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è crisi per gli ingegneri italiani

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Da uno studio realizzato da Page Personnel, e presentato in occasione del 58esimo Congresso Nazionale degli Ingegneri a Brescia, emerge una disoccupazione in aumento per gli ingegneri italiani, preparati ma sottopagati rispetto ai colleghi europei.

PARLANO LE CIFRE

Italia, disegnatore meccanico o ingegnere di processo a 3 anni dall’inserimento in azienda, retribuzione lorda annua in media pari a 35.000 euro. Inghilterra, medesimo profilo, retribuzione equivalente a 64.000 euro lordi annui. Bastano poche cifre per delineare e descrivere perfettamente la siderale distanza tra i due Paesi.

Condizione resa ancora più grave dal fatto che questo depauperamento dell’ingegnere italiano riguarda anche chi neo laureato non è. Tornando alla figura del disegnatore meccanico, con un’esperienza di almeno un anno e mezzo, lo stipendio mensile si avvicina a 2.000 euro, ben 1.400 euro al mese in meno del corrispettivo londinese.

Per un ingegnere di commessa, con esperienza fino a 18 mesi e responsabilità diretta sull’impianto, il salario annuale si posiziona tra i 23 ed i 25mila euro. In Francia si va dai 34.000 ai 38.000.

Conseguenza di tale status lavorativo è una crescente “fuga di cervelli” degli ingeneri nostrani, per di più verso mete quali Germania, Nord e Sud America. Questo denota anche una gran richiesta all’estero delle nostre “menti”, apprezzate per competenza e preparazione.

CHI SI SALVA?

“Se fino all’anno scorso la categoria era impermeabile alle tempeste della crisi, quest’anno si rileva invece un aumento della disoccupazione, inferiore rispetto agli altri laureati, certo, ma comunque da tenere in considerazione. Sebbene non possa essere tracciato un trend omogeneo e duraturo, possiamo dire che ci sono meno prospettive occupazionali per gli ingegneri e gli ambientali”. Queste le parole di Francesca Contardi, amministratore delegato di Page Personnel, l’azienda specializzata nella ricerca e selezione di personale qualificato.

Ingegneri informatici, meccanici, meccatronici ed in generale “tutti coloro che hanno un know how estremamente specifico”, come spiega Contardi, sembra vadano controtendenza e possano vantare una richiesta ed una possibilità di assunzione maggiore. Questo è dovuto ad un numero di laureati presso università italiane decisamente inferiore rispetto all’effettiva richiesta aziendale.

 

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