Il 70% delle imprese evidenzia una conoscenza elevata del cloud computing, ma sono poche quelle che hanno pianificato un budget di spesa per la transizione verso questo modello IT

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Come ben noto, le aziende sono attualmente sotto pressione. Vogliono essere più agili e veloci così da riuscire a star dietro ai continui cambiamenti del mercato, oltre che possedere un time to market sempre più ridotto, ma anche avere più efficienza. Il cloud viene loro incontro rispondendo in modo efficace a queste problematiche aziendali. Ma come la pensano le imprese italiane?
Le realtà nostrane conoscono bene i vantaggi portati dalla nuvola, anche se per il momento sono solo una minoranza quelle che hanno già pianificato un budget di spesa per la transizione verso questo modello IT. A rivelarlo è una ricerca condotta dal Politecnico di Milano in collaborazione con HP che ha visto intervistate oltre un centinaio di imprese italiane di medie dimensioni, soprattutto del Centro-Nord.

Rispetto al 2011 la conoscenza del cloud è cresciuta: tre anni fa la metà delle imprese non conosceva questo fenomeno e l’80% di esse non era intenzionata ad approfondire tali tematiche. Spesso risultava che le questioni legate alla sicurezza del cloud venissero utilizzate come scusa dai manager IT per non avvicinarsi alla nuvola. Oggi invece il 70% delle imprese evidenzia una conoscenza elevata del cloud computing, mentre il 30% un livello adeguato. Questo perché è ormai assodato che la sopravvivenza delle aziende passa per l’efficienza dell’IT e il cloud ne è un elemento portante. La nuvola consente, infatti, alle realtà più piccole di poter accedere a servizi prima non accessibili per costi troppo elevati e colmare così il GAP tecnologico con le grandi aziende.

Emerge inoltre dalla ricerca un profilo abbastanza positivo sulla visione delle nuvole da parte delle imprese. Ad esempio, quando si chiede loro in quale lasso di tempo si aspettano di riuscire a distribuire ambienti fisici e virtuali dell’infrastruttura IT attraverso i servizi cloud, circa il 40,2% dei partecipanti risponde ‘minuti’, scegliendo la risposta più corretta. 
Il 12,1% risponde ‘settimane’; un altro 18,7% sceglie l’opzione ‘ore’, mentre circa il 20,6% risponde ‘giorni’.

Nonostante questi dati incoraggianti manca la sperimentazione”. A dirlo è il professor Mainetti del Politecnico di Milano che, insieme ad Andrea Monaci, cloud marketing director Hp Emea, ha evidenziato l’esistenza di alcune importanti criticità. Il sondaggio di HP fornisce infatti un’indicazione poco favorevole riguardante la predisposizione delle aziende a dedicare risorse economiche allo sviluppo della nuvola. Alla domanda se avessero già predisposto un budget dedicato alla transizione dell’infrastruttura IT verso ambienti cloud, solo il 9,3% risponde «sì», mentre per il 32,7% la risposta è «no». Un altro 9,3% risponde «non ancora, ma lo faremo presto», infine l’8,4% sceglie «non so».

Riguardo all’orizzonte temporale di spesa stabilito per la transizione verso il cloud computing, il 39,2% lo fissa oltre un anno, mentre il 7,5% pensa di affrontare il tema nei prossimi sei mesi, e il solo 4,7% nei prossimi tre mesi. Tempistiche ancora una volta molto lunghe.
In riferimento invece all’impegno del management nei confronti del cloud, questo è considerato «medio» dalla più alta percentuale di rispondenti (23,4%) e «alto» dal 18,7%. Per un altro 11,2%, l’interesse ci sarebbe, ma il budget scarseggia e le competenze per gestire la transizione verso il cloud sono basse.

Manca il carburante e la capacità di investire – puntualizza Monaci – è pertanto necessario spiegare ai manager quello che serve, cosa dismettere e dove investire. Le imprese devono comunque cercare di rimanere aggiornate e fare un refresh tecnologico che sia cloud ready, così da avvicinarsi alla nuvola passo dopo passo”.  “Questo perché – conclude Mainetti – mai come oggi è necessario far partire il motore del cloud”.

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