Da Milano un team composto da più di 40 professionisti si adopera per combattere il crimine in sei continenti. Ora collabora con l’FBI

Hacking Team, cervelli italiani a disposizione dell’FBI. Il fine: spiare i cittadini tramite device Android.
L’impresa italiana per la sicurezza offensiva, fondata nel 2003 da David Vincenzetti e Valeriano Bedeschi (laureati al Politecnico di Milano), ha sedi a Singapore, Annapolis (USA) e quartier generale a Milano. Qui, in via della Moscova, nel centro di Milano, un team composto da più di 40 professionisti combatte il crimine in sei continenti.
Nel 2004 la prima soluzione offensiva per le indagini informatiche, poi investimenti per l’espansione in America. Nasce Hacking Team, nome che diceva poco, se non nulla, ai più, ma che negli ultimi giorni comincia a circolare con crescente insistenza. Causa di ciò la collaborazione con l’FBI per l’attivazione da remoto di microfoni e fotocamere di smartphone e notebook Android, rendendo possibile lo “spionaggio” dei cittadini con l’obiettivo, dichiarato dall’ente federale, di prevenire gli attacchi terroristici.
Critiche al Team milanese erano già arrivate dopo le accuse di assistenza ai governi totalitari. Ora, dopo gli ultimi avvenimenti, la situazione è complessa: orgoglio per un’azienda di casa nostra, nata da due giovani “smanettoni” con grande senso per gli affari, che collabora con la più importante agenzia investigativa a livello mondiale, o paura per una vita privata che diventa pubblica? citando Shakespeare, “Questo è il dilemma”. Dicotomia di non facile soluzione.
Fatto sta che gli ultimi eventi hanno dato un notevole ritorno di notorietà all’impresa. D’altronde questo è il mondo d’oggi, scendere a compromessi per crescere, anche oltrepassando confini posti dalla legge, rendendo ciò che è del singolo cittadino oggetto comune.
La tecnologia deve potenziare e non ostacolare”, slogan di Hacking Team. “Che cosa?”, domanda lecita del lettore.