La “finanza dal basso” piace agli italiani: 30 milioni di euro per i progetti finanziati negli ultimi mesi. Ancora poco però se confrontato con quanto avviene in altri Paesi

Crowdfunding: approvato regolamento UE sul finanziamento alle imprese
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In meno di un anno il crowdfunding in Italia, è ‘esploso’ e il nostro paese sta giocando un ruolo attivo anche nella regolamentazione normativa. A dirlo è Daniela Castrataro, co-fondatrice dell’Italian Crowdfunding Network, in occasione dell’apertura della quinta edizione della Borsa della Ricerca, l’evento bolognese che fa incontrare gruppi, dottori di ricerca e spin-off con imprese a caccia di innovatori.

In Italia si contano 54 piattaforme di crowdfunding, di cui 41 attive e ben 13 in fase di lancio, con un incremento del 30% in soli sette mesi: ad ottobre 2013 se ne contavano infatti 27 attive e 14 in fase di lancio. Delle 41 piattaforme attive, 19 appartengono al modello reward-based (è possibile partecipare al finanziamento di un progetto ricevendo in cambio un premio o una specifica ricompensa non in denaro), 7 al donation-based (è possibile fare donazioni per sostenere una determinata causa o iniziativa senza ricevere nulla in cambio), 2 al lending-based (prestiti tra privati, ricompensati con il pagamento di interessi) e 2 all’equity based, iscritte regolarmente nell’apposito registro Consob (tramite l’investimento on-line si acquista un vero e proprio titolo di partecipazione in una società). Ci sono poi 11 piattaforme ibride.

Il modello prevalente resta quindi il reward-based, scelto da quasi il 50% delle piattaforme attuali, che insieme al donation-based, attualmente coprono più dell’80% del mercato.

Nel nostro Paese il valore complessivo dei progetti finanziati attraverso le piattaforme supera i 30 milioni di euro, di cui sette milioni solo da ottobre 2013 ad oggi e 11 milioni nei dodici mesi precedenti (ottobre 2012-ottobre 2013). Un dato ‘impressionante’, che però rappresenta un valore ancora limitato se confrontato con le cifre globali: secondo i dati Massolution, a livello mondiale sono stati raccolti attraverso piattaforme di crowdfunding oltre 5 miliardi di dollari solo nel 2013. I progetti ricevuti dalle piattaforme italiane sono oltre 50mila, di cui circa 1/3 vengono pubblicati e tra questi circa il 35% in media viene realmente finanziato.

Il tasso di caduta dei progetti è ancora molto alto, ma tra le tendenze si registra la diffusione di piattaforme tematiche – i progetti più seguiti sono quelli che riguardano la creatività e il sociale – o di nicchia, mentre si registra un rallentamento nella diffusione di piattaforme con un approccio territoriale, volte a migliorare un particolare contesto ‘locale’, nel segno della cittadinanza attiva. Una tendenza che in una prima fase aveva attecchito bene in Italia probabilmente perché l’elemento comunità e legame con il territorio ‘livella e mitiga’ la scarsa fiducia che gli italiani riponevano nel web e la loro inclinazione ad essere molto aperti e fiduciosi verso le persone che fanno parte della loro comunità più immediata.

Andando nello specifico delle diverse tipologie di finanziamento, grande successo dimostrano nel nostro Paese le piattaforme lending-based, che propongono una modalità di raccolta fondi basata su microprestiti tra privati a tassi più che agevolati, e grande fermento si registra rispetto all’equity-based crowdfunding, sul quale il nostro Paese ha un ruolo di primo piano anche a livello internazionale, essendo stato il primo Paese in Europa a regolamentarne il modello, con il Decreto Crescita 2.0 (Decreto Legge 18 Ottobre 2012 n.179) che ha delegato la Consob ad adottare le relative disposizioni di attuazione. Ben 9 piattaforme in fase di lancio afferiscono a questa tipologia.

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