I mutui per i lavoratori indipendenti con partita Iva vengono erogati con più difficoltà e sempre meno sono quelli che riescono ad ottenerlo.

La crisi economica ha messo a dura prova tutti gli Italiani, dai privati alle aziende. Per acquistare casa o semplicemente per disporre di liquidità, sempre più persone sono costrette ad accendere un mutuo. In questo caso è però indispensabile sceglierne uno davvero vantaggioso in modo da non rischiare di rimanere strangolati dagli interessi. Per fare ciò occorre prendersi del tempo per confrontare le varie soluzioni proposte dalle banche, considerandone per ciascuna pro e contro. Solo dopo aver eseguito questa operazione saremo in grado di trovare un mutuo conveniente che ci permetta di ottenere la liquidità di cui abbiamo bisogno ad un tasso vantaggioso.

In molti casi però è l’accesso al credito il vero problema. Sebbene l’ABI abbia annunciato che nei prossimi mesi aumenterà il numero di mutui alle Pmi italiane, sono ancora molte le imprese che faticano a restare a galla a causa della mancanza di liquidità. Ma la loro non è purtroppo l’unica situazione disperata: anche i liberi professionisti con partita Iva non riescono ad accedere al credito di cui avrebbero bisogno.

Contando anche professionisti e imprenditori, i possessori di partita Iva in Italia ammontano a più di tre milioni e la maggior parte di questi sono lavoratori precari che si sono necessariamente dedicati alla libera professione come alternativa alla disoccupazione. Tra i tanti limiti della precarietà, si aggiunge adesso la difficoltà di ottenere un mutuo per la prima casa.

Da un’analisi elaborata da Mutui.it, pare che le banche siano restie a concedere un prestito a chi non abbia una valida liquidità da assicurare: sul totale annuo dei prestiti erogati in Italia, solo il 5,3% viene intestato ad un libero professionista.

L’indagine ha analizzato più di 6 mila domande di mutuo – e successive concessioni – da gennaio ad agosto e ha mostrato che chi è riuscito ad ottenere il finanziamento ci è riuscito perché ha accettato il prestito per una piccola parte della casa.

I numeri, infatti, parlano chiaro: per un lavoratore autonomo (statisticamente di un’età media di 44 anni), la massima somma erogata è del 40% rispetto al valore totale dell’immobile per cui si richiede il prestito; di solito l’importo assegnato si aggira sui 123 mila euro restituibile in circa 20 anni. Per quanto riguarda i tassi, invece, il 68% di questi mutuatari sceglie indubbiamente il tasso variabile.

La conseguenza più evidente di un sistema di finanziamenti che viaggia in questa direzione è l’allargamento continuo del margine tra i lavoratori indipendenti e quelli che invece riescono ad assicurare una liquidità più corposa, ovvero gli imprenditori e i professionisti.

Infatti un dato importante che è emerso dalla ricerca in questione è quello relativo alla distanza tra la domanda dei mutui e le effettive concessioni da parte degli istituti bancari ai lavoratori autonomi: ben il 12% del totale delle domande contro il 5,3% delle risposte positive.