Innovazione e big data: italiani i più scettici

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I dirigenti del nostro Paese ritengono che il Governo non sostenga a sufficienza la ricerca e lo sviluppo, ma si giudicano più severamente degli altri

Una ricerca condotta da General Electric ed Euractiv.it ha affrontato alcuni tra i temi più dibattuti quando si parla di tecnologia: le potenzialità innovative dei big data. Dai risultati emerge che i dirigenti italiani sono più scettici della media nell’attribuire valore all’innovazione, nonché più severi nel giudicare l’operato del proprio paese per favorirla.
L’innovazione, comunque, è globalmente considerata come un fenomeno che amplia sempre di più la sua portata: scoprire e integrare talenti, far convergere risorse e conoscenze è la strada maestra per il successo secondo il 90% degli italiani, contro l’82% della media globale.

Le priorità
Solo il 9% dei dirigenti italiani ritiene che il Governo stia supportando in modo efficiente i processi di innovazione: questo è il dato che conferma lo stato d’animo dei nostri connazionali. La percentuale è ben inferiore alla media mondiale (40%) e a quella dei Paesi più industrializzati: Germania (34%), Giappone (23%), Usa (26%). La mancanza di fondi è il principale imputato del malumore, seguito dalla difficoltà ad internazionalizzare le innovazioni, dalla macchinosità della burocrazia, che l’89% considera eccessiva, e dalle maggiori garanzie di riservatezza dei dati commerciali, chieste dall’89% degli intervistati. Conclude il supporto delle autorità pubbliche alle imprese, che  il 91% ritiene inadeguato.

La soluzione per favorire una crescita, secondo la metà degli intervistati italiani e all’estero, consisterebbe nel concedere sovvenzioni o agevolazioni alle aziende, italiane e straniere, che vogliono introdurre sul mercato soluzioni innovative nel proprio settore. Il 19%, invece, preferirebbe privilegiare le realtà locali, dato inferiore alla media globale (29%).

Big Data e Industrial Internet
I dirigenti italiani sono più fiduciosi della media globale sulle potenzialità derivanti dall’uso dei big data (61% contro il 53% della media globale). Il 57% ritiene che l’internet industriale avrà un impatto positivo sul mercato del lavoro, dato superiore rispetto alla media globale (49%) e solo il 37% dei dirigenti afferma di non averne mai sentito parlare, dato inferiore rispetto a una media globale del 44%. Un terzo delle imprese nostrane, infine, ritiene la propria impresa pronta per cogliere i benefici dei big data, ma il 25% non ha ancora fatto alcun investimento in tal senso.

Organizzazione e creatività
L’ottimismo degli italiani cresce un po’ su questo tema: il 66% dei dirigenti crede sia necessario incoraggiare comportamenti creativi, in linea con la media globale del 64%, e circa un quarto dei manager ritiene che non ci si debba preoccupare di un iniziale impatto negativo sul core business. Una mentalità che assomiglia tanto a quella del business angel.
Per quanto riguarda la struttura organizzativa, la maggior parte dei dirigenti crede che una solida programmazione favorisca la nascita delle innovazioni; il 35% crede invece nei processi spontanei, generati dall’interazione di soggetti creativi. Tali soggetti dovrebbero essere parte dell’azienda per il 74% dei dirigenti, mentre il 26% pensa che dovrebbero essere collocati all’esterno in centri specializzati.
La velocità con cui si sviluppano le innovazioni conclude i risultati della ricerca: poco più della metà degli intervistati, il 58%, preferisce prendersi tutto il tempo a propria disposizione per perfezionarsi, contro il 42% che ritiene necessario affrettarsi per avvantaggiarsi sulla concorrenza. In entrambi i casi, i dati globali corrispondono al 50%.