Licenziabili i dipendenti infedeli, ma regole anche per i datori di lavoro

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Legittimo licenziare i lavoratori disonesti, ma controlli ed investigazioni richiedono esperti della materia per evitare pesanti sanzioni alle aziende. Anche con Jobs Act, per installare software gps per controlli a distanza su tablet e smartphone sono necessari accordi sindacali, informative, notificazioni, ed altri adempimenti complessi.

Se siete un dipendente e prendete un permesso dal lavoro per assistere un parente disabile nel giorno del veglione di capodanno, è bene sapere che l’azienda potrebbe anche insospettirsi e farvi spiare da un investigatore privato per verificare se siete davvero persone così tanto altruiste, oppure andate invece a svolgere attività totalmente diverse, forse riguardanti i preparativi dei festeggiamenti. In tal caso, potreste incorrere in un licenziamento per giusta causa, senza poter invocare alcuna presunta violazione della vostra privacy.

A quanto pare, è proprio ciò che è accaduto in Piemonte nei giorni scorsi, come ha reso noto la dirigenza della Amag Ambiente, che si occupa di raccogliere i rifiuti nella provincia di Alessandria:

Abbiamo provveduto al licenziamento per giusta causa di un dipendente che il 31 dicembre scorso ha usufruito di un giorno di permesso concesso per assistere un parente disabile utilizzandolo invece per scopi totalmente diversi, arrecando un danno all’azienda che ha dovuto riorganizzare diversamente l’erogazione del servizio pubblico, ai colleghi che hanno dovuto prendere il suo posto rinunciando al meritato riposo e a tutti noi in quanto il costo dei permessi per la Legge 104 ricade sulla collettività“.

Anche se un simile comportamento può legittimare appieno titolo il licenziamento, d’altra parte se siete un datore di lavoro alle prese con un dipendente infedele, sappiate che non sarà il caso di trasformarvi in degli 007 improvvisati, come avverte Angelo Jannone, ex colonnello dei Carabinieri, noto per essere stato insieme a Giovanni Falcone autore delle indagini sul patrimonio di Totò Riina, oggi consulente e docente universitario:

Prevenire e contrastare comportamenti infedeli o comunque rischiosi per la salute dell’azienda, comporta oggi una visione interdisciplinare di norme e soluzioni. Impostare correttamente i controlli prima, attraverso una policy ampia e dettagliata, consente l’utilizzo degli output quali evidenze di condotte illecite.”

Nonostante le maggiori aperture introdotte recentemente dal Jobs Act, non sono infatti venute meno le regole fondamentali del Codice della Privacy, come ricorda Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy:

Un’azienda che intenda installare dei software su tablet e smartphone in dotazione ai lavoratori allo scopo di geolocalizzarli, deve stipulare prima un accordo sindacale, e poi informare dovutamente i dipendenti, nonché effettuare la notifica del trattamento all’Autorità Garante – spiega Bernardi – Ma non è possibile banalizzare gli adempimenti del datore di lavoro in una semplice check-list, perché si tratta di una materia complessa con molte variabili ad elevato rischio di sanzioni amministrative e penali. Prima di iniziare qualsiasi forma di controllo a distanza sui lavoratori è perciò sempre opportuno avvalersi di consulenti e privacy officer veramente esperti.”

Un quadro generale su poteri e limiti nei controlli che il datore di lavoro può svolgere sui dipendenti, sarà fatto il 28 gennaio a Milano, in occasione di un workshop organizzato da Federprivacy ed AFGE, al quale interverranno noti esperti della materia come l’ex Garante Francesco Pizzetti, il presidente dell’ Istituto Italiano per la Privacy Luca Bolognini, Antonio Ciccia di Italia Oggi, e lo stesso Angelo Jannone, che di recente ha scritto anche un libro sulle frodi aziendali.