Stop ai Voucher INPS: un’altra frenata per il Paese

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Ecco perchè il nuovo decreto è un altro freno per lo sviluppo del Paese

A cura di Maurizio Pimpinella, presidente dell’A.I.I.P. (Associazione Italiana Istituti di Pagamento e di Moneta Elettronica)

L’Italia è diretta verso un buco nero: un’autentica voragine, quella del lavoro nero e dell’economia sommersa, in grado di mettere in scacco non solo il futuro, ma anche il presente. Le esultanze per l’eliminazione di uno strumento utile, per quanto migliorabile, come il voucher, fanno capire che una parte della nazione in materia di lavoro nero ci vede chiarissimo: gli va bene così.

Occupandomi di digital payment in Italia, posso affermare che lo stop ai voucher non è la malattia, ma il sintomo di un morbo ben più grave: l’immobilismo.

Come nazione, siamo frenati dall’idea che ogni innovazione possa nascondere conseguenze negative che andrebbero ad intaccare una realtà idilliaca, mai esistita.

È vero, il voucher INPS di per sé non è lo strumento con cui si può risolvere il problema del lavoro nero nel nostro Paese. Costituiva però un tassello importante di un percorso fatto di legalità. Suonerà impopolare, ma credo possa e debba esserci legalità in ogni frangente del lavoro, dai ‘lavoretti’ ai grandi cantieri edilizi.

Altrettanto vero e palese è che le conseguenze dell’abolizione del voucher saranno ben più gravi rispetto alla circoscritta diffusione che questo strumento ha avuto: il settore edile, quello degli appalti ed il comparto turistico saranno solo alcune delle aree produttive colpite dall’assenza del tanto dibattuto voucher.

Un ulteriore esito nefasto è quello di distrarre l’intera classe politica dal mondo vero. Perennemente concentrati sull’eterno cortometraggio italiano, i politici non si rendono conto che la storia sta scorrendo alle nostre porte: la Brexit, la situazione dell’Olanda e quella francese, la Federal Reserve che alza i tassi più velocemente di quanto già annunciato sui mercati, la Corea del Nord. Tornando a noi, il mercato globale delle compagnie aeree che nel 2016 registra 35,6 miliardi di dollari di profitti e Alitalia, di contro, sul baratro, prossima al fallimento. Non è una sterile cronaca: sono situazioni da tenere sotto osservazione e gestire se si vuole rendere l’Italia una nazione nuovamente competitiva sui mercati globali, leggasi assicurare un futuro ai giovani, creare posti di lavoro e migliorare la qualità della vita degli italiani.

Le battaglie politiche distraggono chi è chiamato a gestire la cosa pubblica, rendendo l’Italia la provincia d’Europa, del Mediterraneo e dello scenario internazionale.

Riguardo al mio settore, quello dei digital payment, ritengo – senza esagerare – che la capacità italiana di attirare importanti investimenti esteri passi inesorabilmente attraverso un ecosistema finanziario e digitale sano ed evoluto, in grado di far esprimere ai propri cittadini il grande potenziale di cui siamo tutti orgogliosi e dare la possibilità a player internazionali di livello di scegliere il nostro paese come meta privilegiata per fare impresa, creando lavoro ed indotto.

In definitiva, le energie non mancano, bisogna aggiustare il target: se l’impegno profuso dalle forze politiche nelle battaglie contro i mulini a vento venisse speso in innovazione, cultura e digitalizzazione, l’Italia avrebbe un volto diverso, agli occhi del mondo, ma soprattutto allo specchio.