Paolucci lascia Microsoft
Il fondatore della filiale italiana fonda una holding per aggregare piccole realtà del mondo Ict e pensa anche a un ruolo istituzionale per sostenere la competitività dell'Italia
Il fondatore di Microsoft Italia lascia l'azienda. Umberto Paolucci, vice president con responsabilità per l'Emea, ha deciso di lasciare la società di Bill Gates per fondare una holding che investirà in piccole aziende dell'information technology.
Poco più di un anno fa, all'epoca dell'insediamento di Pietro Scott Jovane, l'attuale amministratore delegato della filiale italiana, Paolucci aveva anticipato l'intenzione di dedicarsi ad altro.
Ora il momento pare arrivato e Paolucci vuole contribuire allo sviluppo dell'Ict nazionale aggregando piccole realtà in modo da formare gruppi in grado di proiettarsi sui mercati internazionali. In un'intervista al Corriere Paolucci ha ricordato i suoi esordi. Era il 10 luglio 1985 quando arrivò in Microsoft. "All'epoca - racconta - quando parlavi di pc tutti pensavano al partito comunista, non ai personal computer".
La collaborazione con Bill Gates non finisce qui, ma d'ora in poi Paolucci penserà soprattutto a sviluppare il suo progetto. "Conto di costituire una holding d'investimenti e partecipazioni che serva ad aggregare piccole imprese italiane d'information technology particolarmente innovative, in modo da formare realtà industriali più ampie, più efficienti meglio attrezzate per proiettarsi sui mercati internazionali".
Paolucci infatti non è esattamente un fan del "piccolo è bello". Proprio il nanismo industriale è il problema nazionale. "Esiste una galassia di piccole aziende che non fatturano più di 50 milioni di euro, che restano confinate in ambit locali senza chance di crescita. Aggregandosi si potrebbero cogliere opportunità, evitare sovrapposizioni, ottimizzare i costi. Poi, una volta costituito un nucleo italiano, si può puntare a coinvolgere nel progetto anche aziende straniere".
La holding è però solo il primo progetto del quasi ex vice president di Microsoft che intende anche ritagliarsi un ruolo di servizio di natura istituzionale per contribuire alla competitività del Paese.




