La questione dei siti web fuori regola, evidenziata da un recente studio di Federprivacy, si tinge adesso di giallo: dopo un convegno di esperti di privacy svoltosi giovedì scorso nei pressi del palazzo di giustizia milanese, in pieno giorno l’auto di Federprivacy è stata presa di mira da ignoti, che hanno frantumato il vetro asportando dal portabagagli il pc contenente tutta la documentazione con la quale era stato dimostrato che il 67% dei siti italiani violano la normativa privacy, riscontrando 24 milioni di euro di multe non contestate in un solo mese.

Il dossier, contenente tutti i dettagli della ricerca, era stato inviato integralmente solo al Garante della Privacy Antonello Soro, e al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, mentre Federprivacy si era limitata a rendere noti solo i dati aggregati ai fini statistici, che però avevano ingenerato non poco scalpore, anche per il fatto che dei 24 milioni di euro di violazioni riscontrate, ben 5 milioni di euro risultavano provenire da siti web di personalità quali politici, artisti, sportivi, e grandi realtà aziendali, che ignorano palesemente i diritti dei cittadini in ordine alla protezione dei dati personali.

Poiché i dettagli della nostra ricerca si erano rivelati assai delicati, avevamo ritenuto opportuno mantenere il massimo riserbo evitando di fare i nomi dei trasgressori, concentrandoci invece su quello che era pertinente alla nostre attività, ovvero il fatto che ben due terzi dei siti italiani non rispetta la normativa privacy – spiega il presidente di Federprivacy, Nicola Bernardi –per questo, avevamo trasmesso il dossier riservato solo al Garante e a Napolitano, proteggendo i nostri file con misure di sicurezza elevate come l’accesso a questi attraverso dati biometrici, e adottando tecniche di crittografia dei dati, con possibilità inoltre di localizzare l’apparato. Purtroppo però, se tale dossier dovesse cadere nelle mani sbagliate, non saremmo in grado di garantire al 100% l’inaccessibilità di tali informazioni, specialmente se i malviventi fossero degli esperti cybercriminali.

Dopo aver constatato l’accaduto, Federprivacy ha provveduto tempestivamente a sporgere denuncia presso i carabinieri di Sesto San Giovanni, allertando anche la polizia postale, che però deve attendere l’ordinanza del magistrato per poter avviare il tentativo di localizzazione del pc sperando di recuperare il dossier.