Nonostante il Ministero dei Beni Culturali assicurava che non ci sarebbe stato un aumento dei prezzi per il consumatore finale, non sono state stabilite regole rivolte ai produttori che difficilmente si accolleranno il costo totale dei rincari.

Da oggi pagheremo di più. Per l’esattezza, fino a 5,2 euro in più sugli smartphone, 4 euro per una TV, fino a 9 euro su chiavette Usb. Sono questi alcuni dei rincari che colpiscono i consumatori italiani a seguito della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del Decreto del Ministero dei Beni culturali relativo all’Equo Compenso.

Per equo compenso si intende un contributo imposto ai produttori e agli importatori di prodotti elettronici finalizzati alla riproduzione o alla registrazione di contenuti creativi come indennizzo sull’utilizzo e la copia privata delle opere protette da diritto d’autore. C’è dal 2003, ma la modifica ha portato ad un suo raddoppio.

Vediamo di seguito i nuovi valori.

Smartphone e Tablet

Fino a 8GB – 3 Euro
Tra 8 e 16 GB – 4 Euro
Tra 16 e 32 GB – 4,90 Euro
Oltre i 32 GB – 5,20 Euro

Prima l’equo compenso era di 90 centesimi sugli smartphone e 0 sui tablet

TV
Se dotate di registratore interno – 4 euro – a cui si deve sommare una cifra compresa tra gli 0,01 euro fino a 20 Euro per l’hard disk interno.

PC
Indipendentemente dalla memoria – 5,20 euro. Precedentemente era di 2,40 o 1,90 a seconda dell’integrazione del masterizzatore

Cellulari non smartphone – 50 cent

Chiavette USB – 10 Cent a GB fino ad un massimo di 9 Euro

DVD – 20 cent

Considerando i trend di crescita del mercato dell’elettronica di consumo nel 2013 “si stima per le casse della Siae un gettito totale di 157 milioni di euro, con un aumento del 150% rispetto al 2013” ha dichiarato il presidente di Confindustria digitale, Elio Catania.

Ma chi lo pagherà l’Equo compenso? Una nota del ministero assicurava che non si sarebbero tramutati in aumento di prezzo al consumatore finale, perché l’industria avrebbe assorbito i rincari dell’equo compenso. “Ma non c’è nessuna garanzia che succeda così e anzi difficilmente i produttori si vorranno accollare aumenti di questa portata. Per questo motivo faremo ricorso al Tar del Lazio”, ha dichiarato Marco Pierani, responsabile rapporti istituzionali di Altroconsumo.