Shönberger, uno dei massimi esperti mondiali di Big data, vaglia le opportunità di crescita economica e i lati oscuri

[section_title title=Big data: la dittatura dei dati – Parte 2]

Per diventare una big data company, ci vogliono molti soldi? Shönberger ha spiegato con esempi pratici che non è così: non serve costruire una grande “server farm”, perché esistono i cloud server, dunque non c’è grande investimento iniziale. Ma quello che serve è avere accesso ai dati, o raccogliendoli direttamente oppure prendendo quelli che sono disponibili gratuitamente o ancora ottenendoli da chi non sa come utilizzarli.
Il fulcro però è questo: bisogna avere ben chiaro che i Big Data si possono utilizzare e possono risolvere problemi e creare sviluppo, economico e sociale.

Dark Sides. Ci sono però i lati oscuri. Se il pericolo per la privacy non spaventa tanto Shönberger, pur ricordando l’orwelliano “1984”, «ciò che mi impaurisce – ha detto – è invece che l’abuso e la manipolazione di Big data potrebbe portare a farci punire un uomo non più per ciò che ha fatto ma per ciò che i dati prevedono farà nel futuro. Certo, sarebbe bello sapere in anticipo, per esempio, se una persona sarà assassinata e quindi evitarlo, salvare una vita, ma puniremo qualcuno senza prova e dunque nessuno potrà più provare la sua innocenza, con molte analogie con il film “Minority report” ». Shönberger ha evidenziato però che «il problema non è il big data. Il problema è come noi usiamo – o abusiamo – dell’analisi di big data. Perché il big data ci dice solo che cosa è possibile accada, non ci dà causalità bensì correlazione. È che noi umani vogliamo vedere la causalità anche dove e quando non dovremmo. Dunque siamo noi che tendiamo a creare gli abusi». Dobbiamo perciò fare moltissima attenzione, perché «mettendo in pericolo il “libero arbitrio” eliminiamo la responsabilità umana: se io sono punito perché si pensa che commetterò un crimine, allora perché non commetterlo davvero?». Un pericolo effettivo che ci deve spingere a proteggere la nostra libertà. Per Shönberger dobbiamo farci difendere da professionisti, dalle nuove professionalità che i big data stanno creando per il futuro. E dobbiamo operare affinché i big data non siano in mano a un’oligarchia di “baroni” che ci possa portarci alla «dittatura dei dati».
I Big data ci aiutano a capire meglio il mondo e a risolvere problemi, ma ci portano anche nuovi problemi e sfide. «Dobbiamo perciò – ha concluso Shönberger – salvare uno spazio sicuro per la nostra creatività, l’immaginazione, l’irrazionalità, dobbiamo anche saperci ribellare a quanto dicono i dati, perché sono solo un’ombra della realtà, sono incompleti. E dobbiamo farlo con umiltà e umanità».