Advertising: ridurre i tempi di caricamento per migliorare l’esperienza degli utenti mobile

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A cura di José Enrique Rodriguez, Regional Manager Southern Europe, Videology

Tutti concordano sul fatto che la tecnologia mobile rappresenti il futuro, ma è opinione condivisa che esistano ancora alcuni ostacoli che impediscono di affermare senza problemi che il futuro sia già arrivato. Il declino dei cookie e la fine annunciata del display adv a vantaggio dei formati nativi sono infatti argomenti molto in voga tra gli addetti ai lavori.

Ritengo tuttavia che nessuno di questi fattori sia una problematica tanto importante quanto quella rappresentata dalla serie di difficoltà che un utente medio deve generalmente affrontare quando fruisce di contenuti video o rich media da mobile. Ancora prima che l’utente possa mostrare interesse per il prodotto pubblicizzato, deve riuscire a visualizzare l’ad alle sue condizioni. Si tratta di un problema fondamentale che non è stato ancora veramente risolto.

Mi spiego meglio. Sebbene siamo tutti concordi nel ritenere che la fruizione di contenuti avvenga sempre più tramite device mobile, finché non verrà garantito un accesso più veloce ai contenuti il consumatore odierno – volubile, perennemente connesso e disattento – opterà per quelli più rapidamente a portata di mano sia su web che mobile app.

Il tendine d’Achille dell’adv mobile è da sempre la velocità. I publisher hanno cercato in tutti i modi di fornire infrastrutture web con tempi di caricamento rapidi mentre le tech company hanno messo a punto ad di dimensioni minori e migliori compressioni per risolvere questo persistente problema.

Lo scorso anno, una categoria di player in precedenza non particolarmente attiva – i produttori di dispositivi mobili – ha fatto il suo ingresso sulla scena offrendo forse il più grande contributo alla causa semplificando la fruizione delle adv più pesanti.  Il rilascio di HLS (HTTP Live Streaming) e MMS (Microsoft Media Server) – estensioni dei formati di streaming adattivo introdotti da Apple e Microsoft specificatamente per tablet e smartphone – ha il potenziale di rendere realtà una fruizione più fluida delle adv sui device mobile.

Ecco come funziona: HLS e MMS “spezzano” i video in piccoli segmenti e codificano ogni segmento per bit rate e dimensioni differenti. Quando si visualizza una ad su un device, vengono analizzati una serie di fattori tecnici – tra cui la dimensione del player e la disponibilità di banda – e lo specifico segmento che risulta essere più adatto è servito a ogni utente a seconda dei parametri della propria esperienza video. Questo processo si ripete per tutta la durata dell’ad, con ogni segmento che si unisce al precedente senza soluzione di continuità.

In altre parole, una persona che sta visualizzando un video in streaming embedded (integrato) in una pagina web con una connessione 3G avrà ottime probabilità di accedervi entro tre secondi circa.

Questo è realmente un passo avanti. Un passo avanti rispetto ai KPI che ogni advertiser si è prefissato e vuole raggiungere. Tempi di caricamento più rapidi dei video si traducono infatti in un numero maggiore di impression visualizzabili, una qualità superiore delle esperienze adv, ed in consumatori maggiormente coinvolti.

È una proposta vantaggiosa per tutti – oltre a essere una delle ragioni fondamentali per cui Videology ha dato priorità al rilascio di un transcoding interamente automatizzato e al supporto per l’offerta dei formati video HLS e MMS.

Quando i brand possono comunicare in modo più efficace con i consumatori sul device del futuro si realizza un vero scambio di valore: questi ultimi si godono ad migliori mentre i primi raggiungono più consumatori.

E questo è un passo avanti significativo, sul quale credo tutti concordino.