Italiani: come sono cambiate le nostre abitudini?

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Il call center asseconda i nuovi consumi culturali e la disintermediazione economica

Cambiano i consumi culturali. Gli italiani spendono meno in libri, giornali e cinema, preferiscono assistere a un concerto o visitare una mostra. Questa tendenza è connessa con la diffusione di Internet e col fenomeno che economisti e sociologi definiscono  “disintermediazione”. Ad affermarlo è uno studio di Zeuner, call center che utilizza solo personale italiano operante nella sede di Seveso, nell’hinterland milanese, e che vanta clienti in tutta Italia di tutti i settori merceologici tra cui il ticketing online e l’editoria.

Tra il 2007, anno precedente la crisi, e il 2016, anno di inizio della ripresa, la spesa delle famiglie per gli smartphone ha segnato un boom (+190%) per un valore di poco meno 6 miliardi di euro nell’ ultimo anno, mentre nello stesso arco di tempo i consumi complessivi sono scesi del 3,9%. Complessivamente nel 2016 la spesa per smartphone, servizi di telefonia e traffico dati ha superato i 22,8 miliardi di euro. Negli ultimi dieci anni i quotidiani stampa hanno perso il 25,6% di utenza e oggi solo il 35,8% degli italiani legge giornali (dati Censis). Gli italiani risparmiano su tutto, ma non sui media connessi in rete, perché grazie a essi aumenta il loro potere di disintermediazione: usare Internet per informarsi, leggere libri, ascoltare musica acquistare biglietti per una mostra o un concerto, ha significato risparmiare sul bilancio familiare e personale.

Diversi indicatori riflettono tale tendenza. In Italia oggi ci sono oltre 4,3 milioni di lettori di libri in meno rispetto al 2010. Nel 2016 sono state circa 33 milioni gli italiani con più di sei anni che non hanno nemmeno letto un libro. I cosiddetti “lettori forti”, quelli che leggono almeno un libro al mese, sono solo il 5,7%. (dati Istat). In calo anche il cinema. Nel 2016 l’Italia rimane in fondo alla classifica per biglietti venduti: 230 milioni venduti in Francia, 185 in UK, 130 in Germania e solo 105 in Italia. Per giunta si consideri che “Quo vado?”, il film di Checco Zalone, ha rappresentato il 10% dell’incasso totale dell’anno (dati Mostra Internazionale Cinema Venezia). Dall’altra parte si afferma il fenomeno della musica “liquida”: il 60% dell’attività di streaming musicale avviene attraverso i device mobili (Spotify e GrouM) e il 40,9% dei giovani guarda la web tv e il 39% di essi ascolta la radio tramite smartphone (dati Spotify/GroupM e Censis, 2017). In crescita il turismo legato alla musica: il numero di spettatori di eventi musicale provenienti da altre regioni è in aumento: 31,4% degli spettatori arriva da fuori regione e il 2,5% dall’estero  con un impatto medio di 1,20 euro aggiuntivi per ogni euro speso per biglietto (dati Assomusica e Cerved, 2016). Cospicua la crescita dei visitatori dei musei. Nel primo semestre 2017 i visitatori dei musei statali sono cresciuti del 7,3% rispetto allo stesso periodo del 2016, con oltre 23 milioni di ingressi, quasi 2 milioni in più rispetto all’anno scorso e 4 rispetto al 2014 (Ministero dei Beni Culturali).

“I clienti – afferma Marco Carloni, amministratore delegato di Zeuner –  ci chiamano per acquistare biglietti per un concerto o per una mostra, sono leggermente più donne che uomini, in maggioranza hanno dai 30 ai 50 anni, una cultura tendenzialmente medio-alta e chiamano prevalentemente dal Nord Italia e dal Centro, in particolare dall’area di Roma, meno dal Sud. Per parte nostra dobbiamo avere una grande capacità di velocità di risposta ricevendo anche fino a 300 telefonate al minuto in prossimità di spettacoli di star internazionali, disporre di notevole tecnologia (CRM integrato, connessione Internet in fibra ottica, centrale telefonica VoIP in fault-tolerance) e garantire al committente un elevato livello di customer care”.

“Assistiamo a due fenomeni congiunti – dichiara Vittorio Figini, presidente di Zeuner – da un lato c’è un cambiamento nei gusti culturali, una maggiore consapevolezza della gestione del proprio tempo. La gente preferisce spendere un pomeriggio in un museo piuttosto che due ore in un cinema. Magari rinuncia a un libro e sceglie di andare ad assistere a un concerto di una star internazionale della musica in un’altra città. Dall’altra parte si sta sviluppando un’economia della disintermediazione digitale che sposta la creazione di valore a filiere produttive e occupazionali in nuovi ambiti, come il call center che diventa strumento di supporto alla vendita di biglietti per tali eventi”.