Perché le assicurazioni investono sulle società start up dell’Internet delle cose?

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Si tratta di investimenti di circa 2,12 miliardi di dollari negli ultimi 5 anni

Dall’inizio del 2010 le start up specializzate nell’assurance hanno raccolto 2,12 miliardi di dollari di investimento. La stima è di Cb Insights, che sottolinea come “nei primi cinque mesi del 2015 tali investimenti siano cresciuti di 831 milioni di dollari”, decretando così l’anno trascorso come un periodo record per il settore. Le aziende del settore che hanno lanciato servizi legati a tecnologie basate sull’Internet of things sono triplicate rispetto a quelle del 2014. Secondo Accenture, “il 43% dei gruppi assicurativi ha già acquisito start up o ha in progetto di farlo a breve”.

Il mercato è costituito per la metà di start up che si occupano di sanità, con lo scopo di dotare le compagnie assicurative di analitycs e servizi cloud per l’elaborazione dei dati sanitari. La restante fetta se la dividono l’automotive, la casa e la protezione delle persone. Scopo delle strat up e delle assicurazioni è quello di “profilare gli stili di vita degli utenti, sia che si trovano in casa, in ufficio, al supermercato o in auto”. Su questi schemi si generano dati e informazioni utili a perimetrare il rischio e quindi i premi assicurativi. In Italia (secondo il report “Digital Future – How ready are ItalianInsurers”) solo il 5% delle compagnie ha completato l’attuazione della propria strategia di innovazione tecnologica. In questa piccola fetta si trova Generali, che nel luglio dello scorso anno ha acquisito MyDrive Solutions, start up che opera nel campo dei Big Data per la profilazione degli stili di guida. Blackbox, registratori digitali nell’auto, sensori, analitics e quindi algoritmi in grado di elaborare grandi moli di informazioni consentono di estrarre valore e senso dai comportamenti umani, con tutte le relazioni che questi comportano.

A cura di Marco Semprini, collaboratore e membro del Focus Group di Ifiit)