Una ricerca di Riverbed Technolgy rivela che non sempre gli investimenti effettuati per l’adozione di nuove applicazioni in linea con i trend emergenti portano ad un ritorno degli investimenti adeguato. Il problema? Prima va consolidata e razionalizzata l’infrastruttura

infrastruttura IT

La ricerca

La rapidità del cambiamento delle tecnologie disponibili e l’affermazione di nuovi e trascinanti trend come il Cloud Computing, i Social Media, i Big Data e la mobilità hanno sconvolto i modelli aziendali esistenti e la relazione tra l’IT, l’azienda in senso più ampio e i clienti. C’è consapevolezza, all’interno delle aziende, circa il fatto che le nuove tecnologie rappresentano un’irrinunciabile opportunità di innovazione e miglioramento in termini di efficienza e di creazione di esperienze. La nuova sfida è quella di fare in modo che l’adozione delle nuove tecnologie porti il massimo vantaggio possibile all’azienda.

Una recente ricerca di Riverbed, l’Application Performance Company, condotta da Loundhouse su 1012 decision maker IT di società che operano in vari settori industriali con oltre 1000 dipendenti in dieci Paesi chiave all’interno dell’area EMEA (Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Spagna, Benelux, Russia, Svizzera, Sudafrica e Medio Oriente), conferma proprio quanto appena detto.

Negli ultimi due anni l’investimento in nuove applicazioni e tecnologie aziendali è incrementato in modo significativo: l’82% degli intervistati ha affermato che la proporzione delle loro spese generali per nuove applicazioni business-critical è aumentata. In particolare si è investito molto nel Cloud (59%), nei Social Media (45%) e nello sviluppo di applicazioni mobili (44%). Ora il 25% dei budget IT viene dedicato all’acquisto di nuove tecnologie. Tuttavia, non sempre, questa serie di investimenti ha trovato un corrispettivo nell’incremento rapido del ROI, come si credeva. Anzi, contrariamente alle aspettative, solo una minoranza delle aziende che hanno creduto e investito nelle nuove tecnologie ne ha poi tratto vantaggi evidenti. Il 50% del campione si attendeva, infatti, un ROI più rapido in seguito a questi investimenti, cosa che poi nella realtà non è avvenuta. I dati dimostrano anzi, che i ROI negli ultimi tre anni precedenti agli investimenti in nuove tecnologie sono stati più rapidi di quelli degli ultimi anni. Oltre 4 nuove applicazioni su 10 (44%) adottate negli ultimi dodici mesi non hanno soddisfatto le aspettative prestazionali.

Solo il 26% delle aziende afferma che gli investimenti nella tecnologia hanno ottenuto l’impatto ottimale nel potenziamento della produttività dei dipendenti, il 26% nella standardizzazione dei processi e il 29% nella flessibilità del lavoro.

Il problema? E’ a livello di infrastruttura

Ma perché tutto questo avviene? Qual è il vero limite che le aziende devono fronteggiare nel tentativo di seguire i nuovi trend?

Spiega Nino D’Auria, Vice President of Channel Sales EMEA di Riverbed Technology: “Un elemento che emerge dalla ricerca è che se oggi sei una grande azienda e stai effettuando un investimento in IT il business ti chiede che ci sia un’evidenza del ROI, in termini di user experience migliorata e in termini di performance del business misurabile in un certo arco temporale. La maggior parte dell’insoddisfazione che emerge deriva dal fatto che l’infrastruttura non è stata adeguatamente preparata per l’adozione di questi nuovi applicativi in linea con i trend del momento. Proprio per questo, molti di coloro che hanno investito non hanno avuto il ritorno attesto. L’esigenza principale è quella di razionalizzare la parte infrastrutturale”.

Il problema vero e reale deriva quindi dal fatto che l’infrastruttura è poco organizzata per affrontare applicazioni all’avanguardia. In quanto tali, le prestazioni della rete/del data center vengono riconosciute come fattori con un ruolo significativo nel fallimento delle applicazioni (40%). “Quello che occorre è un consolidamento dell’infrastruttura, ma anche di tutte le reti e di tutto il network” spiega Albert Zammar, Country Manager di Riverbed Technology Italia. Ciononostante, tali implicazioni potrebbero non rappresentare la priorità per molti dipartimenti.

I “Transformer”

Tuttavia, dalla ricerca, emerge anche l’esistenza di una realtà d’eccellenza, cioè l’insieme di quelle aziende (1 su 4), i cosiddetti Transformer, che hanno capito la necessità di trasformare la loro infrastruttura prima di mettere a disposizione degli utenti nuovi applicativi e nuove tecnologie.

I Transformer, infatti, quando si cerca di ottimizzare il valore degli investimenti tecnologici, danno la priorità al consolidamento rispetto ad altri fattori ed è perciò più probabile che abbiano completato (39%) o stiano attuando (41%) un progetto di consolidamento dei dati rispetto ad altre aziende. Se si dispone delle basi per un’infrastruttura robusta, è molto probabile che le nuove applicazioni avranno successo.

In conclusione, quello che emerge dalla Survey, è che le aziende stanno investendo nelle tecnologie giuste, ma non nelle infrastrutture per renderle in grado di supportare questa impennata di applicazioni all’avanguardia. Se le organizzazioni continuano ad adottare tecnologie inserendole in sistemi già sovraccarichi di applicazioni, è probabile che le prestazioni aziendali continuino a calare.

Il modello da seguire per ricavare il massimo dagli investimenti in tecnologia è quello dei Transformer, che rendendosi conto che a decretare il successo degli investimenti è l’infrastruttura, si dedicano prima al suo consolidamento e poi all’adozione delle nuove applicazioni, che in questo modo non possono che spingere l’azienda verso il successo.

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