{"id":3628,"date":"2017-11-02T16:25:22","date_gmt":"2017-11-02T15:25:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.bitmat.it\/specialesicurezza\/?p=3628"},"modified":"2017-11-02T16:25:22","modified_gmt":"2017-11-02T15:25:22","slug":"la-zona-grigia-affligge-la-cyber-security","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bitmat.it\/specialesicurezza\/news\/3628\/la-zona-grigia-affligge-la-cyber-security","title":{"rendered":"La zona grigia che affligge la cyber security"},"content":{"rendered":"<p>\n\tDi fronte all&rsquo;odierno panorama caratterizzato da minacce di livello avanzato, da tempo la best-practice prevede una difesa stratificata e profonda. La prima linea di tale difesa (a parte solide attivit&agrave; di formazione e di manutenzione dei sistemi) solitamente &egrave; perimetrale: antivirus, firewall di ultima generazione e sistemi antintrusione (Intrusion Prevention Systems, IPS). Gli altri strati di difesa possono prevedere sistemi per la gestione degli eventi e delle informazioni sulla sicurezza (Security Information and Event Management, SIEM) oltre a soluzioni per la prevenzione della perdita di dati (Data Loss Prevention, DLP) e le innovative soluzioni di risposta e rilevazione degli endpoint (Endpoint Detection and Response, EDR).\n<\/p>\n<p>\n\tTuttavia, tutti questi strati lasciano una zona grigia: dopo che il malintenzionato si &egrave; introdotto nel perimetro, ma prima che abbia compromesso i sistemi chiave e trafugato i dati. Attualmente &egrave; difficile notare, tenere traccia e contrastare rapidamente malware avanzati e attacchi mirati presenti proprio in queste fasi.&nbsp;Occorre dunque una visibilit&agrave; in tempo reale delle possibili attivit&agrave; di minaccia dopo l&rsquo;exploit iniziale, mentre l&rsquo;infiltrato valuta la rete, cerca i punti deboli e si prepara ad appropriarsi dei dati.\n<\/p>\n<p>\n\t<strong>La zona grigia odierna<\/strong>\n<\/p>\n<p>\n\tIl problema risiede nel fatto che le difese perimetrali forniscono un&rsquo;allerta per le minacce note, ma non hanno visibilit&agrave; sulla ricognizione dell&rsquo;avversario o i movimenti laterali e soprattutto non sono in grado di capire quali altri sistemi potrebbero essere compromessi. Ci&ograve; &egrave; dovuto ai sistemi di prevenzione della perdita di dati e di risposta e rilevamento degli endpoint, che avvertono in caso di accessi sospetti &nbsp;e\/o di furti di asset critici. Purtroppo, tali sistemi non sono concepiti per individuare e tantomeno tenere traccia di comportamenti minacciosi che si presentano in rete.\n<\/p>\n<p>\n\tSebbene offrano una maggiore visibilit&agrave;, i sistemi SIEM sono sviluppati per fungere da strutture difensive che reagiscono a indicatori noti; soluzioni non ottimali, dunque, al momento di individuare in maniera proattiva movimenti laterali sospetti oppure attivit&agrave; correlate a malware nuovi\/ignoti. Riuscire a filtrare e assegnare una priorit&agrave; agli effettivi indicatori di compromissione (Indicators of Compromise, IoC) tra l&rsquo;immensa mole di allerte pu&ograve; rivelarsi un compito arduo. Come se non bastasse, ottenere un&rsquo;immagine completa di un&rsquo;intera attivit&agrave; di attacco che interessa la rete &egrave; difficile e richiede tempi lunghi.\n<\/p>\n<p>\n\tLe minacce pi&ugrave; pericolose da affrontare al giorno d&rsquo;oggi non sono i semplici malware ma le campagne di attacco orchestrate da soggetti umani. La componente malware &egrave; comunque sviluppata per operare furtivamente eludendo, inosservata, gli strati di sicurezza. Questi strumenti riscuotono successo: numerose violazioni restano ignote finch&eacute; un soggetto terzo non avverte la vittima.\n<\/p>\n<p>\n\t<strong>Migliore visibilit&agrave; dopo l&rsquo;exploit<\/strong>\n<\/p>\n<p>\n\tCi&ograve; che occorre realmente &egrave; una visibilit&agrave; immediata e flessibile delle tecniche di attacco, dopo le manovre iniziali (siano essere rilevate o meno) e prima che dati e sistemi vengano ulteriormente compromessi: l&rsquo;avanscoperta interna, il movimento laterale, le comunicazioni esterne, le credenziali soggette a escalation o rubate. Grazie a una&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.arbornetworks.com\/blog\/insight\/post-exploit-visibility-need-speed\/\">migliore visibilit&agrave; dopo l&rsquo;exploit<\/a>&nbsp;le aziende possono:\n<\/p>\n<ul>\n<li>\n\t\tAttivarsi proattivamente nella ricerca di attacchi di matrice umana; indagare se le minacce in atto possano annidarsi nella rete. Considerando che la rapidit&agrave; &egrave; essenziale, i team IT sono in grado di collegare meglio le allerte, i sistemi e i comportamenti;\n\t<\/li>\n<li>\n\t\tOttimizzare le operazioni dei SOC esistenti e gli investimenti in strumenti di sicurezza aggiornati, ad esempio con un&rsquo;individuazione pi&ugrave; rapida dei falsi positivi e l&rsquo;assegnazione delle priorit&agrave; alle minacce reali;\n\t<\/li>\n<li>\n\t\tArrestare completamente le infiltrazioni e ostacolare gli attacchi. Tenere traccia dei movimenti laterali degli antagonisti, dei sistemi che hanno toccato o dei payload lanciati, oltre a eliminare tutte le componenti dell&rsquo;attacco prima che possano provocare danni.\n\t<\/li>\n<\/ul>\n<p>\n\t<strong>L&rsquo;automazione al servizio delle capacit&agrave; umane<\/strong>\n<\/p>\n<p>\n\tL&rsquo;entit&agrave;, la quantit&agrave; di dati e la velocit&agrave; della minaccia impongono il massimo livello di automazione possibile nella visibilit&agrave; successiva all&rsquo;attacco. Tuttavia, gli attacchi pi&ugrave; complessi sono ideati da soggetti umani e, come gi&agrave; noto, nessuna macchina analitica riesce a superare la mente umana quanto a complessit&agrave; e sofisticazione. L&rsquo;automazione non &egrave; mai in grado di sostituirsi agli addetti umani alla difesa che combattono in prima linea, ma &egrave; senz&rsquo;altro un utile strumento che li coadiuva e ne potenzia le capacit&agrave;.\n<\/p>\n<p>\n\tMan mano che si ampliano le conoscenze sul comportamento di attacco e sui processi per individuarli l&rsquo;automazione diventa sempre pi&ugrave; utile e imprescindibile. Si tratta di uno strumento in rapida evoluzione, che pu&ograve; per&ograve; gi&agrave; essere suddiviso in tre categorie.\n<\/p>\n<ul>\n<li>\n\t\t<u>Automazione di flussi di lavoro<\/u>: automazione del flusso quotidiano del SOC in cui i diversi processi, talvolta anche le comunicazioni manuali al telefono e le e-mail, e l&rsquo;uso di fogli elettronici sono integrati e automatizzati. Si tratta di un processo simile a quello avvenuto negli anni &rsquo;90 del secolo scorso con l&rsquo;automazione degli help desk informatici.\n\t<\/li>\n<li>\n\t\t<u>Analisi automatizzata<\/u>: integrazione di intelligence delle minacce pi&ugrave; attenta al contesto per un&rsquo;analisi che fa leva sull&rsquo;automazione. Dalla ricerca basata sul contesto all&rsquo;individuazione pi&ugrave; veloce dei falsi positivi grazie alla correlazione automatica dei dati provenienti dai vari sistemi. Popolazione automatica delle indagini SOC con intelligence sulle minacce contestuali: insieme alla visualizzazione degli specifici indicatori l&rsquo;utente, l&rsquo;IP di destinazione (con i dati relativi alla reputazione) e la porta in uso. In questi casi l&rsquo;automazione riesce a ridurre le operazioni manuali oltre a rendere possibile una valutazione pi&ugrave; veloce ed efficace delle allerta.\n\t<\/li>\n<li>\n\t\t<u>Risposta automatica alle minacce<\/u>: contromisure automatiche presso endpoint e reti volte a rispondere alle minacce prima che i dati vengano sottratti. Sviluppo di playbook per la sicurezza e contromisure &ldquo;immediate&rdquo;, ad esempio un attacco malware confermato si traduce nella quarantena per l&rsquo;host e nel blocco dell&rsquo;IP nel firewall.\n\t<\/li>\n<\/ul>\n<p>\n\tMa la vera battaglia contro le campagne di attacco avanzate si combatte dopo che &egrave; gi&agrave; avvenuta la violazione. &Egrave; dunque essenziale disporre della visibilit&agrave; in tempo reale delle tecniche di attacco adottate. La visibilit&agrave; successiva all&rsquo;exploit ostacola gli avversari nel tentativo di celarsi e agevola chi subisce l&rsquo;attacco nelle attivit&agrave; di difesa. &Egrave; dunque ora che le organizzazioni si sbarazzino della zona grigia che affligge la cyber security dei propri sistemi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A cura di Ivan Straniero, Regional Manager, Southern &amp; Eastern Europe di Arbor Networks<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3492,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"inline_featured_image":false,"footnotes":""},"categories":[8,12],"tags":[4088,4023],"class_list":{"0":"post-3628","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-opinioni","8":"category-primo-piano","9":"tag-arbor","10":"tag-sicurezza"},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO Premium plugin v26.3 (Yoast SEO v27.4) - 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