Flessibilità di orario e tecnologie all’avanguardia sono elementi chiave per la soddisfazione dei dipendenti secondo una ricerca Ricoh. L’abbandono di un singolo lavoratore costa mediamente 30 mila euro ad azienda.

Tra i diversi asset che un’impresa ha a disposizione, il personale è senza dubbio uno dei più importanti. Le organizzazioni che riusciranno a gestire risorse maggiormente competenti e qualificate avranno forti probabilità di arrivare al successo rispetto ai concorrenti che invece attribuiscono poca attenzione a questo fattore.

La gestione e la scelta dei lavoratori risultano essere quindi elementi strategici per il management aziendale il quale, come emerso da una recente ricerca Ricoh, oltre alla fidelizzazione dei clienti, all’individuazione di nuovi canali commerciali e alla soddisfazione degli azionisti, deve superare i nuovi ostacoli legati proprio alla gestione delle risorse umane. A rendere ancor più complesso questo compito è l’avvento delle nuove tecnologie che stanno avendo significativi impatti sul modo di vivere e lavorare delle persone.

Come cambiano quindi le modalità lavorative dei dipendenti? 

Secondo il professore di Psicologia del lavoro alla Lancaster University, Cary Cooper la concezione di lavoro così come oggi la intendiamo è destinata a subire una profonda rivoluzione: la parola d’ordine sarà infatti flessibilità. I manager dovranno gestire un numero continuamente variabile di dipendenti che lavoreranno con modalità sempre più differenziate, dal part-time a periodi di tempo molto brevi, per rispondere alle esigenze della popolazione più anziana (che dovrà lavorare più a lungo) e delle nuove generazioni che vogliono invece crearsi una famiglia. Nasceranno pertanto conflitti proprio tra la Generazione Z, cresciuta con la tecnologia digitale, e le persone più anziane che vedranno con sospetto i nuovi inserimenti, ritenuti sicuramente più smart. A supportare le tesi di Copper c’è anche James Baron, esperto di gestione d’impresa e sociologia alla Yale University, che vede i Millennial molto più concentrati delle generazioni precedenti su finalità ed obiettivi da raggiungere in ambito lavorativo e anche maggiormente propensi a lavorare da remoto e con la libertà di orario.

Le imprese avranno quindi il compito di attrarre e trattenere i talenti proprio sulla base di  queste esigenze, esigenze di giovani ormai abituati a vivere in un contesto sempre più digitale. Il rischio per le imprese sarebbe infatti quello di perdere figure competenti con ripercussioni economiche significative:  la sostituzione di un dipendente di una PMI si aggira intorno alle 30.000 sterline[1].

La tecnologia sbarca in ufficio

Oltre a dover affrontare la gestione di una popolazione aziendale sempre più eterogenea per età e modalità lavorative, i manager sono chiamati a modernizzare gli uffici sia per migliorare l’efficienza che il benessere dei dipendenti, spingendo così verso il concetto di “everywhere ergonomics“.  “L’ergonomia totale”, definita in questo modo dal professore della Cornell University (USA) Alan Hedge, parte dalle smart home per poi giungere negli ambienti lavorativi: nei prossimi anni lavoreremo su superfici che rilevano la nostra presenza e ci siederemo su sedie intelligenti, che misureranno la postura e il tempo in cui si sta seduti. Più scontata è invece l’introduzione anche nelle organizzazioni di tutto il mondo dei wearables device a seguito del successo ottenuto in ambito consumer: il 79% delle aziende europee sta sperimentando un aumento nel numero di dipendenti che adoperano i dispositivi indossabili sul luogo di lavoro e il 77% incoraggia attivamente il loro uso. Le ragioni di queste scelte derivano essenzialmente dalla possibilità per l’‘iWorker di accedere in modo semplice a informazioni personali e professionali grazie all’interazione dei device  con le superfici che ci circondano. Una tendenza questa, confermata da una ricerca Ricoh del 2013 secondo cui le principali aziende prevedono che, entro il 2018, la maggior parte della loro forza lavoro sarà composta da dipendenti che hanno costante accesso a tutte le informazioni necessarie grazie all’utilizzo dei più svariati dispositivi.

Le imprese che guardano al futuro sanno quanto sia importante prepararsi a integrare le innovazioni tecnologiche già esistenti e quelle che verranno sviluppate in futuro. Quando questo diventerà realtà, sarà necessario innovare i processi e i sistemi più obsoleti, che devono essere ottimizzati già prima dell’adozione delle tecnologie. Le aziende che sono restie al cambiamento e quelle che non si trasformeranno in maniera tempestiva rischiano di finire con l’essere come vecchi trattori nell’era delle macchine intelligenti” ha dichiarato Carsten Bruhn, Executive Vice President, Commercial di Ricoh Europe.


[1] http://www.oxfordeconomics.com/my-oxford/projects/264283