Secondo Vodafone, alcuni governi avrebbero accesso alle telefonate e ai dati dei clienti della società senza alcuna richiesta di autorizzazione. In pericolo il rispetto dell’articolo 12 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo

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Cittadini sorvegliati all’interno dell’Unione Europea. Nonostante i ripetuti scandali avvenuti a livello internazionale succede ancora, succede vicino a noi.

A rivelarlo è Vodafone, la seconda compagnia telefonica più grande al mondo, che in un report da lei diffuso (scaricabile qui) raccoglie tutti i dati sul controllo delle comunicazioni da parte dei governi dei 29 paesi in cui opera. I governi dei paesi “spioni” avrebbero accesso alle telefonate e ai dati dei clienti della società senza la necessità di un’autorizzazione, senza avere bisogno di un mandato, di avvertire un giudice o di farne richiesta alla compagnia. Vodafone, in particolare, fa riferimento all’esistenza di un network di cavi che permette ad agenzie di sorveglianza di alcuni governi di ascoltare le conversazioni e, in certi casi, di identificarne la posizione.

I Paesi coinvolti, a detta della società di telefonia, sarebbero sei, ma non sono emersi ulteriori dettagli. Per ora i nomi delle nazioni sono avvolti nel mistero, anche per timore che avvengano ritorsioni contro i dipendenti. Tuttavia, restringere il campo non è completamente impossibile. Per una volta l’Italia, che ha leggi molto precise in materia, dovrebbe essere estranea allo scandalo, ed, anzi, guida la classifica delle richieste “legali” di accesso ai tabulati con ben 605,601 domande nel 2013. Molto più probabile che i sei Paesi coinvolti comprendano uno tra Albania, Egitto, Ungheria, India, Malta, Qatar, Romania, Sudafrica e Turchia, tutte nazioni dove vige il divieto assoluto, anche per Vodafone, di rivelare il numero di intercettazioni e il modo in cui vengono svolte.

Come detto, pare molto improbabile che nel Belpaese avvenga una sorveglianza di questo tipo, ma i dati emersi dal report che ci riguardano devono farci comunque riflettere. Abbiamo già accennato prima che nel 2013 sono state 605,601 le richieste di accesso ai tabulati che le autorità italiane hanno inoltrato alla sola Vodafone, senza prendere in considerazione le richieste estese agli altri operatori, a fronte invece, per esempio, delle sole tre del governo francese. Molto alto anche il numero complessivo delle richieste per intercettazioni legali riferite al 2012 che ammontano a ben 140.557, mentre, per fare qualche esempio, le richieste di questo genere nel Regno Unito sono state solo 2.760 nel corso del 2013.

Con il rapporto pubblicato da Vodafone l’articolo 12 della Dichiarazione universale dei diritti umani, che sancisce il rispetto alla riservatezza e alla privacy, è completamente schiacciato perchè in questo nuovo scandalo si parla di un accesso continuo, diretto, segreto e senza mediazioni al contenuto di milioni di telefonate ogni anno.
In attesa di nuovi dettagli, non ci resta che riflettere sui dati che per il momento abbiamo a disposizione senza farci prendere dalla preoccupazione e dall’allarmismo, nell’apparente consapevolezza che per il momento parlare al telefono in Italia è ancora sicuro.