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Banda larga: Italia sull’orlo della serie B

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di Redazione BitMat

Corrado Calabrò, presidente Agcom, traccia un quadro pesante della situazione del mondo Internet. Ngn al palo e manca anche un'agenda digitale

Poco è cambiato rispetto allo scorso anno. Eravamo una case history a livello mondiale con l’esperienza di Fastweb e oggi, secondo Corrado Calabrò, presidente Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) che ha presentato al Parlamento la sua relazine annuale, siamo impantanati.

Le reti fisse, mobili o Ngn che siano non crescono e anche dall’utilizzo degli utenti non giungono segnali particolarmente positivi. Con un giudizio forse eccessivo (da mesi secondo Audiweb la crescita degli utenti Internet è in doppia cifra) Calabrò afferma che ci distinguiamo solo per uno sfrento utilizzo di Facebook e per la pirateria.

Secondo i dati dell’Agcom gli italiani sono i primi in Europa per tempo giornaliero speso su Facebook e secondi al mondo dopo il Brasile. L’Italia è il settimo paese al mondo per iscritti al social network, 19 milioni in tutto. Per la banda larga, però, non ci siamo.

La penetrazione del 22% della banda larga fissa migliora il dato del 20,6% dello scorso anno ma rimane indietro rispetto alla media Ue del 26,6%. La percentuale di abitazioni connesse alla banda larga (fisso e mobile) è inferiore al 50%, a fronte di una media europea del 61%. Esiste ancora un 4% di digital divide da colmare, cui si aggiunge circa il 18% della popolazione servita da Adsl sotto i 2 Mbit al secondo‘.

Siamo ancora troppo legati alla tv ‘ancora il veicolo di gran lunga prevalente per l’informazione: quasi il 90% per cento nel 2010; poi vengono i quotidiani col 61; Internet è per ora soltanto al 20‘. E siamo in ritardo per l’uso di ecommerce ed egovernment.

Secondo Calabrò ‘siamo sull’orlo della retrocessione in serie B. Questo potrebbe anche precludere all’Italia la possibilità di estendere il servizio universale alla banda larga‘.

Il Garante delle tlc osserva che ‘il modello della connessione dal computer fisso ancora non si afferma: non ci si abbona alla banda larga anche quando è disponibile e spesso anche con tariffe promozionali convenienti, mentre il mobile viene assunto sempre di più come la finestra sulla rete, pur non avendone ancora le stesse performance ed incorrendo in strozzature‘.

12 milioni di italiani navigano in rete via telefonino e più di 6 milioni sono le chiavette attive al primo trimestre. Nel 2010 il valore del mobile Internet ha raggiunto 1,100 miliari di euro, +7% rispetto al 2009. L’incremento del traffico dati è stato dell’82%, mentre è raddoppiato il numero degli utenti attivi arrivato a circa 17 milioni nel gennaio 2011.

Il rischio, ha sottolineato il presidente Agcom, è che ‘Le reti mobili saranno inevitabilmente intasate se gli operatori non otterranno nuove frequenze‘. Il riferimento è all’asta delle frequenze televisive bloccata dalla scontro fra governo e le tv locali, che vogliono cedere le frequenze solo a fronte di parecchi soldi.

Il rischio collasso però non esiste. Lo ha ribadito il presidente di Telecom Italia Franco Bernabé che ha respinto il monito giunto dal presidente dell’Agcom Corrado Calabrò sul rischio di un intasamento del traffico mobile. ‘Noi e tutti gli altri operatori – ha detto – stiamo investendo per far fronte alla crescita del traffico e confidiamo che le reti mobili reggano, nonostante la forte concorrenza del settore e la conseguente riduzione delle risorse necessarie agli investimenti”.

Passi avanti non sono stati fatti neanche per la Ngn alla realizzazione della quale, ha spiegato Calabrò, devono partecipare anche gli over the top (Google, per esempio).

Anche perché il motore di ricerca in Italia possiede una quota una quota del 30-35% dei ricavi complessivi del mercato della pubblicità online, un settore che sfiora il miliardo di euro.

il mercato pubblicitario su Internet

Brutte notizie arrivano anche dal mercato dell’Information technology ‘che ancora non riesce ad invertire la rotta come invece accade in tutta Europa (Spagna esclusa)’ e dalle “piccole e medie imprese stentano ad acquisire maturità nell’utilizzo delle soluzioni informatiche“.

Il ritardo ‘è innanzi tutto culturale e di alfabetizzazione informatica. Ancora non è stata calendarizzata un’agenda digitale nazionale. Proprio come lo scorso anno.
 

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