Chi si ferma è perduto. Anche quando il passato è glorioso, rimanere ancorati a vecchi principi o modelli organizzativi può risultare una strategia ancora efficace nel breve termine, ma che non può che rivelarsi sbagliata nel lungo periodo. “Solo chi è capace di cambiare sopravvive” ha dichiarato il famoso naturalista Charles Darwin nella metà dell’800. Una frase molto azzeccata anche per il settore dell’Istruzione, dove l’insegnamento ai giovani – e quindi al nostro futuro – non può che essere costantemente rinnovato proprio a seconda dell’evoluzione della società e del contesto nel quale stiamo vivendo. E oggi ciò che ci circonda è un mondo sempre più tecnologico.

Il settore dell’Istruzione deve quindi rinnovarsi e abbracciare la trasformazione digitale. Un compito di certo non facile questo, soprattutto in un momento di difficoltà economica in cui l’assenza di fondi risulta essere uno dei principali freni alla capacità di cambiamento. Secondo una recente ricerca sponsorizzata da Ricoh, manca inoltre un approccio comune e condiviso tra i diversi uffici, le business unit e le funzioni (44% del campione), ma anche l’eccessiva burocrazia (35%) non permette di intraprendere rapidamente le iniziative volute. Quindi, se da una parte i dirigenti europei del settore dell’Istruzione concordino con la necessità di un’immediata digital transformation, questi sono bloccati dalle problematiche emerse.

I dirigenti del Settore dell’Istruzione hanno un atteggiamento positivo e sono ottimisti nei confronti del futuro di quest’ambito. – ha dichiarato Carsten Bruhn, Executive Vice President di Ricoh EuropeIl 98% di essi, però, si sente sotto pressione soprattutto perché gli viene chiesto di fare di più con meno risorse”.

Tutto ciò è confermato dal fatto che, oltre ad esistere forti vincoli di spesa, il settore dell’Istruzione ha registrato un crollo degli investimenti pubblici destinati alle istituzioni scolastiche in diverse nazioni europee tra cui Italia, Portogallo, Spagna e Regno Unito (rapporto OCSE “Education at a Glance” del 2013).

Nonostante ciò l’approccio dei manager del settore resta fortunatamente molto positivo: l’80% considera la maturità digitale (che si realizza quando un’organizzazione utilizza strumenti avanzati e tecnologie per migliorare i risultati di business, sviluppa in maniera continua iniziative IT e gestisce i processi digitalmente) una priorità rispetto ai colleghi di altri mercati[1]. Questo perché le tecnologie di ultima generazione, oltre a garantire l’ottenimento di un vantaggio competitivo, consentono di rispondere alle esigenze di studenti sempre più digitali.

Come si deve intervenire quindi?

Se la necessità di una digital transformation è stata appurata, non tutti i dirigenti hanno però le idee chiare su come intervenire. Rispetto ad altri settori, quello dell’Istruzione (secondo solo al Settore Pubblico) vede circa il 30% degli intervistati che non sa bene ancora dove indirizzare le risorse disponibili e come avviare nell’organizzazione anche un cambiamento culturale. Proprio per questa ragione la maggior parte dei dirigenti ritiene che la collaborazione con un partner tecnologico esterno possa essere una soluzione vincente.

La tecnologia apre nuovi orizzonti e i dirigenti devono riuscire a focalizzarsi sui processi “core” e a percorrere la strada della digitalizzazione: a rischio è il raggiungimento degli obiettivi futuri degli istituti scolastici” – ha concluso Carsten Bruhn.


[1] Dirigenti del campione di indagine che considerano la maturità digitale una priorità: Settore Finanziario (78%), Pubblica Amministrazione (78%), Settore Sanitario (73%)