La nuova sfida 40-27-30

L'obiettivo è ridurre del 40% le proprie emissioni di CO2. Un obiettivo al quale dovrà contribuire la capacità di ricavare il 27% dell'energia da fonti rinnovabili e migliorare del 30% l'efficienza energetica

Gli obiettivi di 20-20-20 sembrano ormai essere stati raggiunti, la nuova sfida è oggi identificata da un nuovo obiettivo, sintetizzato dalla sigla 40-27-30. Sicuramente più difficile da ricordare, ma con obiettivi anche più difficili da raggiungere. Ma Giuliano Monizza, Former VP di Abb, non ha dubbi sul fatto che proprio le aziende italiane possano rivestire un ruolo fondamentale, in virtù della grande esperienza accumulata negli anni. Così, ribadisce Monizza, le tecnologie sviluppate sinora possono trasformare le problematiche di cambiamento climatico in un'opportunità anche economica. Questo partendo dal fatto che “A2A, Enel e Acea sono eccellenze riconosciute a livello mondiale anche per merito dei risultati ottenuti dall'industria elettromeccanica italiana.

 

 

Cosa significa?

Ma cosa significa la sigla 40-27-30, con la quale le aziende italiane dovranno confrontarsi nei prossimi anni? Si tratta di numeri che rappresentano percentuali obiettivo per ogni singolo Paese, chiamato a ridurre del 40% le proprie emissioni di CO2. Un obiettivo al quale dovrà contribuire la capacità di ricavare il 27% dell'energia da fonti rinnovabili e migliorare del 30% l'efficienza energetica.

Un cammino che non può quindi prescindere dall'impiego delle tecnologie più innovative, prime fra tutte quelle sviluppate per migliorare le prestazioni dei motori elettrici. Attualmente, infatti, il 40% dell'energia elettrica consumata in Italia è assorbita dai motori elettrici. Agendo su questi apparecchi si potranno avere significativi risultati, facendo leva anche sul fatto che i produttori italiani “sono in grado di proporre sul mercato i motori più efficienti al mondo”. Apparecchiature che, come emerso da verifiche sul campo, possiedono un Roi inferiore a 1 anno.

 

Bisogna crederci

In questo processo di riduzione delle emissioni e dei consumo, le tecnologie hanno un ruolo fondamentale e gli ingegneri sono chiamati a ricoprire un ruolo essenziale, spiega Monizza. Il tutto partendo dal fatto che, mentre in passato esistevano norme nazionali e contrastanti, si sta assistendo ad una progressiva unificazione, che facilità la condivisione delle competenze, ma soprattutto l'esportazione delle soluzioni tecnologiche. Tecnologiche che, negli ultimi anni, hanno permesso di passare, in fase di generazione, da un'efficienza del 30 ad una del 45%. Un incremento significativo, così come è significativo il fatto che, negli impianti di cogenerazione, la percentuale attuale è dell'85%.

É ancora bassa, invece, l'efficienza dei pannelli fotovoltaici installati in Italia, il cui valore medio è oggi inferiore al 17%. Esistono però tecnologia, seppur in fase sperimentale avanzata, che secondo Monizza, possono portare a un'efficienza superiore al 35%.

Il grosso limite delle rinnovabili, nel recente passato, era però rappresentato dalla difficoltà nell'equilibrare produzione e consumi. Una difficoltà che andava a gravare sulla possibilità di sfruttare al meglio proprio le energie rinnovabili. Oggi, però, le soluzioni di storage elettrico possono colmare questo gap, con la possibilità di produrre energia fotovoltaica durante il giorno e consumarla nella notte per ricaricare le auto elettriche.

In questo processo evolutivo, ribadisce Monizza, “L'industria elettromeccanica italiana ha fatto passi da gigante per la trasmissione e le interconnessioni. Al punto che persino gli americani stanno imparando da noi, così come nei Paesi del SudEst asiatico i drammatici problemi di inquinamento stanno favorendo l'impiego di nuove tecnologie a ridotto consumo energetico.

Non serve più produzione, ma capacità di utilizzare bene l'energia stessa. Che sia energia rinnovabile o da cicli combinati, l'energia e le tecnologie ci sono. Oggi possiamo fare lo storage dell'energia elettrica anche a livello domestico. Proprio lo storage rappresenta una svolta in ambito energetico, perché consente di accumulare i surplus energetici e utilizzarli nei momenti di maggior richiesta. Una nuova opportunità che permette a Monizza di affermare: “Non serve più produzione, ma la capacità di utilizzare bene l'energia stessa. Che sia energia rinnovabile o da cicli combinati, l'energia e le tecnologie ci sono. Ma abbiamo la coscienza di passare le competenze alla generazione future?”

Per questo compito Monizza ritiene che gli ingegneri possano avere un ruolo determinante, perché è ormai facile raccogliere i dati più svariati, ma occorre saperli gestire al meglio e, soprattutto, “bisogna crederci”.

 

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