In Italia si è ancora nella fase iniziale in questo settore. La collaborazione tra pubblico e privato è però la strada più promettente come si osserva nell’esperimento condotto di Pavia

Pavia

La Smart City rimane uno dei principali campi di applicazione dell’Internet of Things. Ad oggi, però, in Italia, nonostante tante sperimentazioni, le applicazioni avviate sono ancora circoscritte a poche funzionalità dai ritorni certi. La presenza di benefici tangibili di efficienza e di qualità del servizio erogato, infatti, rappresenta il fattore chiave che spiega le implementazioni più diffuse e consolidate.

La Ricerca dell’Osservatorio Internet of Things ha analizzato 116 città (51 in Italia, 65 all’estero), per un totale di 258 applicazioni Smart City abilitate dalle tecnologie IoT. L’illuminazione pubblica intelligente rappresenta l’ambito trainante, con oltre 200 città che hanno installato applicazioni per il telemonitoraggio e il telecontrollo dei lampioni negli ultimi tre anni (13% delle applicazioni totali, 30% delle città analizzate), per un totale di oltre 400.000 lampioni connessi a fine 2013. Nel 2013, con 12 milioni di euro, l’illuminazione intelligente rappresenta il 18% del valore complessivo della Smart City in Italia. Seguono le applicazioni di raccolta rifiuti per l’identificazione dei cassonetti e il supporto alla tariffazione puntuale (13% delle applicazioni, 28% delle città analizzate). Si diffonde una progressiva multifunzionalità, con oggetti che condividono la dotazione tecnologica tra più applicazioni: oltre il 30% dei progetti avviati in Italia e all’estero dal 2012 tocca almeno due ambiti applicativi, il 12% almeno tre.

Sulla Smart City in Italia siamo ancora nella fase iniziale di un percorso di trasformazione lungo e complesso – afferma Alessandro Perego, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Internet of Things – su cui continuano purtroppo a incidere in maniera negativa gli effetti indotti dall’attuale crisi economica, in particolar modo sulla capacità di spesa delle Pubbliche Amministrazioni. Osserviamo con soddisfazione, però, che sempre più spesso gli investimenti in progetti Smart City iniziano a inserirsi in una ‘regia comune’ cittadina, entro cui le singole applicazioni avviate anche da attori distinti possono inserirsi in modo coeso e più aderente ai bisogni e alle risorse della comunità”.

La Smart Urban Infrastructure: il caso di Pavia

Il finanziamento dei progetti per la Smart City farà necessariamente sempre più leva su forme di partenariato tra pubblico e privato: oltre un terzo dei progetti in Italia si basa ancora oggi su fondi provenienti da bandi UE o su finanziamenti erogati a livello nazionale, mentre all’estero si osserva un buon livello di diffusione di progetti che si appoggiano a modelli di partnership pubblico – privato (circa il 20%). È fondamentale allora ricercare le più opportune forme di collaborazione che abilitino nuovi modelli di business e consentano di attrarre i capitali privati anche nel contesto italiano.

Il modello proposto dall’Osservatorio Internet of Things passa attraverso la realizzazione di una Smart Urban Infrastructure (SUI), un’infrastruttura di comunicazione costruita su scala locale e condivisa tra più applicazioni e pensata per oggetti con limitati requisiti di connettività e limitate risorse energetiche, che consente di risparmiare costi di investimento e operativi nella realizzazione di soluzioni per la Smart City. Grazie alla collaborazione dell’Amministrazione locale, la Ricerca ha testato la progettazione di una SUI per la città di Pavia e i risultati hanno dimostrato come proprio la collaborazione tra pubblico e privato sia la strada più promettente: nel modello di collaborazione indagato la municipalità concede l’utilizzo dei propri asset in forma agevolata al privato che investe e gestisce la Smart Urban Infrastructure, il privato riconosce al Comune tariffe favorevoli per la connessione dei propri oggetti intelligenti. Per il privato si riducono gli investimenti iniziali del 10-15% e i costi operativi del 25-35%, mentre per il pubblico si riducono i costi di utilizzo della SUI del 50-70%.

Il punto di incontro tra multifunzionalità applicativa e cooperazione pubblico-privato è la realizzazione di una Smart Urban Infrastructure – sintetizza Giovanni Miragliotta, Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio Internet of Things – Coniugando la certezza dei ritorni in alcuni ambiti applicativi con la fiducia nella crescita futura di molte altre applicazioni e servizi, la SUI offre una risposta concreta e immediatamente percorribile allo sviluppo delle città intelligenti”.