programmati. La soluzione è talmente evoluta da essere addirittura capace di riconoscere e configurare in modo ottimale i singoli apparati installati.

Un’innovazione che, unita a una serie di accorgimenti specifici sui flussi di aria fresca, ha permesso di ottenere un Pue, certificato dal Tuv, pari a 1,15. Il tutto a fronte di soluzioni che, essendo realizzate a livello industriale, prevengono anche i rischi di errori e le problematiche, tipiche delle realizzazione ex-novo, che prolungano per mesi la realizzazione di un nuova Data Center. Con Rimatrix S, infatti, Rittal propone una soluzione con tempi e modalità certe. Viene infatti assemblata in fabbrica, all’interno di un container di dimensioni standard, e viene consegnata, pronta per essere collegata alla rete elettrica, direttamente presso la sede del cliente.