Bofrost sperimenta l’intelligenza artificiale per la spesa innovativa

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Un chatbot per gestire ordini e consegne dei clienti aziendali

È nata un’intelligenza artificiale per gestire l’acquisto dei prodotti Bofrost. Fa ricerche sui prodotti, risponde alle domande sugli ingredienti, registra gli ordini e dà informazioni su spedizione e consegna. Il tutto con lo smartphone, perché il dialogo fra il cliente e il chatbot avviene attraverso Telegram, la popolare app di messaggistica istantanea.

Un chatbot che ha poco più di un anno, ma ha già fatto passi da gigante: progettato durante una hackathon indetta da Bofrost nell’estate 2016, nei mesi seguenti ha preso vita quando i suoi ideatori –tre giovani sostenuti da Bofrost e Talent Garden Pordenone– hanno fondato una start-up, A Cute Robot, per trasformare la loro idea innovativa in realtà.

«Bofrost è sempre alla ricerca di canali innovativi per raggiungere la clientela –commenta Gianluca Tesolinamministratore delegato di Bofrost–. Finanziando una start-up giovane, portiamo in azienda idee fresche e un modo nuovo di pensare. Un’opportunità importante per sviluppare servizi rivolti alla nostra clientela Business Food (cioè dove i dipendenti, per i pasti, si avvalgono dei prodotti e servizi Bofrost) e poi, successivamente, per i clienti privati che vivono nelle aree metropolitane. Per la prima fase di test ci siamo rivolti a due partner friulani: A2Bgroup, di Udine, e Talent Garden Pordenone: due realtà orientate all’innovazione e alla digital transformation, che testeranno questa nuova modalità per la spesa intelligente».

Giovanni Abellifondatore e Ceo di A2Bgroup, dichiara: «Questo progetto è nelle nostre corde di società di consulenza direzionale che supporta start-up. L’innovazione dei modelli di business grazie al digitale è un tema chiave per noi. Per proporre innovazione bisogna mettersi anche dalla parte del cliente, che la testi direttamente nella vita di tutti i giorni». Marinella dalla Colletta è la manager che amministra il gruppo di acquisto di Talent Garden Pordenone e ricorda l’importanza del percorso sviluppato insieme: «TAG è il partner naturale per questo progetto –ricorda–. Abbiamo progettato con Bofrost l’hackathon che ha dato il via a questa realtà e siamo quindi l’attore più corretto per partecipare alla fase di test. Da noi ci sono tanti talenti del digitale che sapranno dare i giusti feedback e spunti per migliorare. È una rete che funziona».

A spiegare come un chatbot può facilitare gli acquisti sono i suoi tre “papà”, i fondatori di A Cute Robot Niccolò ZamborliniCarlo Nicolò Drigo e Maksim Sinik. «Si tratta di un nuovo canale di vendita che si affianca agli altri adottati da Bofrost –spiegano i tre startupper–. Il suo compito è di facilitare l’accesso ai prodotti e servizi Bofrost da parte di nuovi utenti e di semplificare l’esperienza d’acquisto, portandola in uno strumento d’uso comune come lo smartphone, attraverso una modalità di comunicazione sempre più diffusa, l’instant messaging».

Il chatbot (da chat + robot) è un interlocutore virtuale che aiuta a fare acquisti condivisi, aggregando gli ordini di un gruppo di persone (chiamato “cliente sciame”). Il punto di forza di questa intelligenza artificiale è che è ben integrata con il knowledge di base aziendale: conosce i prodotti ed è capace di chattare con i colleghi (nel caso di un azienda) che fanno parte del gruppo d’acquisto rispondendo alle domande, facendo ricerche specifiche (per esempio sui prodotti adatti a chi ha intolleranze alimentari) e dando indicazioni su eventuali promozioni. «Con un linguaggio naturale, come se si parlasse con una persona, si può poi dire al chatbot di aggiungere i prodotti al carrello e verificare quando è programmata la spedizione –continuano i tre fondatori di A Cute Robot–. La logistica viene semplificata riducendo al minimo il numero di consegne. Gli appartenenti al gruppo possono gestire in autonomia il proprio ordine, che verrà aggregato alla spesa dei colleghi creando un unico ordine per azienda e ricevere, così, i pasti da consumare».

La fase di sperimentazione sarà fondamentale per “insegnare” al chatbot a interagire con gli esseri umani. Non serve infatti impartire comandi con una sintassi rigida, ma il software impara man mano il linguaggio naturale per dare risposte sempre più pertinenti, capire le esigenze dei clienti e aiutarli a fare la spesa. A testare per prime il chatbot sono due aziende friulane: A2Bgroup, realtà di Udine distribuita su più sedi con 15 collaboratori diretti, e Talent Garden Pordenone, incubatore di startup dove attualmente lavorano 24 persone.