Secondo Kasperky le imprese saranno costrette a praticare operazioni illegali per riuscire a sopravvivere sul mercato

Cyberspionaggio: sconfiggere un nemico che agisce nell'ombra

Le ecclatanti rivelazioni di Snowden hanno evidenziato come gli stati nazionali conducano operazioni di cyber-spionaggio, anche allo scopo di fornire un aiuto, dal lato economico, alle «proprie» società ed organizzazioni. Tali elementi hanno in qualche modo infranto una sorta di barriera «morale», la quale, sino ad oggi, tratteneva le imprese dal ricorrere a simili metodi radicali a livello di lotta concorrenziale. In considerazione delle nuove realtà che sono emerse, plasmate dalle attuali circostanze, le aziende si trovano sempre più di fronte al compito di dover condurre attività del genere.

Secondo Kaspersky, le società si vedranno quindi, sotto molti aspetti, costrette a praticare operazioni di cyber-spionaggio di natura economico-commerciale allo scopo di non perdere la propria competitività, visto che, magari, i diretti concorrenti, stanno già ricorrendo a pratiche di spionaggio per ottenere evidenti vantaggi a livello concorrenziale. Non è tra l’altro escluso che, in certi paesi, le società possano condurre campagne di cyber-spionaggio anche nei confronti di agenzie ed enti governativi, così come riguardo ai propri dipendenti, partner e fornitori.

Le imprese possono tuttavia realizzare simili attività soltanto avvalendosi dei cosiddetti cyber-mercenari, ovvero gruppi organizzati di hacker altamente qualificati, specializzati nel fornire, a società ed organizzazioni, servizi commerciali inerenti allo svolgimento di attività cyber-spionistiche. Nella circostanza, tali hacker verranno piuttosto denominati con l’appellativo di «cyber-detective».

Uno degli esempi più evidenti di utilizzo di hacker «assoldati» per l’esecuzione di campagne di cyber-spionaggio commerciale è rappresentato dall’attacco informatico denominato Icefog, scoperto nell’estate del 2013.