Recenti sviluppi delle Tecnologie dell’Informazione e delle Comunicazioni (ICT) applicate ad Internet hanno reso inadeguata la regolamentazione vigente per quanto riguarda la tutela della privacy.

Pur essendo il tema largamente dibattuto e oggetto di attività regolatoria, esso non sembra avere lo stesso livello di priorità (in particolare da parte dei nativi digitali) rispetto ad altre tematiche poste dalla rete, come il diritto all’accesso. Social Media, Motori di Ricerca e Servizi Cloud emergono fra i maggiori responsabili tecnologici del gap regolatorio in tema di privacy. Essi pongono il Diritto di fronte a nuove sfide dettate da nuove esigenze. Quella di garantire la tutela della privacy nel corretto equilibrio con i diritti di accesso all’informazione e di comunicazione volontaria d’informazioni proprie. Quella di adeguarsi alla natura globale della rete e all’ubiquità dell’informazione, superando i confini nazionali con una normativa multinazionale. Infine quella di predisporsi ai prevedibili ulteriori sviluppi tecnologici.

La ricerca tecnologica a sua volta ha davanti a sé la sfida di fornire nuovi strumenti utili a tutelare la privacy, consentendo allo stesso tempo il corretto equilibrio citato, e a facilitare contestualmente sia la regolamentazione, sia lo sviluppo di nuove aree di business legate al trattamento dei dati personali. Sicurezza informatica, autenticazione, oblio dei dati, trasmissione sicura, tracciabilità, storage, sono aree nelle quali l’innovazione tecnologica è può fornire nuove efficaci soluzioni di supporto ai diritti.

Lo stesso Mercato Unico Digitale dell’UE non può prescindere dall’adeguamento delle normative in quest’area. Il trattamento dei dati personali e la revisione della direttiva e-privacy sono oggetto di una delle 16 azioni chiave della strategia per il DSM, recentemente annunciata dal Presidente Juncker e all’ordine del giorno della prossima riunione del Consiglio Europeo.

“La pubblicazione della strategia comunitaria sul Digital Single Market, avvenuta lo scorso 6 Maggio, ha dato un contributo altamente significativo e creato condizioni favorevoli per incentivare lo sviluppo dei nuovi mercati digitali. – ha spiegato Andrea Penza, Presidente di AICT – Si parla di 415 miliardi di Euro l’anno e centinaia di nuovi posti di lavoro, certamente ossigeno per l’economia europea, ancora sofferente e fortemente legata a “format di business” non del tutto rispondenti ai nuovi paradigmi innovativi. In particolare ci si aspetta a breve una maggiore consapevolezza sulla necessità di accedere a beni e servizi digitali in tutta Europa, sia da parte di aziende che dei cittadini in modo che la potenzialità di crescita dell’economia digitale possa svilupparsi pienamente. Evidentemente è assolutamente necessario che Istituzioni, Autorità, aziende ed Associazioni di categoria facciano la loro parte per facilitare la creazione di un contesto favorevole e parità di condizioni per un corretto sviluppo delle reti digitali e dei servizi innovativi”.