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Infoblox sull’IPv6: le prime aziende ad adottarlo saranno avvantaggiate sul mercato

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di Dario Martucci

Passare all’IPv6 porterà vantaggi alle aziende occidentali che non sono ancora migrate a questo protocollo, ma sono rimaste all’IPv4. Chi non lo farà resterà “invisibile”

All’inizio dell’anno l’IPv6 è stato criticato o snobbato dai mass-media. In realtà non c’è né da criticare e tantomeno da snobbare. Da una attenta analisi di Infoblox emerge che le nazioni occidentali possiedono una maggioranza dominante di utenti IPv4. Quindi per le aziende americane ed europee, abituate a quest’ultimo protocollo, il business rimarrà invariato a meno che non si espandano verso l’Asia o verso i mercati emergenti, magari in collaborazione con dei nuovi partner, in cui allora sì che ci sarà bisogno di “migrare”all’IPv6.

 

Se dal 2008 ad oggi il mercato si è espanso ad Est, con paesi come la Cina e le altre nazioni dell’APAC che sono riuscite a scavalcare rapidamente molti Stati europei dal punto di vista economico, oggi la maggioranza delle industrie europee e americane (più di tutte quelle del retail e del manifatturiero), dovranno fronteggiare le minacce provenienti dai mercati orientali per mantenere un sufficiente livello di profittabilità.

 

Nei mercati dell’Est l’IPv6 è prevalente mentre nelle nazioni occidentali la riserva di indirizzi IPv4 è maggiore. In un momento in cui i nuovi dispositivi mobile o IP stanno facendo la parte del leone, lo schema di assegnazione di indirizzi IPv4 originale presupponeva un ambiente statico che teneva conto di un unico indirizzo IPv4 per due terzi abbondanti dell’intera popolazione mondiale, sulla base di un potenziale pc sulla scrivania di ogni lavoratore. Ciò di cui non teneva conto, invece, era il fatto che ogni lavoratore avesse anche un device a casa o tra le mani, quindi di dispositivi che necessitano di numerosi indirizzi IPv4.

 

Facciamo allora i conti: fino ad ora sono stati già venduti 110 milioni di iPhone e la previsione per il prossimo quinquennio sui tablet è di 441 milioni. A questi aggiungiamoci le milioni di console in circolazione, i sistemi di allarme IP ecc. ecc. Per cui, anche se un’azienda non “guarda” ad Est, la proliferazione di dispositivi locali esaurirà presto gli indirizzi rimanenti in occidente e i potenziali clienti o utenti si renderanno conto di non poter accedere al un sito aziendale dal loro nuovo dispositivo mobile e cominceranno a cercare altre alternative.

 

Il nodo è: se oggi la visibilità esterna di un’azienda occidentale è garantita solo dal protocollo IPv4, però tutti all’Est fanno uso dell’IPv6, è giusto pensare di passare a quest’ultimo protocollo per competere meglio sul mercato internazionale? Pensiamo di sì.

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