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I big data al cinema

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I blockbuster diventano sempre più grandi, grazie al massiccio impiego e alla fitta richiesta di dati – parliamo di big data – durante le produzioni: dalla CGI (Computer Generated Imagery) al 3D, dalle versioni locali dei singoli prodotti alle release 4K o IMAX. Ecco alcuni dettagli sul ruolo che i dati giocano in ogni parte della realizzazione di un film.

1) Secondo le ricerche di NetApp, le previsioni stimano che la produzione dati annuale dell’industria cinematografica raggiungerà 87 mila PB entro il 2017, con un aumento del 400% calcolato dal 2012.

2) Le ricerche di mercato sono il campo di gioco degli analytics: è importante stimare come il botteghino accoglierà un film ancor prima che entri in produzione. Un modello redatto dalla professoressa di matematica Monika Dockendorf suggerisce 12 variabili da considerare per provare a prevedere il successo di un film. Alcuni riguardano direttamente la produzione: regista, attori, paese d’origine, genere, numero di copie distribuite, stagione di proiezione. Altri dipendono da fattori esterni, come il numero di spettatori totali e settimanali del film in questione, i concorrenti, le dimensioni degli investimenti pubblicitari o l’esistenza di possibili seguiti. Bisogna infine considerare l’opinione della stampa.

3) Prendendo in considerazione la post-produzione, la richiesta di alte prestazioni hardware e software aumenta in proporzione diretta con la quantità di dati da trattare. Gli studi d’animazione, per esempio, usano decine di migliaia di processori per lavorare sulle singole scene. Un singolo frame 2K non compresso, infatti, raggiunge i 12 MB, per un totale di 288MB al secondo. Con il 4K, un frame pesa circa 40MB, mentre un secondo raggiunge 1GB. Calcolando la durata media di 90 minuti per film, lasciamo all’immaginazione il conteggio delle dimensioni finali.

4) Anche gli esercenti necessitano di un’avanzata tecnologia: data la cessazione della produzione di pellicola, cominciata nel 2013, le sale che ne hanno avuto la possibilità di sono dotate di proiettori e storage digitali.

5) Il mercato home-video, iniziato con l’era del VHS, ha assunto ormai molteplici forme, dal punto di vista dei servizi – streaming, video on demand o abbonamenti, via satellite o digitale terrestre – e dell’hardware necessario per fruirne. Le pellicole, solo metaforiche, vengono quindi adattate a più formati e dimensioni: se 150MB sono sufficienti per guardare un film sullo smartphone, un blu-ray HD in 3D conta mediamente oltre 50GB di dati.

Redazione BitMAThttps://www.bitmat.it/
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